Eroe ed antieroe
Un viaggio tra letterature, filosofie, scienze e storia
L’immagine e i caratteri fisici e psicologici dell’eroe in letteratura mutano con il passare dei secoli. Dall’Antichità fino all’Età Contemporanea si è svolta una continua revisione del tema, legata alle evoluzioni sociali e culturali della civiltà europea.
Per ripercorrere la lenta evoluzione della figura dell’eroe in letteratura, anche se ci si accontenta di esaminare alcuni esempi di maggiore significato, è indispensabile partire dalle origini e proseguire con un’analisi che almeno interessi le grandi periodizzazioni storiche. Nell’Antichità i modelli di eroe che influenzano non solo la letteratura successiva e l’arte in generale, ma persino l’immaginario dell’uomo greco e romano, sono inizialmente rintracciabili nei due immortali poemi omerici.
L’eroe è l’essere coraggioso che ha successo in guerra; è l’essere “bello e buono” (καλος και αγαθος), è colui che non deve esitare davanti al pericolo ed è colui che sa dare consigli ragionevoli di fronte ad un’assemblea.
Fondamentale, comunque, per la riuscita delle sue imprese è la capacità di adeguarsi al volere degli dei e all'ineluttabilità del destino; macchiarsi di hybris, l'eccesso d'orgoglio, significa andare incontro alla rovina. Nella civiltà classica l’eroe è fondamentale nella vita quotidiana: rappresenta il cittadino ottimo sia greco, perché provvisto di tutte le qualità che l’uomo greco esalta, sia romano, in quanto depositario di tutte le qualità del mos maiorum.
Secondo Platone, gli eroi sono semidei, nati o da un Dio innamorato d’una donna mortale o da un uomo mortale innamorato di una Dea. Ovviamente, con questa definizione, Platone confinava la nozione di eroe alla sfera del mito (“Età degli eroi”). Il filosofo Aristotele definisce gli eroi fisicamente e spiritualmente “superiori ai comuni mortali”. La mitologia e l’epica antica esaltano gli eroi a modelli di forza e virtù, esemplari per onore, gloria, difesa della patria e solidarietà verso gli alleati.
Ma parallelamente alla storia e all’evoluzione dell’eroe, si sviluppa il suo opposto: l’antieroe. L’antieroe è un personaggio calato in un contesto eroico ma osservato con un’ottica realista. Dotato di razionalità, realismo e mancanza di ideali.
L’Età classica
Dal mito alla poesia
La figura di Giasone nelle Argonautiche di Apollonio Rodio
Valoroso e opportunista, insensibile e temerario, Giasone è l’eroe più controverso del mondo greco. In lui l’audacia si mescola spesso all’irresolutezza, e il senso dell’onore lascia il posto al calcolato cinismo con cui sfrutta i sentimenti dell’amante Medea per conquistare il Vello d’oro. Un personaggio ambiguo, un “antieroe” radicalmente diverso dagli epici guerrieri dei poemi omerici.
Per la prima volta nel mondo epico emerge un personaggio, un eroe che si mostra in prima persona come uomo. Nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, Giasone è descritto come inadeguato, fragile, indeciso, scialbo. Eppure egli è uno dei più antichi eroi classici, preesistente persino ai personaggi di Omero. Una figura venerata in molte città greche. A differenza di molti altri eroi greci, Giasone non ha, tra i suoi parenti più immediati, eroi o divinità ma può vantare – pur sempre – una discendenza divina.
Esone, suo padre, è figlio del re di Tessaglia Creteo, figlio di Eolo, re dei venti.
Giasone, fautore di un’impresa che lo spaventa e lo paralizza, appare come un personaggio dominato dall’ἀμηχανία, frustrante sentimento di inadeguatezza e di impotenza, e dalla τύχη, la sorte, oscura e inconoscibile, che domina sugli uomini e riduce gli dei a semplici spettatori. Egli appare profondamente contraddittorio: è un guerriero ma non ha capacità eroiche; ha fascino ed abilità oratorie, ma non è assolutamente in grado di compiere imprese e nasconde un animo fragile ed esitante.
