Concetti Chiave
- Il 10 dicembre 1948 rappresenta un momento cruciale con la stesura della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che sancisce diritti fondamentali per tutti gli esseri umani.
- Negli ultimi 70 anni, la parità di genere ha visto progressi significativi, ma la violenza contro le donne persiste, segno di mentalità ancora radicate.
- Il razzismo continua a essere un problema attuale, con discriminazioni che si manifestano principalmente tra classi sociali piuttosto che tra etnie.
- L'Italia, da Paese di emigranti, è diventata una meta per immigrati in cerca di salvezza, affrontando al contempo chiusura e iniziative di accoglienza.
- I diritti dei bambini sono spesso trascurati, con violenze considerate educative; comunque, cresce il numero di genitori che educano senza ricorrere alla violenza.
L'evento del 1948
Il 10 dicembre del 1948 accadde un evento straordinario. I rappresentanti della comunità internazionale riuscirono a mettersi seduti tutti intorno allo stesso tavolo per stilare un documento comune che garantisse ad ogni individuo venuto al mondo il diritto a vedere riconosciute le proprie esigenze fondamentali umane e civili. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”, recita la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Evoluzione della parità di genere
Sono passati più di 70 anni da questo storico momento.
La realtà è profondamente cambiata. Molti passi in avanti sono stati compiuti.
Analizziamo ad esempio la parità di genere. In un passato neanche tanto lontano il marito poteva picchiare la moglie allo scopo di correggerla o esercitare su di lei la “potestà maritale”, come se fosse una bambina. La donna non aveva accesso a molte professioni, come l’avvocatura o la magistratura e poteva persino essere uccisa dal marito in alcune circostanze ritenute giustificabili e pertanto conseguenza di una pena molto lieve per il marito.
Oggi tutto questo non accade. Ma i casi di cronaca sono pieni di episodi terribili nei quali le donne sono vittime, soprattutto a causa di maschi violenti, in particolare mariti o compagni. È il segno che nella mente di molti uomini è ancora radicata l’idea di superiorità e di donna oggetto di cui sono in possesso. Nei paesi civili le violenze e le umiliazioni si muovono più sotto traccia rispetto a Paesi in cui le donne vengono trattate quasi alla stregua di animali domestici e da compagnia.
Persistenza del razzismo
Allargando lo sguardo e analizzando la realtà rapportata a Paesi abitati da gente con un colore della pelle scuro ci rendiamo conto di quanto sia radicata ancora la mentalità razzista. Certo se pensiamo al 1955, anno in cui Rosa Parks, attivista per i diritti civili, si rifiutò di cedere il posto su un autobus a un bianco, ci rendiamo contro che molte cose sono cambiate in meglio. Anche se, a ben guardare le discriminazioni oggi più che tra bianchi e neri è sempre più palesemente tra ricchi e poveri. Se sei un calciatore di successo, pur avendo la pelle scura avrai sicuramente meno problemi rispetto a una persona dalla pelle scura e senza denaro a sufficienza che ti renda “rispettabile”.
Sfide dell'immigrazione in Italia
Poi c’è la drammatica realtà dell’immigrazione.
Gli italiani sono stati e sono tuttora protagonisti di fenomeni migratori. In passato sono stati spesso considerati immigrati indesiderati dai Paesi accoglienti. Venivano sfruttati, malpagati e ritenuti cafoni, sporchi e culturalmente arretrati.
Oggi l’Italia assiste ad un rovescio della medaglia trovandosi nella condizione di Paese meta di immigrati. Questo fenomeno ha preso piede a partire dagli anni ottanta.
L’Italia è un Paese geograficamente particolare, poiché si trova al centro del Mediterraneo e per chi arriva dai Paesi del Sud del Mondo rappresenta l’approdo in Europa.
Dal mare barche di disperati cercano di raggiungere l’Italia per salvarsi da regimi politici oppressivi, da guerre, carestie ed emergenze climatiche.
Molti italiani, purtroppo, hanno dimenticato la regola aurea che accomuna le grandi religioni e che invita a “non fare agli altri ciò che non si vuole sia fatto a se stessi” e assumono un atteggiamento di chiusura se non di odio nei confronti di gente disperata che scappa dalla sua terra per non morire.
