Concetti Chiave
- Nel dopoguerra, i mercati sudamericani e asiatici sono stati dominati dall'economia statunitense e giapponese, mentre paesi come Argentina e Brasile hanno potenziato i loro sistemi produttivi.
- Le economie europee, già colpite dalla guerra, hanno subito un ulteriore squassamento, con aree come la Russia e la Germania escluse dai circuiti di mercato a causa dell'inflazione e delle politiche protezionistiche.
- I nuovi Stati nati dopo la guerra hanno adottato politiche economiche protezionistiche, ostacolando la ripresa degli scambi commerciali e rendendo difficile il ritorno alla stabilità economica.
- Gli Stati Uniti hanno beneficiato enormemente dalla guerra, con un incremento della produzione industriale del 22% e una bilancia commerciale molto favorevole, accumulando la metà delle riserve auree mondiali.
- Con l'accumulo di risorse, gli Stati Uniti sono diventati i principali esportatori di capitali, investendo il 30% dei loro capitali in Europa dopo la guerra.
Che cos'è il controllo economico post-guerra?
Dopo la Grande Guerra i mercati sudamericani e asiatici passano quasi completamente sotto il controllo dell'economia statunitense e giapponese. D'altro canto gli stessi paesi più prosperi di queste aree (ovvero l'Argentina, il Brasile, l'Austria) sfruttano l'occasione per sviluppare i propri sistemi produttivi, capaci di produrre beni che dall'Europa non arrivano più. Alla fine della guerra gli Stati europei oltre che sommersi dall'inflazione si trovano anche a dover fronteggiare una concorrenza sui mercati internazionali che è molto più forte e organizzata di prima del 1914.
Squassamento dei mercati europei
Gli stessi mercati europei, almeno nell'immediato dopoguerra, sono del tutto squassati. Vi erano aree che a causa delle vicende della guerra e del dopoguerra sono praticamente fuori dai circuiti di mercato, è il caso della Russia rivoluzionaria, ma in una certa misura è anche il caso della Germania, che era totalmente piegata sotto il peso dell'inflazione.
A peggiorare ulteriormente il quadro sta il fatto che i numerosi nuovi Stati nati nel dopoguerra, per la dissoluzione dell'Austria- Ungheria o per la crisi attraversata dalla Russia, tendono ad adottare subito "politiche economiche protezionistiche", nella speranza di potersi dotare di propri autonomi sistemi produttivi e ciò rende difficile una ripresa degli scambi commerciali.
Ascesa economica degli Stati Uniti
Da tutto questo contesto, gli Stati Uniti cominciano a emergere come la potenza che ha ottenuto il massimo di benefici economici della guerra. Tra il 1913 e il 1920 la produzione industriale nord-americana e aumentata del 22% mentre quella europea è diminuita del 23%. La bilancia commerciale è diventata talmente favorevole che tra guerra e dopoguerra gli Stati Uniti sono in grado di immagazzinare la metà delle riserve auree mondiali. Questa situazione ha fatto sì che i principali paesi dell'intesa abbiano contratto pesanti debiti di guerra con le banche, con le imprese e con il governo statunitense, che hanno accumulato le risorse per concederli. Oltre a questo gli Stati Uniti sono diventati anche i principali esportatori di capitali nel mondo, infatti alla fine della guerra il 30% degli investimenti delle banche o delle imprese statunitensi risultano collocati in banche, imprese e società per azioni europee.
Domande da interrogazione
- Quali sono le conseguenze economiche per i mercati europei dopo la Grande Guerra?
- Come hanno reagito i paesi sudamericani e asiatici al controllo economico post-guerra?
- In che modo gli Stati Uniti hanno beneficiato economicamente dalla guerra?
Dopo la Grande Guerra, i mercati europei sono gravemente squassati, con aree come la Russia e la Germania che affrontano gravi difficoltà economiche, inclusa l'inflazione. Inoltre, i nuovi Stati nati tendono ad adottare politiche economiche protezionistiche, ostacolando la ripresa degli scambi commerciali.
I paesi più prosperi dell'America Latina e dell'Asia, come Argentina e Brasile, hanno sfruttato l'opportunità per sviluppare i propri sistemi produttivi, compensando la mancanza di beni provenienti dall'Europa, mentre gli Stati europei si trovano a fronteggiare una concorrenza internazionale più forte.
Gli Stati Uniti sono emersi come la potenza economica dominante, con un aumento della produzione industriale del 22% tra il 1913 e il 1920, mentre l'Europa ha visto una diminuzione del 23%. Questo ha permesso agli Stati Uniti di accumulare metà delle riserve auree mondiali e diventare i principali esportatori di capitali nel mondo.