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Concetti Chiave

  • Il fallimento della banca Jay Cooke nel 1873 scatenò panico nei paesi sviluppati, dando inizio a una crisi economica globale.
  • La crisi del 1873-1895, nota come grande depressione, portò a una caduta della produzione e a livelli elevati di disoccupazione in America e Europa.
  • Il passaggio da libero scambio a protezionismo, attuato da vari governi europei, limitò lo sviluppo del commercio internazionale e contribuì alla recessione.
  • La crisi ha messo in discussione la fiducia nell'autoregolazione economica, alimentando il malcontento tra le classi sociali più basse e radicalizzando le critiche al liberismo.
  • Marx interpretò la grande depressione come una fase di riorganizzazione del capitalismo, evidenziando che le crisi seguono fasi di intenso sviluppo e portano a innovazioni economiche durature.

Il fallimento di Jay Cooke

Nel 1873 la banca di New York Jay Cooke, che aveva concesso finanziamenti per la formazione dell’industria americana, dopo la guerra civile, fallì. Tale evento suscitò panico nei paesi sviluppati.

La crisi economica globale

In America, Gran Bretagna, Francia e Germania, la produzione cadde e la disoccupazione operaia raggiunse livelli elevatissimi.

La crisi si manifestò come maggiore disponibilità dell’offerta (i prodotti fabbricati) rispetto alla domanda (i prodotti richiesti dagli acquirenti), di conseguenza, i prezzi dei prodotti agricoli ed industriali, in discesa dal 1873, negli anni Ottanta caddero, fino al 1895. Questo periodo di crisi (1873-’95) è stato definito: la grande depressione.

Quali sono le cause della grande depressione?

L’aumento della produzione che ha determinato la crisi, fu causata dall’affiancarsi, ai paesi tradizionalmente industrializzati (Gran Bretagna, Belgio e Francia) di nuove potenze, come la Germania e gli Stati Uniti, mentre altri paesi erano in via di industrializzazione: Italia, Giappone, Russia. A ciò è da aggiungere la maggiore internazionalizzazione dei mercati, che determinava l’aumento delle importazioni di merci straniere in tutti i paesi. Tutto ciò accadde quando la capacità d’acquisto del mercato (la possibilità di sostenere le spese) diminuì a causa della politica dei bassi salari attuata dagli stati e dalle aziende, per rimediare alla diminuzione delle entrate.

Protezionismo e commercio internazionale

Un’altra importante causa della recessione fu la fine del libero scambio. Di fronte alla caduta dei prezzi; alla penetrazione in tutti i mercati europei di cereali americani, australiani ed argentini; all’inasprirsi della concorrenza internazionale, finì la fiducia nel libero scambio. Prima il governo tedesco, poi gli altri governi europei, si volsero al protezionismo, il cui fine era, come affermò Bismarck: la protezione del lavoro nazionale... Il protezionismo, però, limitò la possibilità di sviluppare il commercio internazionale, quindi, favorì la recessione.

Tra gli altri motivi che determinarono la “grande depressione” sono da segnalare: la stabilizzazione dei prezzi dell’oro e degli altri metalli preziosi e la pace in Europa. In merito a quest’ultimo punto, è necessario ricorda re che la guerra è un fenomeno che mette in moto tutti i settori produttivi dei paesi belligeranti.

La complessità delle cause della recessione non fu colta dai contemporanei, ma fu chiaro che ci si trovava in una fase di passaggio nella storia del capitalismo e dell’industrializzazione, infatti lo storico tedesco Mommsen ha scritto che la grande fiducia nel progresso prese ad associarsi ad un senso di relativa instabilità e insicurezza economica e sociale.