Ma è anche vero che con l’arrivo dei barconi tanti italiani si sono organizzati per opporsi alla crescente violenza xenofoba e per offrire assistenza a rifugiati e migranti.
Diritti dei bambini
Ora, tra le diverse categorie di persone a cui non vengono riconosciuti i diritti sanciti nella Dichiarazione universale, vorrei soffermarmi su una in particolare, che subisce quasi sempre, in modo trasversale dal punto di vista geografico, seppure in modi diversi: i bambini.
I bambini sono indubbiamente le vittime più inermi in qualunque luogo del pianeta.
Anche nei Paesi cosiddetti civili.
I bambini anche laddove i diritti fondamentali risultino unanimemente riconosciuti hanno meno diritti degli altri. Perché, ad esempio, una donna italiana picchiata da suo marito è considerata vittima di un reato mente un bambino picchiato da un genitore è considerato un bambino che i genitori stanno educando? Io non sono stato mai picchiato per scelta. I miei genitori considerano i bambini delle persone e le persone non si picchiano, perché ogni individuo ha il diritto di non subire violenza da nessuno e le percosse non possono essere considerate uno strumento educativo. Ci sono nazioni del Nord Europa in cui picchiare il proprio figlio è reato. In Italia no.
Si crede erroneamente che non percuotere significhi crescere figli senza regole, prepotenti e violenti. Non è così. Ma la stragrande maggioranza delle persone fa fatica a comprenderlo.
E tuttavia, anche su questo versante qualcosa di positivo si muove e anche più velocemente di un tempo grazie al Web. Il numero di genitori che vuole crescere i propri figli senza violenza è in crescita.
Progresso e speranza
Se ci guardiamo intorno o diamo ascolto alla visione dei media che ci propongono una realtà vista con le lenti nere della mancanza di speranza, siamo portati a credere che le cose non stiano procedendo verso il meglio. In realtà, come recita un detto orientale, “fa più rumore un albero che cade che un'intera foresta che cresce”. La realtà, secondo me, procede sempre verso il meglio. In passato si credeva che i neri non avessero un’anima. Oggi quest’idea ci risulta quasi ridicola. I passi da compiere sono ancora tanti. Sta a ciascuno di noi portare l’umanità verso livelli di crescita e maturità sempre maggiori.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948?
- Come è cambiata la situazione della parità di genere negli ultimi 70 anni?
- Quali sono le attuali sfide legate al razzismo e alle disuguaglianze sociali?
- Qual è la situazione attuale dell'immigrazione in Italia?
- Come vengono trattati i diritti dei bambini nella società attuale?
La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata il 10 dicembre 1948, rappresenta un momento storico in cui la comunità internazionale si unì per garantire diritti fondamentali a ogni individuo, affermando che "tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti".
Negli ultimi 70 anni, la parità di genere ha fatto significativi progressi, eliminando pratiche come la potestà maritale e l'accesso limitato delle donne a professioni legali. Tuttavia, persistono episodi di violenza contro le donne, segno di una mentalità ancora radicata di superiorità maschile.
Sebbene ci siano stati progressi dal 1955, il razzismo persiste, con discriminazioni che oggi si manifestano più tra ricchi e poveri che tra bianchi e neri. Le persone di colore senza risorse affrontano maggiori difficoltà rispetto a quelle di successo.
L'Italia, un tempo paese di emigranti, è ora meta di immigrati in cerca di salvezza da guerre e povertà. Mentre alcuni italiani mostrano chiusura e odio, altri si mobilitano per offrire assistenza ai migranti, ricordando la regola aurea di non fare agli altri ciò che non si vorrebbe fosse fatto a se stessi.
I bambini, spesso considerati le vittime più vulnerabili, subiscono violenze che vengono giustificate come educative. In Italia, la violenza sui bambini non è punita come in altri paesi, ma c'è una crescente consapevolezza tra i genitori di educare senza violenza, grazie anche all'influenza del Web.