Questa discrepanza tra interiorità ed esteriorità dilania il giovane e lo riduce a una condizione di completa passività; la debolezza dell’eroe greco è totale, rivelando un quasi prototipo anticipatore dell’inetto moderno, incapace sia nelle gesta eroiche, sia nella propria vita di essere umano.
Esempio eclatante delle predette caratteristiche è il colloquio che Giasone ha con Tifi, il timoniere della nave: qui infatti dichiara apertamente la propria angoscia e il proprio smarrimento, perché oppresso dal peso della responsabilità di un’impresa che non ha mai cercato veramente.
“Τῖφυ, τίη μοι ταῦτα παρηγορέεις ἀχέοντι;
ἤμβροτον ἀασάμην τε κακὴν καὶ ἀμήχανον ἄτην.
χρῆν γὰρ ἐφιεμένοιο καταντικρὺ Πελίαο
αὐτίκ’ ἀνήνασθαι τόνδε στόλον, εἰ καὶ ἔμελλον
νηλει&ῶς μελειöστὶ κεδαιόμενος θανέεσθαι:
νῦν δὲ περισσὸν δεῖμα καὶ ἀτλήτους μελεδῶνας
ἄγκειμαι, στυγέων μὲν ἁλὸς κρυόεντα κέλευθα
νηὶ διαπλώειν, στυγέων δ’, ὅτ’ ἐπ’ ἠπείροιο
βαίνωμεν. πάντῃ γὰρ ἀνάρσιοι ἄνδρες ἔασιν.”
Il tema dell’eroe nella letteratura latina. La torsione del mito in politica
Nel momento massimo dell’affermazione di Roma nel Mediterraneo, a seguito di guerre esterne e di lotte anche intestine, la letteratura viene vista come strumento di grande utilità per la creazione di “miti di fondazione” che fossero piegati ad un vero e proprio scopo politico: quello di consacrare e dare fondamento “religioso” al potere romano, cioè al potere imperiale. Dei mitici eroi greci la figura di Enea conserva alcuni tratti peculiari, ma Virgilio vede in lui soprattutto l’uomo nel quale si incarnano le virtù tradizionali che hanno fatto di Roma la maggiore potenza del mondo antico. Egli, il “padre”, racchiude in sé i principali valori che stanno alla base della società romana antica, quali la fides, la fortitudo e la patientia. In questo contesto l’eroe è la figura che fonda Roma e la cui discendenza – di origini divine – dà luogo alla creazione dell’Impero. “Possis nihil Urbe Roma visere maius” ORAZIO (Che tu non possa mai vedere nulla di più grande di Roma.)
Cesare e Pompeo nella Pharsalia di Lucano
Bellum Civile o Pharsalia di Lucano. Di altro carattere è il poema di Lucano. In antitesi all’Eneide nella Pharsalia il tema dell’eroe e dell’antieroe perde i connotati mitologici e il potere – già mitizzato – svela tutto il suo contenuto di violenza. L’opera tratta della guerra civile tra Cesare e Pompeo, dal Rubicone fino ad Alessandria, passando per la decisiva battaglia di Farsàlo (da cui la "variante" al titolo). A scontrarsi non sono solo due eserciti, quanto piuttosto due opposte concezioni e schieramenti politici.
Collegamenti
Eroe ed antieroe: dall'antichità classica all'età contemporanea, percorso
- Greco - La figura di Giasone nelle Argonautiche di Apollonio Rodio
- Latino - Cesare e Pompeo nella Pharsalia di Lucano
- Fisica - L'eroe scienziato Michael Faraday
- Filosofia - Lo spirito del mondo a cavallo di Hegel, il superuomo di Nietzsche, l'individuo comune anonimo statistico di Capograssi
- Italiano - Il superuomo di d'Annunzio, l'inetto di Svevo
- Inglese - L'Ulysses di James Joyce
- Storia - L'eroe dittatore: Mussolini, Hitler e Stalin