Concetti Chiave
- La controriforma rappresenta la risposta della Chiesa cattolica alla diffusione della riforma protestante, con provvedimenti politici e teologici per contrastare gli insegnamenti protestanti.
- Il concilio di Trento, convocato da Paolo III, si è svolto tra il 1545 e il 1563, affrontando questioni sia istituzionali che dogmatiche, ma escludendo i protestanti dalla partecipazione.
- Le conclusioni del concilio hanno ribadito la validità dei sacramenti e la separazione tra clero e laicato, affermando la Chiesa come unica interprete delle Scritture.
- Il concilio ha contestato la giustificazione per la fede e ha imposto misure disciplinari come il celibato ecclesiastico e l'obbligo di residenza per i sacerdoti.
- Paolo III ha rinforzato l'Inquisizione e Paolo IV ha riorganizzato la censura della stampa, creando una politica unitaria contro l'eresia.
La controriforma e il suo significato
Il peso delle parole: la diffusione della riforma protestante in molte regioni Europee obbligarono la Chiesa romana a intervenire con una serie di provvedimenti di carattere politico, istituzionale e teologico. A questa reazione si da il nome di controriforma. Questo termine compare per la prima volta nel 1776 anche se il fenomeno era ben noto ai contemporanei. I cattolici parlavano di riforma vera per la controriforma e riforma falsa per la riforma protestante. Viceversa i protestanti. Il termine controriforma già alla sua origine settecentesca aveva una connotazione negativa che sottolineava gli aspetti repressivi del fenomeno. Gli storici cattolici parlano così di Riforma cattolica ma esso è in parte errato in quanto accentua troppo i caratteri originali del fenomeno; è parzialmente errato anche Controriforma in quando riduce il termine a aspetti di pura reazione.
Il concilio di Trento e le sue sfide
Il concilio di Trento: il pontefice Paolo III (1534-49) nel 1537 insediò una commissione incaricata di analizzare i motivi della crisi e di proporre i provvedimenti necessari a sanarli. Questo concilio ecumenico (universale) si reclamava da tempo nel mondo cristiano ma i papi del ‘400 avevano osteggiato la convocazione di esso poiché temevano che portasse alla rinascita del conciliarismo. I successi del calvinismo e del protestantesimo però resero non più rimandabile il concilio. Il concilio fu convocato a Trento, in modo da non dispiacere ne ai protestanti ne ai cattolici poiché Treno era di fatto italiana ma apparteneva all’impero, nel 1542 da Paolo III. I lavori si protrassero per circa un ventennio: a causa della guerra tra Carlo V e Francesco I cominciarono solo nel 1545 e, dopo un interruzione (1552/1562) per una guerra del pontefice, terminarono nel 1563. I protestanti non vi fecero parte poiché non tolleravano il ruolo di superiorità del papa e la partecipazione dei soli ecclesiastici che contraddiceva il principio del sacerdozio universale. Il concilio divenne un’assemblea interna: la partecipazione fu ristretta non solo nel numero ma anche nella rappresentanza geografica: i ¾ erano italiani. Nel concilio si confrontarono 2 tendenze: la prima spingeva per affrontare problemi istituzionali e disciplinari e la seconda per affrontare problemi dogmatici e teologici. Se la prima avesse prevalso avrebbe messo in secondo piano lo scontro con i protestanti mentre se la seconda avesse prevalso ci sarebbe stata una contesa più infuocata. Per evitare contestazioni entrambe le tendenze furono trattate parallelamente.
Conclusioni del concilio di Trento
Le conclusioni del concilio: sul piano della dottrina il concilio operò una netta chiusura per il protestantesimo ribadendo la validità di tutti sacramenti, confermando la netta separazione tra clero e laicato (clero superiore), la posizione della chiesa come unica interprete delle sacre scritture. Contestò la tesi della giustificazione per la fede (la salvezza si ottiene solo con la fede) dicendo che è necessaria si la fede, ma anche le opere realizzate in seno alla Chiesa. Venne ribadita anche la venerazione dei santi e della Vergine. Sotto il profilo della disciplina fu ribadito l’obbligo del celibato ecclesiastico e tutti i sacerdoti dovevano risiedere nella circoscrizione loro affidata. Ai vescovi fu imposto di effettuare viste di controllo nelle parrocchie. Fu abolito il cumulo dei benefici ecclesiastici, fu imposto l’uso del latino come lingua universale della Chiesa, fu creata una rete di seminari per combattere l’ignoranza della chiesa. Essi miravano alla formazione culturale dei preti ma anche a infondere attraverso ritiri, meditazioni lo spirito ecclesiastico: una visione totalmente cristiana della realtà. Fu istituito il catechismo: i curati erano obbligati a insegnare la dottrina ai fedeli nella lingua corrente. Fu stampato il catechismo romano, che conteneva la dottrina del concilio di Trento.
Spinte repressive e riformatrici della Chiesa
Spinte repressive e riformatrici: Paolo III diede nuovo vigore al tribunale dell’Inquisizione per la lotta contro l’eresia. Il tribunale venne dato sotto la direzione di una commissione cardinalizia, la congregazione del Sant’Uffizio. Si creò così una politica unitaria contro l’eresia. Paolo IV riorganizzò la censura della stampa e fissò i criteri per la compilazione dell’indice dei libri proibiti.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del termine "controriforma"?
- Quali furono le principali sfide affrontate dal concilio di Trento?
- Quali furono le conclusioni dottrinali del concilio di Trento?
- Quali misure furono adottate per combattere l'ignoranza nella Chiesa?
- Come si manifestarono le spinte repressive della Chiesa durante la controriforma?
La controriforma è la reazione della Chiesa romana alla diffusione della riforma protestante, caratterizzata da provvedimenti politici, istituzionali e teologici. Il termine, con una connotazione negativa, evidenziava gli aspetti repressivi del fenomeno, come descritto nel testo.
Il concilio di Trento, convocato da Paolo III, affrontò sfide legate alla crisi della Chiesa e si divise tra tendenze che volevano risolvere problemi istituzionali e quelle che si concentravano su questioni dogmatiche e teologiche, trattando entrambe le tematiche parallelamente.
Il concilio ribadì la validità di tutti i sacramenti, la separazione tra clero e laicato, e la Chiesa come unica interprete delle sacre scritture, contestando la giustificazione per la fede e sottolineando l'importanza delle opere.
Furono creati seminari per la formazione culturale dei preti e istituito il catechismo, obbligando i curati a insegnare la dottrina ai fedeli nella lingua corrente, come indicato nel testo.
Paolo III rinforzò il tribunale dell'Inquisizione e Paolo IV riorganizzò la censura della stampa, stabilendo criteri per l'indice dei libri proibiti, creando una politica unitaria contro l'eresia.