Concetti Chiave
- La predicazione di Maometto generò un forte seguito ma anche una violenta opposizione, soprattutto da parte dei Quraysh, i custodi della Kaaba.
- L'hijra, l'emigrazione di Maometto e dei suoi seguaci a Medina nel 622, segna l'atto di nascita dell'islam e l'inizio del calendario islamico.
- Maometto scelse la lotta armata contro le opposizioni, introducendo il concetto di jihad come sforzo per il trionfo della fede, spesso interpretato in senso guerriero.
- Dopo la vittoria a Mecca nel 630, Maometto purificò la Kaaba, trasformandola nel luogo sacro dell'islam e consolidando la sua autorità politica e religiosa.
- Maometto riconobbe cristiani ed ebrei come gente del Libro, ma la sua posizione oscillava tra tolleranza e combattimento in base alla minaccia percepita per l'islam.
La predicazione di Maometto
La predicazione di Maometto radunò intorno a lui un nutrito gruppo di seguaci, ma suscitò anche violente opposizioni.
Il culto degli antichi dèi arabi era ancora forte fra i nomadi; inoltre, i potenti capiclan che dominavano alla Mecca temevano che l’abbandono dei culti tradizionali danneggiasse gli interessi del santuario. La più forte di tutte le tribù, i Quraysh, che aveva la custodia della Kaaba e a cui apparteneva lo stesso Maometto, si schierò contro di lui e cercò di impedire con la violenza la diffusione del nuovo culto.
L'hijra e la nascita dell'islam
Nel 622 Maometto fu costretto a fuggire dalla Mecca e riparò insieme a tutti i suoi fedeli nella città di Medina; questo evento cruciale, chiamato in arabo hijra cioè ‘emigrazione’, ‘esodo’, è considerato il vero atto di nascita della religione islamica Il calendario islamico conta gli anni
a partire da questa data, che noi, italianizzando la parola araba, chiamiamo “ègira”.
Il concetto di jihad
Di fronte all’opposizione violenta suscitata dalla sua predicazione, Maometto non scelse la strada della non-violenza o addirittura del martirio; scelse invece la lotta armata. Ai suoi seguaci impose di sguainare la spada, dichiarando che ci sono momenti in cui il credente dev’essere pronto a combattere per il trionfo della vera fede. Entrò così nella religione islamica una dimensione fiera e bellicosa: il termine jihad, che indica lo ‘sforzo’ compiuto per soddisfare la volontà di Dio, cominciò a essere interpretato soprattutto in senso guerriero. Questa accezione bellicosa è espressa nella frase «il jihad sulla via di Dio», che noi spesso traduciamo col concetto cristiano di “guerra santa”. Il Corano non considera il jihad come un obbligo per i fedeli, ma li esorta a combattere ogni volta che l’islam è minacciato, e a continuare la lotta fino alla vittoria e alla resa dei nemici; solo chi si arrende dev’essere risparmiato. Nella storia del mondo islamico, il concetto di jihad è stato spesso lasciato da parte e quasi dimenticato, soprattutto nei periodi in cui i paesi musulmani erano prosperi e non si sentivano minacciati da nessuno.
Invece, nei momenti in cui l’islam si è sentito sotto attacco – per esempio nel Medioevo, all’epoca delle Crociate dell’Occidente cristiano contro l’Oriente musulmano, e poi di nuovo fra Ottocento e Novecento, all’epoca in cui le potenze coloniali europee dominavano i paesi arabi – l’esortazione al jihad è tornata a risuonare potente fra i musulmani.
La vittoria di Maometto
La lotta fra Maometto, diventato ormai il capo politico e militare di una vasta comunità di fedeli, e i clan della Mecca che rimanevano attaccati al politeismo tradizionale cominciò con ripetuti attacchi dei musulmani alle carovane dirette alla Mecca, e si concluse nel 630 con la completa vittoria del profeta, che entrò trionfalmente nella città santa. Maometto decise che il luogo sacro degli Arabi politeisti doveva diventare il luogo sacro della nuova religione, e che la Kaaba doveva essere purificata dagli idoli e consacrata ad Allah; e in questo modo diede all’islam una capitale spirituale, che coincideva con il luogo più ricco e frequentato del mondo arabo.
La diffusione dell'islam
A partire da allora quasi tutte le tribù si convertirono alla nuova fede e il politeismo tradizionale venne sradicato; l’islam ha infatti un tale orrore del politeismo, che non considera possibile la coesistenza pacifica con i politeisti. Alla sua morte, nel 632, Maometto era il capo indiscusso di gran parte degli abitanti della penisola arabica; tanto i sedentari delle città come la Mecca e Medina quanto i nomadi del deserto, trasformati ufficialmente nella comunità dei credenti (in arabo, umma), erano obbligati a pagare un tributo, ed erano governati da un’unica legge, quella trasmessa dalle rivelazioni divine al profeta, la sharia.
Relazioni con cristiani ed ebrei
Durante la vita di Maometto la diffusione dell’islam non incontrò soltanto l’opposizione dei politeisti, ma dovette confrontarsi anche con le tribù arabe che praticavano il cristianesimo e l’ebraismo. Nei loro confronti Maometto aveva una posizione oscillante, che si riflette nel Corano. Riconosceva infatti che anche cristiani ed ebrei adorano il vero Dio e hanno ricevuto una rivelazione per mezzo dei profeti; sono, come i musulmani, gente del Libro, con cui è possibile convivere. Ma nel momento in cui cristiani ed ebrei minacciavano l’islam, o semplicemente non ne riconoscevano la superiorità, il profeta dichiarò che anch’essi dovevano essere combattuti e sottomessi. In questa duplicità sta la chiave della tolleranza che nella storia, fino a tempi recenti, le potenze musulmane hanno sempre dimostrato nei confronti di cristiani ed ebrei: sotto il dominio musulmano essi potevano conservare la loro religione, e le loro chiese potevano funzionare regolarmente, ma il limite di quella “tolleranza” – che infatti scriviamo fra virgolette – è che erano comunque trattati come sudditi di seconda classe, e considerati inferiori ai musulmani.
Domande da interrogazione
- Quali furono le principali opposizioni alla predicazione di Maometto?
- Che significato ha l'hijra nella storia dell'islam?
- Come viene interpretato il concetto di jihad nella religione islamica?
- Qual è stata la conseguenza della vittoria di Maometto sulla Mecca?
- Quale atteggiamento aveva Maometto nei confronti di cristiani ed ebrei?
La predicazione di Maometto suscitò violente opposizioni, in particolare dai nomadi che veneravano gli antichi dèi arabi e dai capiclan della Mecca, come i Quraysh, che temevano per i loro interessi legati al santuario della Kaaba.
L'hijra, avvenuta nel 622, rappresenta l'emigrazione di Maometto e dei suoi seguaci a Medina ed è considerata l'atto di nascita della religione islamica, segnando l'inizio del calendario islamico.
Il jihad, inizialmente inteso come sforzo per soddisfare la volontà di Dio, assunse una connotazione bellicosa, con Maometto che esortava i suoi seguaci a combattere per la fede, specialmente in momenti di minaccia per l'islam.
Dopo la vittoria nel 630, Maometto purificò la Kaaba dagli idoli e la consacrò ad Allah, trasformando la Mecca nella capitale spirituale dell'islam e portando alla conversione di molte tribù alla nuova fede.
Maometto riconosceva i cristiani e gli ebrei come "gente del Libro" con cui era possibile convivere, ma in caso di minaccia all'islam, dichiarava la necessità di combatterli e sottometterli, evidenziando una tolleranza limitata.