Concetti Chiave
- Il calvinismo si diffuse in Francia grazie alla predicazione in francese, colpendo particolarmente le aree meridionali e occidentali, note come il Croissant.
- L'unificazione della Francia nel '500 era superficiale, con diverse tradizioni e leggi regionali, nonostante la presenza di un Consiglio di nobili a supporto del Re a Parigi.
- La nobiltà francese si considerava discendente dai Franchi, creando una distinzione razziale che influenzava la loro percezione di superiorità rispetto al resto della popolazione.
- Caterina dei Medici, reggente dopo la morte di Enrico II, concesse una parziale libertà di culto ai calvinisti per ottenere alleanze con le famiglie nobili, nonostante l'opposizione dei Guisa.
- La debolezza dinastica seguita alla morte di Enrico II favorì le manovre delle grandi famiglie aristocratiche, intrecciando le questioni religiose con le lotte per il potere politico.
Qual è la diffusione del calvinismo?
Nel 1555 si era chiusa la questione religiosa in Germania e nel ’63 il Concilio di Trento: in qualche misura si erano stabilizzate due confessioni, il cattolicesimo e il luteranesimo. Il calvinismo, insediatosi fortemente a Ginevra e in altri cantoni svizzeri, aveva attecchito particolarmente bene in Francia per il semplice motivo che i calvinisti parlavano e scrivevano in francese, era pertanto facile che la predicazione dei ginevrini si rivolgesse anche alla popolazione francese. In particolar modo, il calvinismo si era diffuso nelle aree meridionali ed occidentali della Francia, in quello che i Francesi chiamano il Croissant. Al calvinismo, una religione che si diffonde soprattutto nelle aree urbane e che trova proseliti nei ceti mercantili e artigianali, avevano aderito anche molte famiglie nobiliari, interessante come aderirono anche alcuni esponenti della grandissima aristocrazia francese, cioè le famiglie che avevano i maggiori feudi, le ricchezze più significative e piccoli eserciti che rispondevano agli ordini rispettivamente del Duca o del Marchese a seconda del titolo che avessero i vertici di queste famiglie, spesso imparentate con la famiglia del Re.
L'unificazione superficiale della Francia
Lo Stato francese, unificato territorialmente ormai da quasi un secolo, con la fine della Guerra dei Cent’anni, che aveva comportato la conquista delle ultime aree nella zona settentrionale in Britannia. Tuttavia, l’unificazione è ancora abbastanza superficiale: questo significa, ad esempio, che fra le varie aree della Francia non circola una moneta unitaria, perché ci sono più tipi di monetazione, si applicano tradizioni, consuetudini, leggi diverse da una zona all’altra, i pesi e le misure sono diversi da regione in regione (come avviene anche in Spagna fra Castiglia ed Aragona). Il Re era insediato a Parigi, la capitale, accanto a cui esiste un Consiglio composto da uomini della grandissima aristocrazia, spesso parenti del sovrano e membri delle grandi famiglie nobiliari di Francia, che lo coadiuvavano nella sua politica, ovviamente solo con funzioni consultive.
La nobiltà e la sua origine
Permaneva ancora una visione abbastanza medievale della monarchia: il Re è il primus inter paris, non è al di sopra di tutti i nobili, ma è il primo tra grandi nobili che hanno la stessa dignità, che riconoscono la sua leadership ma non si sentono inferiori a lui come grado di nobiltà, anche perché spesso sono suoi parenti. La dinastia regnante era quella dei Valois. Questa grande nobiltà aveva una visione di sé basata su dei princìpi che facevano capo ad una distinzione razziale: in Francia la grande nobiltà sosteneva di discendere dai Franchi, cioè dai barbari che avevano invaso il territorio francese, mentre il resto del popolo discendeva dai Galli, che erano preesistenti e dai Latini, che si erano insediati in Gallia. Questa visione di una origine della nobiltà dalle invasioni barbariche attraversa tutta l’età moderna e si accompagna alla visione opposta, cioè a quella di una nobiltà che si conquista per il servizio al Re e per le abilità e le virtù con cui si serviva un sovrano. Anche nella Francia del ‘500 cominciava ad emergere questa contrapposizione, perché il Re di Francia cominciava a creare dei nobili, i quali provenivano dal Terzo stato, erano parvenu (ultimo arrivati) ed aspiravano ad assomigliare sempre più alla nobiltà preesistente.
