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Concetti Chiave

  • La teoria di Pirenne sostiene che le città commerciali decaddero a causa delle conquiste arabe, trasformandosi in insediamenti protetti da mura.
  • Nei territori dove l'urbanizzazione romana era assente, le città del XI e XII secolo rappresentano un fenomeno di novità, mentre in aree già urbanizzate si osserva una continuità.
  • Le città romane mantennero un legame con i loro territori, con un ruolo primario nelle funzioni amministrative, economiche e pubbliche.
  • La conquista carolingia valorizzò le città, integrando l'impianto urbanistico romano e le loro funzioni giurisdizionali.
  • Il potere nelle città carolinge era condiviso tra vescovi e conti, ma questa relazione spesso portava a conflitti e difficoltà di governance.

Qual è la teoria di Pirenne?

Secondo Pirenne le città, la cui primaria funzione è quella commerciale, venuta meno la possibilità di scambi sicuri nel Mediterraneo a causa delle conquiste arabe decaddero diventando semplici centri di insediamento protetti da mura. Perché rinascessero era a suo avviso necessario che, accanto al castrum (fortificato vescovile), sorgesse un burgus, cioè un insediamento stabile di mercanti, attirati dalla domanda dei suoi abitanti e dalla protezione garantita dalle mura.

Continuità e novità urbane

Tuttavia, mentre va riconosciuto che la teoria è sostanzialmente accettabile in quelle aree dove l’urbanizzazione romana era stata praticamente assente (Fiandre, Europa del nord), perciò le città che vi sorgono tra XI e XII secolo sono un fenomeno di profonda novità, laddove i romani avevano già fondato insediamenti urbani (penisola italiana, Francia meridionale, penisola iberica) essi vivono un processo di continuità, mantenendo altre e più importanti funzioni (amministrativa, politica, religiosa, culturale) oltre a quella commerciale. La nozione di città è complessa e quasi sfuggente: per questo ha avuto tanto successo la formula di Roberto Lopez, che definì la città «uno stato d’animo».

Ruolo delle città romane

Nelle aree intensamente urbanizzate dai Romani il rapporto che legava le città con i rispettivi territori non venne mai completamente meno; sono comunque distinguibili le aree appartenute al dominio longobardo, che non assegnavano particolari prerogative di controllo del territorio alle città, ma, dato lo stanziamento tribale, si affermava molto più nelle campagne, da quelle bizantine, in cui l’ordinamento territoriale proprio della tradizione romana assegnava alle città un ruolo primario (amministrativo, economico e pubblico) rispetto alle campagne.

Influenza carolingia sulle città

Ma la conquista carolingia del regno dei Longobardi, che si richiamava ideologicamente all’età classica, valorizzò le città sia nell’impianto urbanistico che nelle loro funzioni giurisdizionali; a sostegno di questa tesi il ritrovamento di componimenti poetici, le laudes civitatum, che elogiano i lasciti del passato romano (impianto urbanistico) e la cristianizzazione di città come Milano e Verona. L’amministrazione territoriale carolingia aveva il suo fulcro nelle città, in cui si condividevano l’autorità il vescovo e il conte, una convivenza difficile che spesso si risolse in un sostanziale fallimento.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la principale tesi di Pirenne riguardo alla decadenza delle città nel Mediterraneo?
  2. Secondo Pirenne, le città, che avevano una funzione commerciale, decaddero a causa delle conquiste arabe che resero insicuri gli scambi nel Mediterraneo, trasformandosi in semplici centri di insediamento protetti da mura.

  3. In che modo la teoria di Pirenne si applica alle diverse aree europee?
  4. La teoria di Pirenne è accettabile nelle aree dove l'urbanizzazione romana era assente, come le Fiandre e l'Europa del nord, mentre nelle regioni con insediamenti romani, come l'Italia e la Francia meridionale, si osserva un processo di continuità con funzioni più complesse delle città.

  5. Qual è l'impatto della conquista carolingia sulle città?
  6. La conquista carolingia valorizzò le città sia nell'urbanistica che nelle funzioni giurisdizionali, con un'amministrazione territoriale che si concentrava nelle città, dove vescovi e conti condividevano l'autorità, sebbene questa convivenza fosse spesso problematica.

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