Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Il governo della destra storica in Italia si caratterizzava per un parlamento bicamerale, ma non era una vera democrazia, con solo una minoranza della popolazione che esercitava il potere.
  • La destra affrontò gravi sfide economiche, puntando al pareggio di bilancio, ma dovette affrontare le conseguenze di spese militari elevate e debito estero.
  • Nel 1868, l'introduzione della tassa sul macinato provocò ampie proteste e tumulti, in particolare nella pianura Padana, creando malcontento tra la popolazione.
  • La piemontesizzazione nel sud Italia generò un forte senso di invasione tra le popolazioni meridionali, che si opposero al governo centrale e darono origine a rivolte armate.
  • Il fenomeno del brigantaggio fu represso attraverso l'invio di 120.000 soldati, causando un elevato numero di vittime, ma riuscendo a schiacciare le ribellioni dopo il 1870.

Il governo della destra storica in Italia
Il Governo della destra: per merito di Cavour l’Italia era uno stato liberale, il potere legislativo era nelle mani di un parlamenti bicamerale articolato in un senato di nomina regia e in una Camera dei deputati. Il senato non ebbe mai molta importanza sino al 1914 e ratificava ciò che era deciso dalla Camera, assemblea a suffragio censitario. L’Italia non era quindi una democrazia ma solo una minoranza della popolazione esercitava il potere (paese legale) rispetto alla popolazione complessiva (paese reale): il 2% nel 1870 e anche meno considerando che molti cattolici sino al 1913 si astennero seguendo il “non expeditpapale. Non esistevano inoltre veri e propri partiti moderni ma il governo trattava gli interessi con i singoli deputati (sistema clientes). Si delinearono comunque due schieramenti di fondo la destra e la sinistra (storici) due correnti del liberalismo tradizionale. Le differenze tra destra e sinistra si affievolirono nel corso degli anni e nel 1876 quando salì al governo la sinistra non ci fu una frattura. Intanto scomparvero i protagonisti del risorgimento: Cavour (1861), Mazzini (1872), V.E. II e Pio IX (1878) e Garibaldi (1882).

Sfide economiche e sociali

I problemi più gravi affrontati dalla destra furono economici e sociali: lo stato era sull’orlo della bancarotta dal 1862. il pareggio del bilancio divenne l’obbiettivo prioritario della destra e fu perseguito soprattutto dal ministro delle finanze Quintino Sella. L’Italia non riuscì a diminuire le spese militari ma anzi si trovò in guerra con l’Austria nel 1866 e con lo stato pontificio nel 1870. Per coprire il disavanzo i governi ricorsero a presiti all’estero ma in occasione della guerra austriaca i creditori richiesero rimborso immediato per paura della bancarotta. Il 1866 fu l’anno più negativo: dopo le sconfitte di Custoza e Lissa il governo ricorse al corso forzoso ovvero ad emettere carta moneta svalutata non convertibile in oro. Inoltre si procedette con le vendite di proprietà demaniali e ecclesiastiche. Il peso del risanamento fu scaricato sui cittadini mediante le imposte indirette sui beni di largo consumo: nel 1868 venne introdotta la tassa sul macinato (proporzionale alla quantità di cereali trasformata in farina), odiata dal popolo e rinominata tassa sulla fame. Nel 1869 la pianura Padana soprattutto fu teatro di numerosi tumulti diretti contro questa tassa. I disordini contro questa tassa ebbero origine spontanea ma il alcuni casi, da parte di democratici e repubblicani, si cercò di trasformare questi moti in rivoluzioni contro la monarchia, talora si inneggiava al papa o al governo austriaco.

Tensioni e rivolte nel sud

Nel sud la lotta armata contro lo stato non fu una semplice esplosione di collera ma durò per circa 10 anni. I governi della destra estesero subito e senza modifiche la legislazione del regno di Sardegna nel sud (piemontesizzazione) inviando al sud molti funzionari del Nord con il risultato che le popolazioni meridionali non ebbero l’impressione di un processo di unificazione nazionale ma si sentirono vittime di un’invasione straniera. Tra queste legge vi era anche quella del libero scambio e la circoscrizione obbligatoria. Il libero scambio permise l’ingresso nel paese dei manufatti britannici a basso costo rovinando molti artigiani del sud. La protesta contro il governo “straniero” e la povertà si incanalò nella direzione della rivolta armata, che le autorità cercarono di squalificare con l’uso del termine brigantaggio, presentando il fenomeno, che era una vera e propria guerra civile, come un fenomeno di criminalità. Molte bande di briganti furono finanziate dal governo Borbonico in esilio a Roma (fino al 1870). L’invio di 120000 soldati in meridione portò a più vittime rispetto a quelle di tutte le guerre del Risorgimento insieme, ma riuscì a schiacciare il brigantaggio dopo il 1870.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Quali erano le caratteristiche del governo della destra storica in Italia?
  2. Il governo della destra storica, sotto Cavour, era un sistema liberale con un parlamento bicamerale, ma non rappresentava una vera democrazia, poiché solo una minoranza della popolazione esercitava il potere (2% nel 1870) e non esistevano partiti moderni, ma un sistema di clientele.

  3. Quali sfide economiche affrontò il governo della destra?
  4. Il governo della destra affrontò gravi problemi economici, tra cui il rischio di bancarotta dal 1862, l'alto debito pubblico e le spese militari, che portarono a misure drastiche come l'emissione di carta moneta svalutata e l'introduzione di imposte indirette, come la tassa sul macinato.

  5. Come reagirono i cittadini alle politiche fiscali del governo?
  6. Le politiche fiscali, in particolare la tassa sul macinato, provocarono forti malcontenti e tumulti, specialmente nella pianura Padana, dove la popolazione si oppose a queste misure, che venivano percepite come oppressive e ingiuste.

  7. Quali furono le conseguenze della piemontesizzazione nel sud Italia?
  8. La piemontesizzazione portò a una percezione di invasione straniera da parte delle popolazioni meridionali, che si sentirono oppresse dalle leggi del nord, come il libero scambio, che danneggiò gli artigiani locali e alimentò la rivolta armata contro il governo.

  9. In che modo il governo gestì la rivolta armata nel sud?
  10. Il governo rispose alla rivolta armata nel sud con l'invio di 120.000 soldati, che causarono un alto numero di vittime, ma alla fine riuscirono a schiacciare il brigantaggio dopo il 1870, presentando il fenomeno come un problema di criminalità piuttosto che una guerra civile.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community