Il calvinismo tra le famiglie nobili
La diffusione del calvinismo si era attuata anche nelle grandi famiglie aristocratiche, in particolar modo erano diventati calvinisti i Borbone, che erano stati Re di Navarra, un territorio a cavallo fra i Pirenei poi conquistato in buona parte dalla Spagna, che ha preso un nome spagnolo ma in origine faceva parte della Francia Sud-orientale. Essi erano membri della corte parigina; il cristianissimo Francesco I, invece, si era schierato per il cattolicesimo, diffidando della diffusione del calvinismo e delegando la persecuzione delle eresie non all’inquisizione romana, bensì ai tribunali amministrativi della Francia, cioè ai Parlamenti: erano stati i Parlamenti ad intervenire laddove si era diffuso in maniera significativa il calvinismo per cercare di frenare questa diffusione. Tutti i sovrani europei, nel corso dell’età moderna, tentano di difendere le proprie competenze rispetto all’invadenza dei poteri ecclesiastici. Sebbene l’inquisizione, che esisteva già da tempo, avesse subito una sterzata di centralizzazione, i tribunali inquisitoriali restavano pericolosi perché potevano mettere sotto processo e condannare per eresia anche un esponente di un’importante famiglia nobile, magari alleato politico del Re; oppure, in città dove c’erano molti calvinisti ed erano ben accetti, l’inquisizione avrebbe compiuto una persecuzione nei loro confronti, mentre il sovrano magari avrebbe preferito evitare problemi in quel momento con quella determinata regione geografica.
Concordati tra Roma e Parigi
La decisione di non far intervenire l’inquisizione nel controllo della diffusione del protestantesimo in Francia era stata resa possibile dal fatto che, all’inizio del ‘500, si erano firmati tra Roma e Parigi una serie di concordati: tutti gli accordi tra gli Stati e la Chiesa passano sempre per dei concordati, trattati internazionali che assumono questo particolare nome perché uno dei firmatari è un’autorità ecclesiastica. È con il concordato che si stabilisce quali sono i poteri degli ecclesiastici in uno Stato e quali quelli del Re sul clero di quello Stato; ad esempio, il concordato del 1501 tra la Francia e la Santa Sede stabiliva che i vescovi erano scelti dal papa, ma in delle rose di candidati proposte dal Re: una personalità politicamente sconveniente o che aveva tensioni con l’autorità politica non veniva messa nella rosa dei candidati al soglio vescovile e quindi non poteva divenire vescovo. C’è una sorta di compenetrazione e bilanciamento tra i poteri dello Stato sulla gerarchia ecclesiastica e quelli della Chiesa sul territorio.
Francesco I e la limitazione del calvinismo
Francesco I aveva limitato e circoscritto la diffusione del calvinismo senza aprire un confronto radicale, perché nel frattempo era impegnato nelle guerre contro Carlo V e non poteva permettersi di avere anche fronti interni. Le cose cambiano parzialmente dopo la Pace di Cateau-Cambrésis (1559) per problemi dinastici; la creazione degli Stati intorno alle dinastie europee è ancora un fenomeno abbastanza giovane: ogni volta in cui una dinastia si trova in difficoltà, ha problemi di successione, è l’occasione per la grande aristocrazia di risollevare la testa e mettere in discussione la centralizzazione del potere che i sovrani andavano realizzando. In questa occasione, cioè nella successione dinastica a Francesco I, il meccanismo si intreccia a vicende religiose.
