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Concetti Chiave

  • L'Italia, legata alla Triplice Alleanza, si dichiarò neutrale nel 1914, sostenendo che il patto fosse difensivo e che l'Austria avesse agito unilateralmente.
  • La tensione interna tra neutralisti e interventisti crebbe tra il 1914 e il 1915, con i socialisti e i nazionalisti che si opponevano su visioni contrastanti riguardo alla guerra.
  • Il Patto di Londra del 1915, firmato senza il mandato del Parlamento, sancì l'entrata dell'Italia in guerra a fianco dell'Intesa in cambio di territori.
  • L'Italia affrontò gravi difficoltà militari, culminate nella disfatta di Caporetto nel 1917, a causa di una strategia inefficace e di un esercito poco attrezzato.
  • La guerra portò a un aumento dell'autoritarismo in Italia e alla nascita del fascismo, influenzando profondamente la politica e la società post-bellica.

Qual è il ruolo dell'Italia nella Triplice Alleanza?

Lo Stato italiano, sebbene fosse legato al secondo reich tedesco e all’impero austro-ungarico per aver sottoscritto nel 1887 la Triplice Alleanza non entra in guerra nel 1914, anno in cui l’impero dichiara guerra alla Serbia a seguito dell’attentato di Sarajevo contro l’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando. L’Italia si chiama fuori dal conflitto mondiale sostenendo che il patto fosse difensivo, non aggressivo e sottolineando che l’Austria, quando aveva dichiarato guerra, non aveva coinvolto gli alleati ma aveva preso una decisione unilaterale. A questo si aggiunga che la posizione del governo giolittiano era critica rispetto alla possibilità di entrare in guerra: da politico pragmatico e realista Giolitti riteneva che l’Italia non fosse pronta per la sua recente unificazione e per l’economia instabile. Per questa ragione i liberali giolittiani furono per la neutralità e per la sua contrattazione. È per questa ragione che Giolitti scrisse la famosa lettera passata alla storia come ‘lettera del parecchio’ con l’intento di aprire una trattativa con i tedeschi e gli austriaci e ottenere qualche beneficio. Anche la posizione dei cattolici era neutrale mentre il partito socialista si nascose dietro l’ambigua formula ‘né aderire, né sabotare’.

Neutralità e tensioni interne

All’indomani dello scoppio della guerra, tra il luglio del ’14 e l’aprile del ’15 si sviluppò nel paese una forte tensione che contrappose i neutralisti e gli interventisti. Furono interventisti i socialisti rivoluzionari, Costa, De Ambris, quelli dello sciopero agrario i quali credevano che la guerra avrebbe peggiorato talmente tanto le condizioni di vita del popolo che si sarebbe giunti alla rivoluzione. Se questi vedevano la guerra come levatrice di rivoluzione, il partito democratico più patriottico invece, del quale Corridoni era un esponente, la intese come una IV guerra d’Indipendenza con lo scopo di completare l’unità d’Italia. I più feroci interventisti furono i nazionalisti i quali sobillarono le masse con manifestazioni volte a indurre il paese a entrare in guerra. L’interventismo fu sostenuto da voci di intellettuali come i futuristi o D’Annunzio il cui con un’arringa incitò la folla ad andare in guerra appellandosi all’amore per la patria. Spiccò anche Benito Mussolini, inizialmente pacifista che aderì poi al nazionalismo italiano e nel maggio del ’15 scrisse l’articolo ‘Abbasso il Parlamento’ sostenendo che andasse estirpato perché stante su posizioni neutrali.

Il Patto di Londra e l'entrata in guerra

In questo caos nel corso di un incontro a Londra viene firmato il 26 aprile 1915 un accordo clandestino che rimarrà nascosto, passato alla storia come Patto di Londra voluto dal governo italiano con il beneplacito del re Vittorio Emanuele III all’insaputa del Parlamento quindi senza averne il mandato politico.

Il patto, firmato dal presidente del consiglio Antonio Salandra, liberal conservatore mosso dal desiderio di prestigio internazionale, e dal ministro degli esteri Sidney Sonnino il quale, insieme a Pelloux, aveva teorizzato la necessità di ritornare allo statuto (che dava grande potere alla monarchia ma che era stato delineato in modo più liberale da Cavour pretendendo che il governo rendesse conto del suo operato al Parlamento), sanciva l’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’intesa in cambio, in caso di vincita, di Trentino, Friuli Venezia giulia, Istria senza la città di Fiume e Dalmazia. Il 23 maggio l’Italia dichiarò ufficialmente guerra all’Austria.

Il fronte italiano e la disfatta di Caporetto

Nel primo anno di guerra il fronte principale è quello friulano e la lunga linea che corre lungo il fiume Isonzo, confine naturale tra Austria e Italia. Il generale Cadorna conduce le sue battaglie con un esercito militarmente molto debole e molto poco attrezzato su zone sfavorevoli con una strategia militare che portava al massacro dando l’indicazione del combattimento aperto mandando questi ragazzi a combattere e a fare la ritirata con l’intento di stancare il nemico. Questa tattica comportò un enorme dispendio di vite umane soprattutto nelle battaglie di Gorizia e di San Martino del carso, uno dei luoghi simboli di cui ci offre testimonianza Ungaretti.

