Concetti Chiave
- La politica degli Stati borghesi si trasforma, passando da una repressione violenta a un'integrazione delle classi lavoratrici nel sistema capitalistico, con migliori condizioni di lavoro e salari.
- All'inizio del XX secolo, gli Stati borghesi riconoscono il diritto di associazione sindacale e di sciopero, migliorando le condizioni lavorative e accettando i partiti socialisti come parte integrante della società.
- Il movimento operaio affronta nuovi dilemmi strategici, dovendo decidere come sfruttare la legittimità della propria organizzazione e rispondere alle opportunità di integrazione sociale offerte dal capitalismo.
- Il dibattito teorico sul marxismo emerge con le idee di Eduard Bernstein, il quale sostiene che i presupposti teorici del marxismo siano stati smentiti dall'evoluzione storica, richiedendo una revisione del socialismo.
- Bernstein propone il riformismo, che mira alla riforma democratica delle istituzioni borghesi, coinvolgendo non solo il proletariato, ma anche altri gruppi sociali, senza abbandonare l'obiettivo finale del socialismo.
Indice
Mutamenti nella politica degli Stati borghesi
Di fronte a questi profondi mutamenti, la politica degli Stati borghesi nei confronti delle classi lavoratrici cambia profondamente in quanto non si esaurisce più nel porre la violenza degli apparati di repressione pubblica a disposizione delle grandi forze industriali contro gli operai, né mira più a consolidare l’emarginazione sociale degli operai stessi. Ma al contrario si orienta verso un tentativo di portare almeno una parte dei membri delle classi lavoratrici ad accettare spontaneamente, senza più costrizione violenta, i rapporti di produzione capitalistici. Ciò è reso possibile anche dal fatto che i potenti gruppi imprenditoriali sono in grado di ridurre i carichi di lavoro dei propri operai e di concedere migliori salari ai più qualificati di loro, senza intaccare i propri profitti, ma semplicemente devolvendo al fondo salari una parte dei sovraprofitti, con il doppio vantaggio di motivare maggiormente gli operai stessi al lavoro di fabbrica, e di trovare nelle loro maggiori possibilità di spesa un nuovo mercato per i prodotti dell’industria.
Nuova politica e riconoscimento dei diritti
Gli Stati borghesi interpretano dunque gli interessi complessivi delle nuove classi industriali quando, all’inizio del nuovo secolo, passano ad una nuova politica, cessando di vietare le leghe operaie, di impiegare le forze armate contro gli scioperanti, e di tentare di schiacciare i partiti socialisti, orientandosi piuttosto verso un pieno riconoscimento del diritto di associazione sindacale e di sciopero, verso una legislazione volta al miglioramento delle condizioni di lavoro in fabbrica, e verso una sostanziale accettazione della presenza politica dei partiti socialisti, con diritti pari a quelli degli altri partiti, nella misura in cui si propongono il compito di rappresentare le esigenze delle classi lavoratrici e di far progredire il loro tenore di vita all’interno della società capitalistica, e non già di sovvertire le basi di tale società.
Sfide per il movimento operaio
Ne derivano, per il movimento operaio, complessi e decisivi problemi di strategia sociale e politica, che sono del tutto nuovi. Mentre, infatti, fino ad ora il movimento operaio è stato costretto ad una lotta frontale per difendere l’esistenza stessa della propria organizzazione, invece ora che la legittimità della propria organizzazione gli è riconosciuta, deve decidere che cosa farne e come rispondere alle nuove possibilità di integrazione sociale che si aprono per le classi lavoratrici. I nuovi problemi che il movimento operaio è chiamato ad affrontare si riconducono perciò tutti alla grande questione dell’atteggiamento da tenere di fronte alla nuova forma assunta dal capitalismo.
Dibattito teorico sul marxismo
Tale grande questione, di natura pratico-politica, emerge però, data l’ideologia marxista generalmente assunta dal movimento operaio internazionale, nella veste di una questione teorica relativa alla validità scientifica del marxismo e alla finalità storica del socialismo.
Bernstein e il revisionismo
Questo dibattito teorico si apre in Europa con la pubblicazione, nel 1899, del libro I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia . Ne è autore un esponente di primo piano del socialismo tedesco ed internazionale, Eduard Bernstein, che vi raccoglie, dopo averli rielaborati, ampliati e sistemati, tutta una serie di articoli scritti nei tre anni precedenti, un libro ricco di argomentazioni e riflessioni che suscitarono adesioni, ma anche vivaci polemiche. La tesi di fondo di questo libro è che i presupposti teorici del marxismo, dai quali i partiti socialisti hanno derivato i loro compiti strategici, siano stati smentiti dall’evoluzione storica. Egli considera perciò necessario sottoporre a completa revisione i presupposti teorici del socialismo, inaugurando così una corrente di pensiero che per questo motivo viene chiamata revisionismo.