Debolezza dinastica e Caterina dei Medici
La Pace di Cateau-Cambrésis era stata firmata da Filippo II ed Enrico II, il figlio di Francesco I da poco salito al trono. Nel 1560 Enrico II, che si era sposato con Caterina dei Medici (famiglia alleata con la Spagna ) e da essa aveva già avuto dei figli, muore durante un torneo cavalleresco, lasciando i figli minorenni. La successione prevede che salga al trono il figlio Francesco II, che aveva 15 anni. Al posto del delfino del Re di Francia governa la madre Caterina dei Medici, che diviene reggente del Re, cioè non regina ma in grado di riunire il Consiglio del Re e fargli prendere le sue decisioni. Questo è un momento di debolezza per la dinastia: la reggente è la madre, ma avrebbe potuto esserlo anche lo zio e il figlio, giovane ed esposto alle malattie, non garantiva la successione dinastica; le grandi famiglie aristocratiche possono sperare nella linea successoria: o in maniera tradizionale, tessendo rapporti con la reggenza al fine di imparentarsi con il futuro sovrano, o sperando che questi non salga mai al trono, che non abbia diretti discendenti e, quindi, che la discendenza prenda un altro ramo. Quando l’autorità del sovrano non è diretta ma rappresentata il Consiglio del re, le trame di corte, il potere secondario ha più spazio di manovra, in quanto è più contestabile la reggente rispetto al Re. I Re di Francia, così come quelli d’Inghilterra, erano ammantati di una immagine sacramentale molto forte, che invece sarebbe venuta a mancare ad un reggente , una figura certamente più debole ed esposta ai partiti di corte.
Libertà di culto e opposizione
Nel contesto di questa debolezza nella successione dinastica, quando si comincia a diffondere il calvinismo (ma in realtà già dal 1560, alcune delle grandi famiglie nobili chiedono alla reggente Caterina dei Medici di poter praticare la loro confessione religiosa. Con un editto, essa concede loro una parziale libertà di culto: i calvinisti possono esercitare una propria libertà di culto in forma privata, cioè non devono fare proselitismo né dare scandalo, ma in alcune città il culto è vietato anche in forma privata, come a Parigi. Caterina concede quello che il marito aveva negato proprio per la debolezza del momento dinastico e quindi cerca trovare alleanze in questo modo, di tenersi come alleate le grandi famiglie che hanno aderito al calvinismo, con cui trova l’appoggio all’interno del Consiglio regio. La reazione, anche se Caterina aveva calcolato cosa l’avrebbe potuta aspettare, è la forte opposizione della famiglia dei Guisa che non solo si oppone alla politica reale, ma chiede l’intervento del re di Spagna Filippo II, a cui chiede di far pressione su Caterina affinché ritratti l’editto con cui aveva concesso la libertà di culto ai calvinisti. Anche in questo caso, la Guerra di religione è sì un confronto religioso, ma si interseca anche con interessi politici forti.
Domande da interrogazione
- Quali fattori hanno contribuito alla diffusione del calvinismo in Francia?
- In che modo la nobiltà francese percepiva il proprio status rispetto al Re?
- Qual è stata la posizione di Francesco I riguardo al calvinismo?
- Come ha reagito Caterina dei Medici alla diffusione del calvinismo durante la sua reggenza?
- Quali erano le conseguenze della debolezza dinastica per la monarchia francese?
Il calvinismo si è diffuso in Francia grazie alla lingua comune, poiché i calvinisti parlavano e scrivevano in francese, e ha trovato proseliti soprattutto nelle aree meridionali e occidentali, tra i ceti mercantili e artigianali, oltre che tra alcune famiglie nobiliari (testo).
La nobiltà francese si considerava alla pari del Re, riconoscendo la sua leadership ma senza sentirsi inferiori, poiché il Re era visto come il "primus inter pares" tra i nobili, spesso imparentati con lui (testo).
Francesco I ha limitato la diffusione del calvinismo senza un confronto diretto, delegando la persecuzione delle eresie ai tribunali amministrativi, piuttosto che all'inquisizione, per evitare conflitti interni mentre era impegnato in guerre esterne (testo).
Caterina dei Medici ha concesso una parziale libertà di culto ai calvinisti in forma privata, cercando di allearsi con le grandi famiglie nobili che avevano aderito al calvinismo, ma ha affrontato forti opposizioni, in particolare dalla famiglia dei Guisa (testo).
La debolezza dinastica, accentuata dalla giovane età del Re e dalla reggenza di Caterina dei Medici, ha aperto spazi di manovra per le grandi famiglie aristocratiche, che hanno cercato di influenzare la successione e la politica, contribuendo a tensioni interne e conflitti religiosi (testo).