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Concetti Chiave

  • La violenza e la guerra hanno radici storiche, sociali e politiche, trovando giustificazioni religiose con l'affermazione delle fedi monoteistiche, come l'Islam.
  • Il termine jihàd, inizialmente associato a sforzo e impegno spirituale, si è evoluto in un'azione militare giustificata religiosamente per creare un'unica Nazione islamica dopo il Mille.
  • Durante il dominio musulmano, vi è stata una notevole tolleranza verso ebrei e cristiani, che ricevevano la libertà di convertirsi o sottomettersi pagando un tributo.
  • La concezione della guerra nel contesto islamico è influenzata da tradizioni tribali preesistenti, contribuendo al mito del 'profeta armato'.
  • L'espansione musulmana nel XV secolo ha portato a una nuova politica di conquista verso terre come l'Indonesia e l'Africa subsahariana, riformulando la percezione della violenza.

Quali sono le origini storiche della violenza?

La guerra e la violenza sono un prodotto storico, sociale e politico che con l'affermazione delle fedi monoteistiche trova anche giustificazioni religiose. È il caso del jihàd, la guerra santa. Nel Corano il termine "guerra" viene sempre indicato con il termine ghazwa (razzia), harb (guerra), o qital (battaglia), perché la violenza e la razzia erano preesistenti all'Islam e sono connaturate, come sostengono gli antropologi, alle società tribali. Questo elemento tribale avrebbe dato origine al mito del 'profeta armato' e all'idea dell'Islam come religione violenta. In realtà l'Islam regnò per otto secoli con grande tolleranza su ebrei e cristiani.

Espansione e nuove interpretazioni

I musulmani lasciarono ai vinti la libertà di convertirsi o semplicemente di sottomettersi, pagando loro un tributo. Nel XV secolo, sotto la spinta dei Mongoli a oriente e dell'azione della Reconquista in Spagna, l'immenso impero arabo si scritto l'ho in tanti piccoli stati. I musulmani iniziarono allora una nuova politica di espansione verso nuove terre, come l'Indonesia e le regioni dell'Africa subsahariana. Ne nacque una nuova concettualizzazione della violenza e in particolare della guerra. I filologi musulmani cominciarono a interpretare in modo nuovo il Jihàd, termine che deriva dalla radice araba jhd, 'sforzo', 'l'applicazione a qualcosa'; è sempre associata nel Corano all'impegno personale e collettivo del credente a migliorare se stesso, a promuovere in senso spirituale i 'diritti di Dio'. Solo dopo il Mille il jihàd si configurò come "azione militare religiosamente giustificata al fine di creare un'unica Nazione islamica, così come oggi tende ad avere giustificazione ideologica la guerra, atto sacrilego nella concezione coranica in quanto comporta l'uccisione di un'altra persona, pur se nemica.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il legame tra la violenza e le origini storiche delle fedi monoteistiche?
  2. La violenza è un prodotto storico, sociale e politico, e con l'affermazione delle fedi monoteistiche ha trovato giustificazioni religiose, come nel caso del jihàd, la guerra santa, che si radica in tradizioni preesistenti all'Islam e alle società tribali.

  3. Come si è evoluta la concezione del jihàd nel corso della storia?
  4. Inizialmente, il jihàd era associato a sforzo e impegno personale, ma dopo il Mille si è trasformato in un'azione militare giustificata religiosamente, mirante a creare un'unica Nazione islamica, nonostante la guerra sia considerata sacrilega nel Corano.

  5. Qual è stata la politica dei musulmani nei confronti dei popoli sconfitti?
  6. I musulmani hanno lasciato ai vinti la libertà di convertirsi o di sottomettersi pagando un tributo, dimostrando una certa tolleranza nei confronti di ebrei e cristiani durante otto secoli di dominio.

Domande e risposte

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