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Concetti Chiave

  • Elisabetta I regnò dal 1558 al 1603, utilizzando il parlamento per consolidare il potere monarchico senza mai creare conflitti significativi con esso.
  • Il parlamento, pur avendo molte funzioni, manteneva un potere limitato, con il re che controllava la convocazione e l'agenda delle discussioni.
  • La libertà di parola in parlamento era teorica; i parlamentari potevano affrontare conseguenze legali per le loro affermazioni, rendendo la loro immunità spesso inefficace.
  • Elisabetta evitava di discutere proposte di legge di stato, considerando tali questioni prerogative esclusivamente monarchiche, contribuendo all'assolutismo.
  • Alla morte di Elisabetta, senza eredi, si aprì un nuovo capitolo con l'inizio della dinastia degli Stuart, segnando un cambiamento significativo nella storia inglese.

Elisabetta e il parlamento

Elisabetta I, sul trono dal 1558 al 1603. Ella, per esempio, utilizzerà nel 1509 il parlamento per un secondo atto di supremazia rivolto ai cattolici irlandesi. Nel periodo di reggenza di Elisabetta le relazioni tra monarca e parlamento non danno origine a grossi scontri. Infatti il terreno era stato preparato da Enrico, che aveva preferito la collaborazione e lo sfruttamento. Anche con Elisabetta, però, la convocazione delle camere è potestà del re, cioè solo quando è voluta. Il parlamento non è quindi un’istituzione con cui il confronto è necessario e inevitabile. Le stesse camere non possiedono il diritto di essere convocate, e il re piuttosto preferiva rivolgersi al suo consiglio privato. Nel periodo elisabettiano vengono convocate 13 volte, quindi abbastanza spesso.

Funzioni e poteri del parlamento

In parlamento si riteneva valesse il principio della libertà di parola, ma spesso accade che i parlamentari si trovassero a dover rispondere delle loro affermazioni, anche con l’arresto. In ogni caso, si va diffondendo l’idea che le Camere si occupino di tanti ambiti, e che gli competino molte funzioni e poteri. Per esempio: abolire le leggi vecchie, farne di nuove, disporre per cose passate e future, modificare diritti e possedimenti di privati, istituire forme di religione, stabilire forme di successione alla Corona, chiarire i dubbi in caso di assenza di legge, concede sussidi, tasse, imposte, amnistie e indulti, fungere da corte suprema. Si profila la teoria seconda la quale il parlamento inglese è onnipotente. Ma è solo un idea, non sarà mai un dato di fatto: piuttosto è un concorrente diretto nella pretesa di esercitare poteri politici concreti.

Influenza e limiti del parlamento

Un parlamento che non aveva periodicità, però, data l’influenza e il ceto dei suoi membri, ci si poteva aspettare che fosse comunque in grado di influenzare l’opinione pubblica. Il re, in ogni caso, poteva muoversi abbastanza liberamente: non c’è iniziativa legislativa, non si poteva scrivere l’ordine del giorno. Dunque, tutti i poteri che gli spettavano, altro non erano che il frutto delle proposte di discussione e leggi che venivano portate dal sovrano o uomini del suo consiglio privato. Però Elisabetta non sarà mai abile a sfruttare il Parlamento a suo uso come il padre, quindi si limiterà a evitare lo scontro.

Il ruolo dello Speaker

Esiste (dal ‘300) nel parlamento un portavoce, cioè lo Speaker, che è una sorta di Presidente della Camera di appartenenza, di nomina regia. Quindi altro mezzo di interferenza del sovrano. Egli poteva, formalmente, prendere parola tutte le volte che desiderava, con liberà di opinione e espressione, in virtù del privilegio di cui è stato fatto oggetto da parte del re. Gli altri parlamentari godono nominalmente soltanto di libertà di parola. Si trattava di una sorta di immunità parlamentare, che era spesso inefficace.

Assolutismo e successione

Elisabetta sempre si rifiuta di discutere e sottoscrivere “bills” (proposte di legge) che riguardassero affari di stato, e aveva un’idea molto larga di questo concetto: anche le tasse, per esempio, che invece sarebbero state prerogativa del parlamento. Oppure di questioni come la successione.

Anche con Elisabetta c’è assolutismo: il Parlamento c’è, ma non può discutere di tutto, ed è solo l’esecutivo a poter portare proposte di legge. Libertà di parola che di fatto non era corrisposta da libertà d’azione.

Elisabetta non ebbe mai figli, quindi alla sua morte si ha l’alba della dinastia degli Stuart.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo del parlamento durante il regno di Elisabetta I?
  2. Durante il regno di Elisabetta I, il parlamento non era un'istituzione necessaria per il confronto, poiché la convocazione delle camere era prerogativa del re. Infatti, il parlamento fu convocato solo 13 volte, evidenziando una relazione di collaborazione piuttosto che di scontro tra monarca e parlamento.

  3. Quali poteri e funzioni erano attribuiti al parlamento elisabettiano?
  4. Il parlamento si occupava di molte funzioni, come abolire leggi, crearne di nuove, modificare diritti e possedimenti, e fungere da corte suprema. Tuttavia, nonostante l'idea di onnipotenza, il suo potere era limitato e dipendeva dalle proposte del sovrano o del suo consiglio privato.

  5. In che modo il re influenzava il parlamento?
  6. Il re aveva un ampio margine di manovra, poiché non esisteva un'iniziativa legislativa autonoma da parte del parlamento. Le proposte di legge e le discussioni erano principalmente portate dal sovrano, limitando così l'effettivo potere del parlamento.

  7. Qual era il ruolo dello Speaker nel parlamento?
  8. Lo Speaker, nominato dal re, fungeva da portavoce del parlamento e godeva di una certa libertà di parola. Tuttavia, gli altri parlamentari avevano solo una libertà nominale, poiché la vera influenza rimaneva nelle mani del sovrano.

  9. Come si manifestava l'assolutismo durante il regno di Elisabetta I?
  10. L'assolutismo si manifestava nel rifiuto di Elisabetta di discutere proposte di legge riguardanti affari di stato, inclusi temi come le tasse e la successione. Sebbene il parlamento esistesse, non poteva discutere liberamente di tutti gli argomenti, limitando così la sua libertà d'azione.

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