Concetti Chiave
- La ristrettezza del mercato interno italiano era causata dalla frammentazione politica ed economica, dalle dogane e dalla diversità di pesi e misure, rendendo difficile il commercio tra le regioni.
- L'inefficienza delle vie di comunicazione, con strade lente e una rete ferroviaria limitata, ha ostacolato lo sviluppo industriale, privando l'economia di un importante stimolo.
- Il Regno di Sardegna ha realizzato i maggiori investimenti per lo sviluppo economico, mentre il contributo degli altri stati preunitari è stato modesto o insufficiente.
- Il debole intervento statale non è stato compensato da un sistema creditizio efficace, limitato a finanziamenti a breve termine per credito commerciale e agricolo.
- La ferrovia, che poteva stimolare l'industria, non ha avuto lo stesso impatto in Italia che in altre nazioni europee, a causa di limitati investimenti e utilizzo di tecnologie straniere.
Quali sono i limiti del mercato interno?
I limiti che frenavano lo sviluppo industriale italiano erano di vario ordine:
- la ristrettezza del mercato interno, dovuta alla frammentazione politica ed economica del paese, alle dogane, alla diversità di pesi e misure: "esportare" una partita di seta da Milano a Bologna era complicato, tanto che gli stati italiani avevano maggiori rapporti commerciali con paesi stranieri, che non fra di loro;
Inefficienza delle vie di comunicazione
- la frammentazione del mercato era aggrava dalla inefficienza e dallo scarso sviluppo delle vie di comunicazione: lente e insicure le strade, esigua la rete ferroviaria che, alla vigilia dell'Unità, raggiungeva solo i 1707 chilometri. Il ritardato sviluppo delle ferrovie privò l'economia italiana di un potente fattore di stimolo. La ferrovia non svolse in Italia quel ruolo propulsivo che contemporaneamente esercitava sulle altre economie europee: salvo che nel caso del Piemonte, essa non favorì lo sviluppo dell'industria metalmeccanica nazionale, sia per la limitatezza degli investimenti, sia perché usò prodotti e tecnologie straniere;
Intervento statale e sistema creditizio
- un terzo limite fu il ridotto e poco organico intervento degli stati preunitari per favorire lo sviluppo economico. Il Regno di Sardegna fu quello che realizzò, soprattutto nel decennio 1850-60, i maggiori investimenti; modesto fu l'impegno austriaco nel Lombardo-Veneto, accompagnato da un prelievo netto di ricchezza dai domini italiani in favore di Vienna; insufficiente quello del regime borbonico nel Mezzogiorno;
- infine, il debole intervento dello stato non veniva compensato dal sistema creditizio e bancario, cooome contemporaneamente avveniva con la banca mista in Francia, B elgio, Germania. Le banche italiane, come le Casse di risparmio, praticavano quasi esclusivamente il credito commerciale e agricolo a breve termine: non erogavano finanziamenti industriali di rilievo a medio e lungo termine.
Domande da interrogazione
- Quali erano i principali limiti che ostacolavano lo sviluppo industriale in Italia?
- In che modo l'intervento statale ha influito sullo sviluppo economico preunitario?
- Qual era la situazione del sistema creditizio in Italia rispetto ad altri paesi europei?
I limiti principali includevano la ristrettezza del mercato interno, causata dalla frammentazione politica ed economica, e l'inefficienza delle vie di comunicazione, con strade lente e una rete ferroviaria poco sviluppata, che non favorì l'industria come in altre economie europee.
L'intervento statale fu ridotto e poco organico, con il Regno di Sardegna che realizzò i maggiori investimenti, mentre gli altri stati, come l'Austria e il regime borbonico, mostrarono un impegno modesto o insufficiente, limitando così lo sviluppo economico.
Il sistema creditizio italiano era debole e non compensava l'intervento statale, poiché le banche si concentravano su crediti a breve termine per il commercio e l'agricoltura, senza fornire finanziamenti significativi per l'industria a medio e lungo termine, contrariamente a quanto avveniva in Francia, Belgio e Germania.