Concetti Chiave

  • Alberto Burri ha rivoluzionato la pittura materica abbandonando le tecniche tradizionali tra il 1948 e il 1950, focalizzandosi su materiali eterocliti per le loro qualità espressive.
  • Utilizza materiali come catrame, olio e sacchi laceri, sostituendo la poetica del "bello" con quella del "brutto", che racconta la vita vissuta e l'umanità.
  • A differenza di altri artisti, Burri segue un ordine razionale nelle sue opere, cucendo e accostando materiali in modo visibile per creare disegni unici.
  • Il colore rosso nelle sue opere simboleggia il sangue e la violenza, mentre il nero rappresenta la morte e il bianco la rinascita, temi ricorrenti nel suo lavoro.
  • L'opera "Rosso Plastica" del 1962 utilizza plastica bruciata per evocare carne mutilata e ferite, riflettendo l'esperienza di Burri come medico e le esperienze belliche vissute.

L'evoluzione artistica di Burri

Alberto Burri, superando le tecniche tradizionali, tra il 1948 e il 1950 abbandona le tecniche tradizionali della pittura per prestare la sua attenzione all’uso di materiali diversi; questa sarà la strada che egli seguirà per tutta la vita, diventando così una dei massimi esponenti della pittura materica. Prima di lui, altri artisti hanno utilizzato materiali diversi: i cubisti con i loro collage, il polimaterismo dei futuristi, il ready-made di Duchamp, i montaggi di Ernst, le strane raccolte di Schwitters e delle mostre surrealiste, il materismo di Dubuffet. Tuttavia, esiste una differenza: Burri utilizza materiali eterocliti, i più disparati, strani e fuori del normale. Ma non lo fa perché egli è alla ricerca del nuovo né perché intende demitizzare la materia che è sempre stata considerata nobile nell’arte. Lo fa in funzione delle qualità espressive del materiale prescelto.

Materiali e poetica del brutto

Inizialmente, egli utilizza catrame, olio di vario tipo, smalto, tutti materiali che creano delle superfici dense e ricche di grumi che hanno una risposta diversa all’incidenza della luce. Gli oggetti sono sacchi laceri, sporchi, sdruciti e rammendati. Si tratta di una materia, povera, logorata dall’uso e dal tempo, buttata via per ché non serve più. Alla poetica del “bello” viene sostituita la poetica del “brutto”, cioè la poetica delle cose sformate che narrano la vita ormai vissuta, ma ricche di umanità, come succede per il viso di una persona anziana. Restando a questo livello, saremmo sulla scia di Schwitters che per preparare i suoi collages raccoglieva chiodi, pezzi di legno, piume di gallina, francobolli, tappi, ecc. Burri, però, va oltre. Infatti, egli realizza le sue opere seguendo un ben preciso ordine razionale; per esempio, accosta sacchi diversi, li cuce insieme facendo in modo che la cucitura sia ben visibile e si venga a creare un disegno; qualche volta, aggiunge un colore.

Tecniche e opere di Burri

Dal 1956, Burri aggiunge il tema della bruciatura che deforma maggiormente la materia e quello dei ferri. Qualche tempo dopo, comincia ad utilizzare la plastica bruciata, il ferro saldato in modo rozzo e il cellophane per arrivare negli anni Ottanta ad opere a base di cellotex, un materiale povero, anonimo, di uso industriale, soprattutto come isolante nell’edilizia: ottenuto pressando insieme particelle di segatura e colla. In tali realizzazioni, si ritrova i motivi grafici tradizionale della spirale che presentano, sotto forma stilizzata delle evocazioni del corpo femminile o dei motivi sessuali. La presenza alle varie mostre europee e americane è sempre stata costante

Significato e simbolismo nei colori

Fra le sue realizzazioni possiamo ricordare Rosso Plastica, del 1962, dalle dimensioni 81, 5 x 100 cm; essa è esposta alla Fondazione di Palazzo Albizzini di Città di Castello, la città natale dell’artista. Burri vi lavora la materia plastica di un rosso vivo, bruciata e modificata dal fuoco. L’apparenza è quella della carne umana mutilata e il tema della ferita, fisica o morale è evidente. Potrebbe trattarsi di una reminiscenza della formazione da medico dell’autore o degli orrori della guerra che ha vissuto personalmente. Il colore rosso associato sempre al nero, e a volte al bianco, è sempre presente nelle sue opere. Questi tre colori sono quelli fondatori della vita: il rosso è il simbolo del sangue e quindi della violenza, il nero rappresenta la morte e quindi il lutto mentre il bianco si ricollega al tema rinascita. Soltanto verso la fine della vita, egli utilizza il blu e il verde.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'approccio innovativo di Burri rispetto ai materiali artistici?
  2. Burri abbandona le tecniche tradizionali della pittura per utilizzare materiali eterocliti e diversi, non per cercare il nuovo, ma per esprimere le qualità del materiale stesso, diventando un esponente della pittura materica.

  3. Come si manifesta la poetica del "brutto" nelle opere di Burri?
  4. Burri utilizza materiali poveri e logorati, come sacchi laceri, per esprimere la vita vissuta, sostituendo la poetica del "bello" con quella del "brutto", che racconta storie di umanità e esperienza.

  5. Quali tecniche distintive ha sviluppato Burri nel corso della sua carriera?
  6. A partire dal 1956, Burri introduce la bruciatura e l'uso di materiali come plastica bruciata e ferro saldato, culminando in opere con cellotex, un materiale industriale, creando composizioni grafiche evocative.

  7. Qual è il significato simbolico dei colori nelle opere di Burri?
  8. I colori rosso, nero e bianco nelle opere di Burri simboleggiano rispettivamente la violenza, la morte e la rinascita, riflettendo temi profondi come la ferita fisica e morale, influenzati dalla sua formazione medica e dalle esperienze di guerra.

  9. In che modo Burri ha influenzato il panorama artistico europeo e americano?
  10. Burri ha mantenuto una presenza costante nelle mostre europee e americane, contribuendo significativamente all'evoluzione dell'arte contemporanea attraverso il suo approccio innovativo e l'uso di materiali non convenzionali.

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