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Concetti Chiave

  • Il ritratto nell'arte egiziana è impersonale, basandosi su abbigliamento e iscrizioni piuttosto che sulla fisionomia del soggetto.
  • La tradizione dell'arte egiziana ha mantenuto uno schema convenzionale di rappresentazione per secoli, senza grandi variazioni.
  • In epoca romana, i ritratti diventano più realistici, mostrando fedeltà ai volti e ai dettagli, specialmente nei ritratti funerari.
  • Con l'influenza della religione orientale, l'arte romana sviluppa una concezione ieratica del ritratto, specialmente per gli imperatori.
  • Nell'epoca bizantina, il ritratto assume una forma simbolica, enfatizzando il ruolo del soggetto piuttosto che la sua fisionomia.

Il ritratto nell'arte egiziana

Il ritratto è la rappresentazione della fisionomia o dell’intera figura di una determinata persona. Per motivi diversi, l’aspetto può subire delle trasformazioni ed è questo che fa la differenza nel corso dei secoli.

Nell’arte egiziana, il ritratto è piuttosto impersonale e l’identificazione si basa non tanto sulla fisionomia quanto sull’abbigliamento, sull’acconciatura e sulle iscrizioni a tal punto che una statua potrebbe rappresentare un personaggio od altro, cambiandone solo il nome. Nell’arte egizia, tale schema convenzionale, fissato dalla tradizione, rimarrà identico per secoli.

Anche nell’

Il ritratto a Roma

Tuttavia, verso la fine dell’età repubblicana, a Roma, il ritratto acquista un aspetto più realistico, probabilmente perché era sorta l’abitudine di conservare le maschere mortuarie nell’atrio della “domus”. Pertanto i personaggi sono rappresentati con grande fedeltà, con volti ossuti e rugosi, il che produce spesso dei forti chiaro scuri. Questo vale per i ritratti funerari, mentre in quelli ufficiali continua a dominare il gusto per le sfumature sottili e raffinate. A partire dal IV secolo d.C. sotto l’influenza della religione orientale e della concezione assolutistica dell’imperatore, a Roma si afferma una nuova concezione della ritrattistica. Infatti, l’imperatore è considerato una divinità e le sue forme devono essere regolari e simmetriche. In genere esso è rappresentato con gli occhi spalancati che danno al volto un aspetto ieratico, preannunciando così l’arte bizantina.

Il ritratto in epoca bizantina

In epoca bizantina, il ritratto serve a dare una forma simbolica al ruolo ricoperto dal soggetto, invece di tendere a rappresentare il carattere o la fisionomia, aspetto che resterà attuale anche per tutto il Medio Evo.

Domande da interrogazione

  1. Qual è la principale differenza tra il ritratto nell'arte egiziana e quello romano?
  2. Nell'arte egiziana, il ritratto è impersonale e si basa su elementi come abbigliamento e iscrizioni, mentre a Roma, specialmente verso la fine dell'età repubblicana, il ritratto diventa più realistico, rappresentando fedelmente i volti dei soggetti (come indicato nel testo).

  3. Come cambia la concezione del ritratto a Roma a partire dal IV secolo d.C.?
  4. A partire dal IV secolo d.C., sotto l'influenza della religione orientale, il ritratto romano si evolve per rappresentare l'imperatore come una divinità, con forme regolari e simmetriche, e un aspetto ieratico, preannunciando l'arte bizantina (come descritto nel testo).

  5. Qual è la funzione del ritratto nell'epoca bizantina?
  6. In epoca bizantina, il ritratto assume una funzione simbolica, rappresentando il ruolo del soggetto piuttosto che il suo carattere o la sua fisionomia, un aspetto che continuerà a essere rilevante anche nel Medioevo (secondo quanto riportato nel testo).

Domande e risposte

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