Concetti Chiave
- Ampsicora emerse nella storia dopo la sconfitta romana a Canne, guidando una rivolta anti-romana in Sardegna nel 215 a.C.
- Originario della Numidia, Ampsicora rappresentava l'aristocrazia sarda e cercò il supporto del Senato Cartaginese contro Roma.
- La rivolta fu sostenuta da un esercito cartaginese di 15.000 uomini, ma una tempesta deviò la flotta cartaginese, favorendo i Romani.
- La battaglia finale si svolse vicino a Decimomannu, con oltre 12.000 vittime tra Cartaginesi e ribelli sardi, incluso il figlio di Ampsicora, Osto.
- Colpito dalla morte del figlio, Ampsicora si tolse la vita, segnando la fine delle speranze di liberazione per i Sardi dalla dominazione romana.
La ribellione di Ampsicora
Ampsicora arriva alla ribalta della storia subito dopo la sconfitta dei Romani a Canne, nel 216 a.C., per opera di Annibale. Egli fu un valoroso combattente del fronte cartaginese, che sostenuto dalle popolazioni sarde locali, capeggiò una rivolta anti-romana nel 215.
La strategia cartaginese
Da tempo la Sardegna era oggetto di contesa tra Romani e Cartaginesi, dopo essere stata a lungo un punto di approdo favorito dei Fenici.
Originario della Numidia (Nord-Africa) Ampsicora apparteneva all’aristocrazia di Cornus, una località fortificata situata non lontana dall’attuale Oristano. Inizialmente, decise di inviare un’ambasceria al Senato Cartaginese per avvertirlo che i Sardi erano stanchi di versare continuamente tasse a Roma ed erano pronti ad entrare in guerra. Nel frattempo era giunta la notizia che l’esercito romano era stato pesantemente sconfitto a Canne, per cui il Senato ne approfittò per progettare la riconquista della Sardegna, appoggiando la rivolta anti-romana ed inviando nell’isola un esercito di 15.000 uomini, comandati da Asdrubale il Calvo. Nel frattempo, Roma da parte sua non si fece attendere ed inviò a Caralis (Odierna Cagliari) una flotta affidata alla guida di Tito Manlio Torquato.
La sconfitta e la fine
Purtroppo, una tempesta costrinse la flotta cartaginese a dirigersi verso le isole Baleari per cui fu facile per le truppe romane sbarcare nell’isola mentre Ampsicora, dopo aver affidato il comando al figlio Osto, si spingeva verso il nord alla ricerca di nuovi alleati fra le popolazioni nuragiche. Il giovane fu ben presto sopraffatto dai nemici, per quanto avesse dato prova di molto valore, come scrive Tito Livio. Vedendosi persi, i ribelli cercarono rifugio a Cornus, in provincia dell’attuale Oristano, mentre da parte sua, Asdrubale il Calvo riusciva finalmente a sbarcare sulla costa occidentale dell’isola. Le truppe cartaginesi e romane si scontrarono definitivamente a nord di Cagliari, vicino all’odierna Decimomannu. I Romani ebbero la meglio perché il loro esercito era meglio attrezzato e comunque sempre invincibile nelle battaglie campestri. Si dice che ci furono più di 12.000 vittime fra i Cartaginesi ed i ribelli sardi e fra di essi anche Osto. Ampsicora, quando seppe della morte del figlio, per il grande dolore, si tolse la vita.
Ormai per i Sardi non ci sarebbe stato più nessuna possibilità di liberasi dalla dominazione romana.
Domande da interrogazione
- Chi era Ampsicora e quale ruolo ebbe nella ribellione contro Roma?
- Quale strategia adottò il Senato Cartaginese in risposta alla rivolta di Ampsicora?
- Qual è stata la conclusione della ribellione di Ampsicora e quali furono le conseguenze per i Sardi?
Ampsicora era un valoroso combattente del fronte cartaginese, originario della Numidia e appartenente all'aristocrazia di Cornus. Dopo la sconfitta romana a Canne, capeggiò una rivolta anti-romana nel 215 a.C., sostenuto dalle popolazioni sarde locali.
Il Senato Cartaginese, approfittando della sconfitta romana a Canne, decise di appoggiare la rivolta di Ampsicora inviando un esercito di 15.000 uomini, comandati da Asdrubale il Calvo, per riconquistare la Sardegna.
La ribellione si concluse con la sconfitta dei ribelli sardi e delle truppe cartaginesi in una battaglia decisiva vicino a Cagliari, con oltre 12.000 vittime. Ampsicora, colpito dalla morte del figlio Osto, si tolse la vita, segnando la fine delle speranze di liberazione dalla dominazione romana per i Sardi.