Concetti Chiave
- L'Italia entrò in guerra nel giugno 1940, dopo anni di tensioni internazionali e un iniziale periodo di neutralità.
- Le relazioni tra Italia e Germania si intensificarono con la firma del Patto d'acciaio, che impegnava entrambe le nazioni a supportarsi militarmente.
- Mussolini riteneva che la rapida sconfitta della Francia avrebbe spinto l'Inghilterra a cercare un compromesso, giustificando l'entrata in guerra.
- Nonostante la propaganda militare, l'Italia si presentò inadeguatamente preparata, subendo pesanti perdite nella prima offensiva contro la Francia.
- Le tensioni prebelliche includevano l'ascesa dei regimi autoritari in Europa e il desiderio di espansione della Germania, influenzando le decisioni italiane.
L'Italia e la guerra
L'Italia entrava in guerra nel giugno 1940, un anno dopo le altre potenze europee. Analizzando la delicata situazione internazionale protrattasi per diversi anni immediatamente precedenti alla guerra, esaminare i motivi che indussero il governo fascista prima alla scelta della neutralità nei confronti del conflitto, e successivamente all'ingresso in guerra a fianco della Germania.
Tensioni internazionali pre-guerra
Lo scoppio della seconda guerra mondiale, con l’aggressione della Germania nazista ai danni della Polonia, nel settembre del 1939, arriva al culmine di almeno cinque anni di tensioni internazionali, che hanno costituito la causa prima del più grande conflitto che il pianeta abbia mai conosciuto. L’equilibrio fragile e forzato, scaturito dai patti imposti - più che concordati - alle potenze sconfitte al termine della prima guerra mondiale; l’ascesa delle destre reazionarie ai vertici di importanti stati europei, a cominciare da Italia e Germania; il desiderio di rivincita e di espansione di quest’ultima, parallelamente alla riluttanza da parte dei grandi stati democratici europei (Francia e Inghilterra) a stipulare patti con l’Urss, costituirono i motivi principali delle tensioni cominciate già all’inizio degli anni Trenta. Era il 1932, per esempio, quando l’Italia di Mussolini appoggiò le rivendicazioni austriache e ungheresi ai danni la cosiddetta Piccola Intesa (Cecoslovacchia, Iugoslavia e Romania), inimicandosi in questo modo la Francia, alleata di queste ultime.
Contraddizioni e alleanze
Il percorso che portò nel giugno del 1940 l’Italia in guerra, in ogni caso, è un percorso abbastanza contraddittorio, costituito da un quasi perenne appoggio all’aggressiva politica estera tedesca, ma allo stesso tempo da piccoli passi e apparenti ripensamenti, che almeno da un punto di vista di facciata, e almeno fino al 1938, tentavano di evitare una definitiva rottura nei rapporti internazionali, soprattutto con la Francia. A creare per la prima volta dei problemi seri tra l’Italia e le potenze che erano uscite vincitrici dal primo conflitto mondiale, in realtà, fu l’intervento fascista in Etiopia nell’ottobre del 1935. Le sanzioni economiche che furono imposte all’Italia, però, furono piuttosto blande, e nel maggio del ’36 Mussolini poté annunciare in pompa magna la rinascita dell’Impero italico, (che comprendeva anche le antiche colonie di Eritrea e Somalia), nella denominazione di “Impero dell’Africa Orientale Italiana”. In maniera parallela alle difficoltà che andavano nascendo nei rapporti con Francia e Inghilterra, Mussolini rafforzò i propri legami con la Germania di Hitler: pochi mesi dopo la proclamazione dell’Impero, infatti, l’Italia siglò con lo stato nazista prima l’alleanza nota come Patto Roma-Berlino, e poi contribuì a estendere questa stessa alleanza al Giappone. Va detto, però, che come l’Italia non aveva intenzione di rompere con Francia e Inghilterra, anche queste ultime provarono fino all’ultimo istante utile a salvare i rapporti con la Germania, per non doversi trovare nelle condizioni di sottoscrivere delle alleanze con l’altra grande potenza est-europea, quell’Unione sovietica che incarnava per le democrazie continentali il pericolo comunista. Francia e Inghilterra, per esempio, non fecero certo la voce grossa per provare a impedire l’invasione dell’Austria da parte della Germania nel marzo del ’38, decidendo di intervenire soltanto quando nei piani di Hitler si palesò la possibilità di annettere anche la Cecoslovacchia. A quel punto, fu proprio Mussolini a mostrare un atteggiamento di equilibrio e di mediazione, che in realtà si poneva a netto favore della diplomazia tedesca e di conseguenza dell’intervento in Cecoslovacchia. La conferenza internazionale a Monaco, con cui il duce provò a mediare tra Germania e l’accoppiata anglo-francese fu un fallimento, ma Mussolini riuscì a conservare ancora per qualche tempo una posizione di apparente neutralità, che gli sarebbe stata necessaria in seguito, per organizzare il proprio schieramento.