Effetti sociali della crisi

La crisi ebbe effetti diversi sugli strati sociali. Nei ceti dominanti la recessione mise in bilico la fiducia nella capacità dell’economia di autoregolarsi, come riteneva il liberismo classico (alla Locke) e pose le basi per l’intervento statale dell’economia; negli strati bassi e più colpiti dalla crisi, le critiche al liberismo erano più radicali, al punto che, per fare l’esempio tedesco, il capo della polizia di Berlino, nel 1879 notava una crescita in settori sempre più estesi, normalmente tranquilli e moderati della popolazione, di dubbi sulla giustizia dell’ordinamento economico e sociale…e un malcontento verso l’ordinamento vigente.

Marx e la riorganizzazione capitalista

La disoccupazione era elevata, inoltre, la caduta dei prezzi agricoli e la dipendenza della popolazione dal mercato resero visibile alla maggioranza della popolazione le contraddizioni del mercato. Questa “scoperta” fu un importante elemento di spinta per l’organizzazione e la crescita del movimento operaio organizzato secondo i principi del socialismo, infatti la teoria marxiana si presentava come l’unica capace di spiegare fenomeni come la “grande depressione”, che apparivano inspiegabili all’ottimismo delle teorie del mercato. Ma è da precisare che se Marx evidenziava che le crisi economiche inevitabilmente seguivano alle fasi di intenso sviluppo, egli specificava anche che in fase di recessione il capitalismo tendeva non a scomparire, ma a riorganizzarsi, ponendo le basi di un nuovo sviluppo.

Quanto pensato da Marx fu confermato nel periodo 1873-’95. Infatti, sotto la spinta dei fallimenti determinati dalla riduzione dei costi per far fronte agli aumenti dei prezzi, nel capitalismo si produssero innovazioni profonde e durature, di cui le maggiori sono le seguenti: la riorganizzazione dei settori produttivi con la nascita di diverse forme di controllo del mercato attraverso i trust ed i cartelli; il peso crescente delle banche rispetto al capitale industriale; il nuovo ruolo dello Stato nel commercio internazionale e nel mercato interno; lo sviluppo di nuovi settori produttivi (della chimica, dei trasporti e dell’energia) con quelli tradizionali (tessile, ferroviario e siderurgico); la razionalizzazione della produzione ed il nuovo ruolo rivestito dalla scienza e dalla tecnica; il mutamento della divisione internazionale del lavoro; la divisione di “competenze” tra i paesi di più antica industrializzazione che divennero esportatori di capitale e le altre potenze, che investirono gli sforzi nelle colonie; il ruolo dei nuovi paesi industrializzati, che avrebbero sostenuto la fase di crescita dell’economia internazionale nel ventennio seguente la “grande depressione”.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stato l'evento scatenante della grande depressione?
  2. Il fallimento della banca Jay Cooke nel 1873 ha suscitato panico nei paesi sviluppati, dando inizio a una crisi economica globale.

  3. Quali sono state le principali cause della grande depressione?
  4. La crisi è stata causata dall'aumento della produzione in nuovi paesi industrializzati e dalla diminuzione della capacità d'acquisto a causa della politica dei bassi salari, insieme alla maggiore internazionalizzazione dei mercati.

  5. Come ha influito il protezionismo sul commercio internazionale durante la crisi?
  6. La fine del libero scambio e l'adozione del protezionismo da parte dei governi europei hanno limitato lo sviluppo del commercio internazionale, contribuendo così alla recessione.

  7. Quali effetti sociali ha avuto la crisi sugli strati sociali?
  8. La crisi ha messo in discussione la fiducia nell'autoregolazione dell'economia tra i ceti dominanti e ha alimentato il malcontento e le critiche radicali al liberismo tra le classi più colpite.

  9. In che modo la teoria di Marx ha spiegato la grande depressione?
  10. Marx ha evidenziato che le crisi economiche seguono fasi di intenso sviluppo e ha descritto come il capitalismo, in fase di recessione, tende a riorganizzarsi, ponendo le basi per un nuovo sviluppo, come dimostrato tra il 1873 e il 1895.

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