Concetti Chiave
- Il dipinto, commissionato nel 1522 e realizzato da Correggio, è esposto alla Gemäldegalerie di Dresda e rappresenta un capolavoro dell'arte cinquecentesca italiana.
- La luce, simbolo della divinità di Gesù Bambino, illumina naturalmente i personaggi, dimostrando l'interazione tra il divino e il terreno senza valori ideologici.
- Ambientato in un ricovero d'animali tra rovine di un tempio romano, il dipinto simboleggia la transizione dall'era pagana alla nascita della nuova chiesa cristiana.
- La composizione diagonale e l'illuminazione conferiscono una grande profondità spaziale, caratteristica distintiva delle opere di Correggio.
- Il dipinto include vari personaggi, come la Sacra Famiglia e angeli, che celebrano la nascita di Gesù, trasmettendo elementi della teologia cristiana.
Il dipinto e la sua storia
Il dipinto, commissionato da Alberto Pratonieri nel 1522 e posto sull’altare della cappella di famiglia nella chiesa di San Prospero di Reggio Emilia, fu realizzato dal pittore fra il 1529 e il 1530. Attualmente è esposto alla Gemäldegalerie di Dresda. Si tratta di un capolavoro della produzione artistica del Correggio e uno degli esempi più significativi del genere “notturno” dell’arte cinquecentesca italiana. Per questo è chiamato anche La Notte, titolo per altro già presente nella commissione, in contrapposizione alla Madonna di S. Gerolamo, intitolato anche Il Giorno, da cui l’adorazione dei pastori, pur essendo simile per l’impostazione compositiva e per l’espressione gioiosa che da essa emana, ne differisce per la straordinaria illuminazione.
Luce e simbolismo
Simbolicamente, la luce proviene da Gesù Bambino, adagiato su di un giaciglio, di spighe, con una tale intensità che la donna, posta a sinistra, si ripara il viso con una mano, come riprova che ne resta abbagliata. Essa si riflette su tutti i presenti, squarciando l’oscurità della notte che avanza. Infatti, sullo sfondo si notano le creste dei monti che si stagliano su un cielo livido, ormai al crepuscolo. La luce è miracolosa ma senza alcun valore ideologico; infatti, nell’illuminare l’ambiente e i personaggi, essa segue le regole naturali: non illumina a seconda del grado di divinità degli astanti, ma a seconda della loro collocazione. Infatti, essa rischiara i personaggi collocati davanti al bambino e il viso della Madonna, ma non S. Giuseppe, collocato dietro mentre sta trattenendo l’asinello e che, pertanto resta nella più assoluta penombra. Questa sta a dimostrare che per il Correggio esiste un continuo interscambio fra ciò che è divino e ciò che è terreno, un aspetto che è spesso presente in tutte le sue opere.
Ambientazione e significato
La scena è ambientata, secondo la tradizione, in un ricovero d'animali, ricavato in quest'opera, tra le rovine di un tempio romano, che rappresenta la fine dell'era romana e pagana, a cui succede la nuova era segnata dalla nascita di Gesù Cristo, dalla sua morte e resurrezione e quindi dalla fondazione della nuova chiesa. Gesù Bambino è adagiato nudo sulla paglia, avvolto nella luce e questa è un’idea fondamentale che si ritrova nel Credo “Dio da Dio, Luce da Luce”. Il centro della tela è occupato anche dalla Vergine Maria che tiene affettuosamente il neonato fra le sue braccia; essa è la sola che può volgere lo sguardo verso il Bambino senza temere di essere abbagliata dalla potente luce. Dietro S. Giuseppe cerca di impedire all’asino di entrare a far parte della scena. Oltre alla Sacra famiglia, Correggio ha rappresentato il bue e due fanciulli che s'intravedono nell'oscurità della notte, una donna con il cesto dei due anatroccoli, che si ripara gli occhi, un giovane pastorello, felice, che invita ad inginocchiarsi con sé l'amico più anziano, appena giunto con il suo bastone ed il cane. In alto, angeli sono in adorazione di Gesù Bambino.
Composizione e profondità
L’illuminazione e la struttura compositiva in diagonale permette anche di ottenere una grande profondità spaziale del dipinto, caratteristica sempre presente nelle tele di Correggio. Nell’insieme si può affermare che la tela del Correggio è un modo per trasmettere all’osservatore elementi della teologia cristiana.
Domande da interrogazione
- Qual è la storia della commissione del dipinto e il suo significato?
- Come viene rappresentata la luce nel dipinto?
- Qual è l'ambientazione del dipinto e il suo significato simbolico?
- Chi sono i personaggi rappresentati nel dipinto e quale ruolo hanno?
- Quali tecniche compositive utilizza Correggio per creare profondità nel dipinto?
Il dipinto, commissionato da Alberto Pratonieri nel 1522 per l’altare della cappella di famiglia nella chiesa di San Prospero di Reggio Emilia, è un capolavoro del Correggio realizzato tra il 1529 e il 1530, attualmente esposto alla Gemäldegalerie di Dresda. È significativo per il suo genere “notturno” e rappresenta un momento di transizione tra l'era romana e la nascita di Gesù Cristo.
La luce proviene simbolicamente da Gesù Bambino, abbagliando i presenti e squarciando l'oscurità della notte. Essa illumina i personaggi in base alla loro posizione, evidenziando un continuo interscambio tra il divino e il terreno, un tema ricorrente nelle opere del Correggio.
La scena è ambientata in un ricovero d'animali tra le rovine di un tempio romano, simboleggiando la fine dell'era pagana e l'inizio della nuova era cristiana. La presenza di Gesù Bambino nudo sulla paglia, avvolto nella luce, riflette l'idea di "Dio da Dio, Luce da Luce".
Oltre alla Sacra Famiglia, il dipinto include un bue, due fanciulli, una donna con anatroccoli, un giovane pastorello e angeli in adorazione. Ogni figura contribuisce a creare un'atmosfera di gioia e venerazione attorno alla nascita di Gesù.
Correggio utilizza un’illuminazione strategica e una struttura compositiva diagonale per conferire grande profondità spaziale al dipinto, una caratteristica distintiva delle sue opere, che permette di trasmettere elementi della teologia cristiana all'osservatore.