Il Patto d'acciaio e le conseguenze
Proprio mentre Hitler invadeva la Cecoslovacchia, d’altronde, l’Itaila occupava l’Albania, e cosa ancor più importante, stipulava con la Germania il Patto d’acciaio, che implicava l’intervento militare di una delle due parti nel caso in cui “l’altra si trovasse implicata in operazioni belliche con una o più potenze”. L’accordo, come si può notare, non dettava alcuna condizione riguardo un intervento soltanto a scopo difensivo, e di conseguenza rappresentava un innegabile volontà da parte di entrambe le potenze, ad essere una al fianco dell’altra in una guerra ormai pronta a scoppiare. Se questo non avvenne, nel settembre del ’39, quando Francia e Inghilterra decisero di opporsi all’avanzata tedesca in Polonia, non fu per un desiderio o una scelta di neutralità dell’Italia nei confronti del conflitto che coinvolgeva l’alleato germanico, ma per una necessità materiale, quale quella di organizzare in maniera adeguata (sia dal punto di vista militare che industriale) l’ingresso del paese in un conflitto che si prospettava dall’incerta durata. La propaganda fascista, infatti, aveva nel corso degli ultimi mesi fatto largo uso di un linguaggio e di una spavalderia militare tutt’altro che corrispondente alle reali potenzialità dell’esercito italiano, a cominciare dal celebre richiamo agli “otto milioni di baionette” pronte a scendere sul campo di battaglia. Soltanto il 10 giugno del 1940, però, Mussolini - forte anche delle vittorie del suo alleato in Francia - decise di inoltrare le dichiarazioni di guerra agli ambasciatori di Francia e Inghilterra. Il duce, infatti, era convinto che una volta piegata definitivamente l’esercito transalpino, anche l’Inghilterra avrebbe cercato un compromesso per chiudere in breve tempo il conflitto. Il tempo “guadagnato” sugli alleati, però, nel tentativo di organizzare militarmente il paese, si rivelò tutt’altro che prezioso, tanto che nella prima offensiva italiana (sulle Alpi, contro la Francia) il conflitto presentò un esito disastroso, quale seicento morti, tremila feriti e più di duemila “congelati”. Quest’ultimo dato, in particolare, è utile per dare l’idea di come nonostante l’attesa, l’Italia si sia lanciata in maniera assolutamente inadeguata in un conflitto di portata mondiale, destinato a proseguire per ulteriori cinque anni dal momento del suo ingresso in guerra.
Domande da interrogazione
- Quali furono le cause principali che portarono l'Italia a entrare in guerra nel 1940?
- Come influenzò l'intervento fascista in Etiopia i rapporti dell'Italia con le potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale?
- Quale ruolo ebbe il Patto d'acciaio tra Italia e Germania nel contesto della Seconda Guerra Mondiale?
- Quali furono le conseguenze dell'ingresso dell'Italia nel conflitto nel giugno del 1940?
- In che modo la propaganda fascista influenzò la percezione dell'Italia riguardo alle sue capacità militari?
L'Italia entrò in guerra a causa di tensioni internazionali accumulate negli anni precedenti, l'alleanza con la Germania e il desiderio di espansione, nonostante inizialmente avesse scelto la neutralità (testo).
L'intervento in Etiopia nel 1935 creò seri problemi tra l'Italia e le potenze vincitrici, portando a sanzioni economiche blande, ma rafforzando al contempo i legami con la Germania (testo).
Il Patto d'acciaio, stipulato mentre Hitler invadeva la Cecoslovacchia, implicava un intervento militare reciproco, dimostrando la volontà di entrambe le potenze di sostenersi in un conflitto imminente (testo).
L'ingresso dell'Italia in guerra si rivelò disastroso, con una prima offensiva contro la Francia che portò a gravi perdite, evidenziando l'inadeguatezza dell'esercito italiano (testo).
La propaganda fascista esaltò le potenzialità militari italiane, con affermazioni come "otto milioni di baionette", che non corrispondevano alla realtà, contribuendo a un ingresso in guerra mal preparato (testo).