La conseguenza sul piano della strategia politica che deriva da questa revisione teorica è che il socialismo non deve più essere identificato con il rovesciamento da parte del proletariato delle istituzioni della società borghese, ma deve essere fatto consistere in un’opera di riforma di queste istituzioni, in modo da adeguarle sempre più ad un ideale di pari dignità civile di tutti gli esseri umani e di piena democrazia. Prevedendo di essere accusato di voler rinnegare il fine storico ultimo del socialismo — cioè l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e della divisione di classe, e l’instaurazione di un’eguaglianza non soltanto civile e politica ma anche economica e sociale — Bernstein dichiara che « il fine, qualunque esso sia, è nulla: il movimento è tutto ». Per movimento deve intendersi, come lui stesso precisa, la progressiva riforma in senso democratico delle istituzioni borghesi, per impulso non solo del proletariato ma anche di tutti gli altri strati della società interessati allo sviluppo della democrazia. Di qui il nome di riformismo all’indirizzo politico che discende dal revisionismo teorico. Il riformismo si afferma nei partiti socialisti europei, agli inizi del XX secolo, ad opera di “aristocrazie operaie” e di burocrazie sindacali che ne tutelano gli interessi.
Domande da interrogazione
- Quali sono i principali cambiamenti nella politica degli Stati borghesi nei confronti delle classi lavoratrici?
- Quali sono i principali cambiamenti nella politica degli Stati borghesi nei confronti delle classi lavoratrici?
- Come si è modificato il riconoscimento dei diritti delle classi lavoratrici all'inizio del nuovo secolo?
- Come si è modificato il riconoscimento dei diritti delle classi lavoratrici all'inizio del nuovo secolo?
- Quali sfide affronta il movimento operaio in seguito a questi cambiamenti?
- Quali sfide affronta il movimento operaio in seguito a questi cambiamenti?
- Qual è il dibattito teorico che emerge nel movimento operaio riguardo al marxismo?
- Qual è il dibattito teorico che emerge nel movimento operaio riguardo al marxismo?
- Cosa propone Bernstein con il suo revisionismo e come influisce sulla strategia politica del socialismo?
- Cosa implica il revisionismo di Bernstein per la strategia politica del socialismo?
La politica degli Stati borghesi si è evoluta da una repressione violenta a un tentativo di integrazione delle classi lavoratrici, incentivando l'accettazione dei rapporti di produzione capitalistici attraverso migliori salari e condizioni di lavoro (testo).
La politica degli Stati borghesi si è evoluta da una repressione violenta a un tentativo di integrazione delle classi lavoratrici, incentivando l'accettazione dei rapporti di produzione capitalistici attraverso migliori salari e condizioni di lavoro (testo).
Gli Stati borghesi hanno smesso di vietare le leghe operaie e di reprimere gli scioperi, riconoscendo il diritto di associazione sindacale e accettando la presenza politica dei partiti socialisti, a condizione che non sovvertissero l'ordine capitalistico (testo).
Gli Stati borghesi hanno smesso di vietare le leghe operaie e di reprimere gli scioperi, riconoscendo il diritto di associazione sindacale e accettando la presenza politica dei partiti socialisti, a patto che non sovvertissero l'ordine capitalistico (testo).
Il movimento operaio deve ora affrontare nuove strategie sociali e politiche, decidendo come rispondere alle opportunità di integrazione sociale e legittimazione della propria organizzazione (testo).
Il movimento operaio deve ora affrontare nuove strategie sociali e politiche, decidendo come rispondere alle opportunità di integrazione sociale e legittimazione della propria organizzazione (testo).
Il dibattito si concentra sulla validità del marxismo e sulla finalità storica del socialismo, in particolare dopo la pubblicazione del libro di Eduard Bernstein, che propone una revisione dei presupposti teorici del socialismo (testo).
Il dibattito si concentra sulla validità del marxismo e sulla finalità storica del socialismo, in particolare dopo la pubblicazione del libro di Eduard Bernstein, che propone una revisione dei presupposti teorici del socialismo (testo).
Bernstein sostiene che il socialismo debba concentrarsi sulla riforma delle istituzioni borghesi piuttosto che sul loro rovesciamento, promuovendo un riformismo che mira a una maggiore democrazia e uguaglianza (testo).
Bernstein sostiene che il socialismo non deve più mirare al rovesciamento delle istituzioni borghesi, ma piuttosto alla loro riforma per promuovere la democrazia e l'uguaglianza, dando origine al riformismo all'interno dei partiti socialisti (testo).