Concetti Chiave
- Machiavelli ridefinisce la virtù come abilità e ingegno nel gestire situazioni, essenziali per il Principe nel governare efficacemente uno Stato.
- La figura del Principe emerge in risposta alla crisi politica dell'Italia, caratterizzata da corruzione, divisione e mancanza di buon governo.
- Il Principe ha due obiettivi: accreditarsi presso i Medici come esperto politico e fornire precetti universali per l'arte del buon governo.
- Machiavelli critica l'ignavia dei vecchi principi, sottolineando che il potere assoluto è necessario per fondare e mantenere uno Stato stabile.
- L'etica del Principe giustifica l'uso di mezzi non virtuosi per il bene dello Stato, contrariamente agli ideali degli "Specula Principis".
L'importanza della virtù nel Principe
Machiavelli, nel suo più famoso lavoro letterario, delinea le qualità della figura a lui più cara e importante, fondamentale per lo Stato, che dà il titolo all’opera: Il Principe.
Costui è l’Uomo virtuoso per eccellenza, e la peculiarità dell’aggettivo è il suo significato: con Machiavelli assistiamo ad un cambiamento dell’idea di virtù intesa in senso morale, che invece si specchia in una visione di intelletto e ingegno.
La virtù indica il sapersi destreggiare, saper cogliere e sfruttare a proprio vantaggio una determinata situazione, sia essa favorevole o avversa; questa è la prima ed essenziale caratteristica che il Principe deve possedere affinché possa mandare avanti uno Stato.
È parimenti essenziale il peso della “fortuna”: essa è intesa come sorte, che risulta propizia solo con la virtù.
La situazione politica italiana
Ma come mai Machiavelli sente il bisogno di fornire una figura di comando come un Principe? È un progetto fine a se stesso o poggia su basi storiche e politiche preesistenti? Ebbene, la situazione italiana, carissima a Machiavelli, è sull’orlo della rovina, dilaniata da corruzione, ingiustizia e divisione. L’Italia, ormai da molto tempo, era divisa in staterelli, che per Machiavelli altro non simboleggiavano che la scarsa capacità degli uomini al comando passati e presenti di mantenere il controllo e il buon governo dello Stato Italiano.
Gli scopi del Principe
Due sono gli scopi fondamentali del Principe: uno pratico, cioè accreditarsi presso i Medici come esperto e fornire uno strumento efficace e sicuro per l’azione politica; l’altro teorico, ovvero delineare dei precetti universali e una dottrina generale sull’arte del buon governo a cui ispirarsi e da attuare.
La crisi dello Stato Fiorentino
La rilevanza dello Stato Fiorentino non passa in secondo piano, poiché Machiavelli non scrive Il Principe solo per riaccreditarsi nella scena politica e nella corte Medicea, ma anche per il trascorso storico sopra accennato.
Firenze aveva vissuto - e viveva ancora - la propria crisi in relazione anche alla discesa nel suolo italiano di numerosi eserciti stranieri. Dopo l’invasione francese di fine Quattrocento, l’Italia tutta dipendeva dalle potenze del Centro Europa, non più da se stessa. Perdeva sempre più potere e controllo ogni volta che un esercito straniero entrasse nei confini italiani. Scrive Machiavelli che il motivo per cui i vecchi principi hanno perso il loro potere e i loro stati è la loro “ignàvia”, cioè la mancanza di forza spirituale.
L’autore sogna una figura che possa riportare in auge l’Italia: costui non lo può fare sotto ad una repubblica – in cui il potere è condiviso – nonostante sia la sua forma di governo prediletta, proprio perché essa è preferibile e atta al mantenimento dello Stato; può farlo, invece, all’interno di un principato – rappresentante il potere assoluto – che è preferibile nell’atto di fondare uno Stato, in cui la volontà del Principe e le leggi coincidono.
L'etica del Principe
Quest’ultima affermazione rappresenta una prima bozza di qual è l’etica e la morale del Principe in relazione alla politica: egli ha il diritto di non comportarsi in maniera virtuosa (nell’accezione della rettitudine, dei pregi, della bontà dell’animo). Anche nell’impopolarità il Principe deve fare il bene dello Stato con ogni mezzo, pur con crudeltà, menzogne, dissimulazione. I capitoli che riportano tali insegnamenti sono quelli che più di tutti hanno suscitato lo scalpore verso ciò che molti pensano sia una forma di cinismo, quando invece non si tratta di altro che la cosiddetta “verità effettuale della cosa”.
Si potrebbe dire che Il Principe si allontana il più possibile per contenuto dalle opere di argomento politico degli “Specula Principis”. Essi erano dei trattati che dovevano fornire ai regnanti uno specchio da cui apprendere le più lodevoli virtù, fornendo un’immagine ideale ed esemplare di clemenza, mitezza, giustizia, fedeltà, liberalità.
Il pensiero Machiavelliano
Il pensiero Machiavelliano risulta essere sempre presente e perpetuo, e il dilemma rimane costantemente quello di saper scegliere cosa è meglio per un popolo: se un Principe, che può tutto, senza limiti, per sostenere lo Stato, o una forma di governo più democratica, che dovrebbe garantire libertà, ma che oggi più che mai mostra falle incolmabili.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato di virtù secondo Machiavelli ne Il Principe?
- Qual è il ruolo della fortuna nella politica secondo Machiavelli?
- Perché Machiavelli scrive Il Principe?
- Qual è l'etica del Principe secondo Machiavelli?
- Qual è il dilemma centrale del pensiero machiavelliano?
La virtù, per Machiavelli, non è intesa in senso morale, ma come capacità di destreggiarsi e sfruttare le situazioni a proprio vantaggio, essenziale per il Principe nel governare uno Stato.
La fortuna, intesa come sorte, è fondamentale ma si rivela propizia solo in presenza della virtù, evidenziando l'importanza di entrambe nel successo politico.
Machiavelli scrive Il Principe per fornire un modello di comando efficace in un'Italia dilaniata da corruzione e divisione, con l'intento di accreditarsi presso i Medici e delineare precetti universali per il buon governo.
L'etica del Principe consente di non comportarsi in modo virtuoso nel senso tradizionale, giustificando l'uso di mezzi crudeli o dissimulatori per il bene dello Stato, in contrasto con le opere che promuovono virtù ideali.
Il dilemma centrale è scegliere tra un Principe con potere assoluto, capace di sostenere lo Stato, e una forma di governo democratica, che pur promettendo libertà, mostra evidenti limiti e falle.