Mentre sul fronte orientale e occidentale le battaglie si susseguono senza alcun risultato, anche il fronte trentino si surriscalda nel 1916 quando il 15 maggio gli austriaci lanciano una strafexpredition, un’offensiva punitiva contro l’ex-alleato italiano e sfondano le linee per oltre 100 km penetrando in territorio italiano con la famosa disfatta di Caporetto del 24 ottobre 1917. Questa sconfitta fu molto delicata con responsabilità sia politiche che militari e comportò la destituzione di Cadorna al posto di Armando Diaz che istituirà una tattica militare vincente.

La svolta del 1917 e la vittoria italiana

Il 1917 è l’anno di svolta: esce la Russia ed entrano gli Stati uniti d’America e la guerra è decisa dal fatto che gli eserciti della Triplice Intesa si diedero un comando unico affidato al generale Foch il quale condusse la vittoriosa fase finale delle operazioni fino alla resa della Germania sferrando un attacco contro la resistenza austro-ungarica che aveva dislocato le truppe in Francia. Anche l’Italia riuscì a sfondare la linea cui gli austriaci avevano costretto i soldati italiani e raggiungere una vittoria a Vittorio Veneto agli inizi del novembre 18 grazie alla quale furono conquistati Trento e Trieste.

Con il trattato di Saint Germain-en Laye l’Italia si riprende il Trentino (Trento e Friuli Venezia Giulia), una parte della Dalmazia e l’Istria senza la città di Fiume che D’Annunzio andrà a conquistare motu proprio.

Conseguenze politiche e sociali della guerra

Sul piano politico c’è una stretta relazione tra l’ascesa del fascismo e la Prima Guerra Mondiale perché gli stati divennero molto autoritari. La guerra comportò l’aumento del potere decisionistico dei governi a discapito dei Parlamenti e dunque il prevalere degli esecutivismi legislativi. Durante la guerra i governi dovettero organizzare campagne volte a convincere l’opinione pubblica allo sforzo bellico che puntavano a cercare il consenso delle masse e fu proibita la libertà di pensiero e parola, di sciopero e di riunione sindacale e politica. Quando la guerra finisce l’Italia transiterà dall’autoritarismo della guerra a quello del fascismo. La guerra determinò anche l’insorgere di una psicologia violenta tant’è vero che un problema storico fondamentale è quello dei reduci di guerra che ritornati a casa si resero conto che la vita non era più quella di prima. A questo si aggiunga che non ricevettero riconoscimenti e per questa ragione nasceranno associazioni combattentistiche di ex-combattenti che rivendicheranno la loro manovalanza nello squadrismo fascista. Il fascismo si presentò come l’erede di questa gioventù gagliarda che aveva combattuto e vinto e nasce infatti creando una associazione di ex combattenti, di chi ha visto il peggio e ha imparato ad uccidere, sfruttandone il malcontento e promettendo loro una funzione sociale, quelli che in Germania erano i ‘campi liberi’, i freikorps.

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Domande da interrogazione

  1. Perché l'Italia non entrò in guerra nel 1914 nonostante fosse parte della Triplice Alleanza?
  2. L'Italia si dichiarò neutrale nel 1914 sostenendo che il patto fosse difensivo e che l'Austria avesse preso una decisione unilaterale di guerra, come evidenziato dalla posizione critica del governo giolittiano, che riteneva il paese non pronto per il conflitto.

  3. Quali furono le principali tensioni interne in Italia all'inizio della Prima Guerra Mondiale?
  4. Tra il luglio 1914 e l'aprile 1915, si sviluppò una forte contrapposizione tra neutralisti e interventisti, con i socialisti rivoluzionari e i nazionalisti che si schierarono per l'intervento, mentre i cattolici e i liberali giolittiani sostennero la neutralità.

  5. Cosa prevedeva il Patto di Londra firmato nel 1915?
  6. Il Patto di Londra, firmato in segreto, sanciva l'entrata in guerra dell'Italia a fianco dell'Intesa in cambio di territori come Trentino, Friuli Venezia Giulia e Istria, senza la città di Fiume, in caso di vittoria.

  7. Quali furono le conseguenze della disfatta di Caporetto per l'Italia?
  8. La disfatta di Caporetto nel 1917 portò alla destituzione del generale Cadorna e all'assegnazione del comando a Armando Diaz, che adottò una strategia militare vincente, segnando un cambiamento cruciale nel conflitto.

  9. In che modo la Prima Guerra Mondiale influenzò la politica italiana e l'ascesa del fascismo?
  10. La guerra portò a un aumento dell'autoritarismo e a una diminuzione del potere parlamentare, creando un clima di violenza e malcontento tra i reduci, che il fascismo sfruttò per affermarsi come erede della gioventù combattente.

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