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Fascismo e nazismo scaricato 5 volte

Concetti Chiave

  • Alla fine della Prima guerra mondiale, l'Italia affrontava una grave crisi economica, con inflazione e disoccupazione che colpivano ampie fasce della popolazione.
  • Il "biennio rosso" (1919-1920) vide una serie di scioperi e manifestazioni operaie, con richieste di aumenti salariali e maggiori diritti, alimentando le tensioni sociali.
  • I Fasci di Combattimento, fondati da Mussolini, si presentarono come una soluzione per reprimere le agitazioni operaie, guadagnando supporto tra i liberali e il ceto medio.
  • Nel 1921, Mussolini trasformò il movimento in Partito Nazionale Fascista, mirato a conquistare il potere governativo e a stabilire un ordine sociale contro le spinte socialiste.
  • La marcia su Roma del 28 ottobre 1922 fu un momento cruciale per Mussolini, portando all'accettazione della sua nomina a Presidente del Consiglio da parte del Re, in un contesto di crescente instabilità.

Il dopoguerra in Italia: l'avvento del movimento fascista

Alla fine della Prima guerra mondiale, milioni di Italiani scoprirono che la parola “pace” non presupponesse il benessere a lungo sperato. Il paese era in preda a una grave crisi economica. L’inflazione impoveriva operai e contadini, ma anche la piccola borghesia. Le industrie dovevano cambiare il tipo di produzione, da militare a civile e per questo vennero licenziati numerosi operai. La vittoria mutilata nel conflitto, l’incapacità del Governo liberale di dare ascolto alle esigenze della gente mise in seria difficoltà lo Stato. Nel frattempo, in tutto il territorio nazionale si diffondevano scioperi e proteste popolari, dalla Pianura Padana fino al Sud. Le agitazioni si concentrarono nel periodo compreso tra il 1919 e il 1920: il cosiddetto “biennio rosso”, chiamato così in riferimento al colore delle bandiere socialiste. Gli operai, con scioperi e manifestazioni di piazza, chiedevano aumenti salariali e garanzie contro i licenziamenti. Nel solco di questa situazione, moltissimi lavoratori sia avvicinarono ai due grandi sindacati: la CGL (Confederazione Generale del Lavoro) di sensibilità socialista e laburista e la CIL (Confederazione Italiana del Lavoro) di stampo cattolico. Centinaia di momenti di tensione, tra manifestazioni scioperi bianchi (i lavoratori raggiungevano il posto di lavoro, ma senza lavorare) e occupazioni delle fabbriche lasciarono presagire l’avvento di una rivoluzione socialista, simile a quella sovietica. Per frenare l’avanzata delle sinistre e dei movimenti operai, i proprietari terrieri e gli industriali, delusi dalle politiche dei liberali, decisero allora di guardare con attenzione all’emergente Movimento dei Fasci di Combattimento, fondato dall’ex socialista Benito Mussolini. Quest’ultimo, già esponente del PSI, era stato espulso dal partito per la sua visione interventista nel dibattito sulla Prima guerra mondiale e nel 1919 aveva fondato il suo nuovo movimento. Si trattava di un’associazione formata da nazionalisti ed ex combattenti, con idee e intenti abbastanza confuse. All’inizio degli anni ’20, i Fasci di Combattimento organizzarono un’iniziativa che procurò loro grande favore negli ambienti liberali: Mussolini diede vita a delle squadre d’azione (le cosiddette “squadracce fasciste”) che tramite l’impiego di volontari ed ex combattenti repressero nella violenza le proteste operaie.

Un’iniziativa che veniva legittimata dalla necessità di reprimere le spinte rivoluzionarie e guardata con interesse dal ceto medio. I Liberali, in crisi di consensi, decisero di ospitare i Fasci nelle loro liste, in occasione delle elezioni politiche del 1921. Nacquero i “Blocchi nazionali”, la terza lista più votata in Italia quell’anno. Ma sempre durante lo stesso anno, Mussolini costituì ufficialmente il Partito Nazionale Fascista (PNF). L’obiettivo del leader fascista era quello di arrivare alla guida del Governo, mostrandosi come una figura forte, vigorosa, capace di mettere ordine nel caos del paese e di reprimere le spinte socialiste. Il 24 ottobre 1922, Mussolini diede appuntamento a migliaia di fascisti nella città di Napoli, le camicie nere, e lì si decise di organizzare per il 28 ottobre una marcia su Roma. L’obiettivo era quello di spingere il Re ad offrire la carica di Presidente del Consiglio allo stesso Mussolini, prima che si innescasse una vera e propria guerra civile e forzando il risultato elettorale. Così, quattro giorni dopo i fatti di Napoli, circa 50mila fascisti giunsero nella capitale e dopo due giorni di resistenze, Vittorio Emanuele III decise di accettare l’ultimatum mussoliniano e affidò la guida del Governo al leader del PNF.

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Domande da interrogazione

  1. Quali erano le principali difficoltà economiche che l'Italia affrontava dopo la Prima guerra mondiale?
  2. Dopo la Prima guerra mondiale, l'Italia si trovava in una grave crisi economica, con inflazione che impoveriva operai, contadini e la piccola borghesia, e le industrie costrette a cambiare produzione, portando a numerosi licenziamenti.

  3. Cosa caratterizzò il "biennio rosso" in Italia?
  4. Il "biennio rosso" (1919-1920) fu caratterizzato da scioperi e proteste popolari, con operai che chiedevano aumenti salariali e garanzie contro i licenziamenti, e una crescente tensione sociale che lasciava presagire una possibile rivoluzione socialista.

  5. Come reagirono i proprietari terrieri e gli industriali all'avanzata dei movimenti operai?
  6. I proprietari terrieri e gli industriali, delusi dalle politiche liberali, iniziarono a sostenere il Movimento dei Fasci di Combattimento di Benito Mussolini, vedendo in esso una soluzione per reprimere le proteste operaie e le spinte rivoluzionarie.

  7. Quale strategia adottò Mussolini per guadagnare consensi tra i liberali?
  8. Mussolini, per guadagnare consensi, organizzò squadre d'azione che reprimevano le proteste operaie, e nel 1921 i Fasci furono inclusi nelle liste liberali, formando i "Blocchi nazionali", una delle liste più votate.

  9. Quale fu l'evento decisivo che portò Mussolini al potere?
  10. L'evento decisivo fu la marcia su Roma del 28 ottobre 1922, in cui circa 50mila fascisti si presentarono nella capitale, costringendo il Re Vittorio Emanuele III ad affidare la guida del Governo a Mussolini.

Domande e risposte

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