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Anno

scola

L’inibizione

. Andrea Camorani

Liceo Classico G. Cesare \ M. Valgimigli

Anno scolastico 2008/2009

Ho sviluppato questo elaborato interdisciplinare intorno al concetto della parola “inibizione”.

Il termine deriva dal latino inhibere, che significa trattenere, impedire, arrestare.

Questo tema suscita in me un grande interesse, perché rappresenta il grande dilemma dell’esistenza: tutti siamo inibiti, in realtà nessuno riesce ad essere veramente se stesso in qualsiasi occasione.

Come Freud enunciò nelle sue tesi, l’insieme di insegnamenti e l’educazione che riceviamo sin da bambini costituiscono il super-io, che è un potente freno inibitorio ai nostri sentimenti, alle nostre azioni e ai nostri pensieri, destinati a dover rimanere latenti e insoddisfatti per molto tempo nel nostro inconscio.

Ma tutto questo è un bene? Sì, è vero che senza controllo saremmo come gli animali, ma è anche vero che l’inibizione ha delle conseguenze su di noi, Freud stesso trovò la radice dell’infelicità continua dell’uomo proprio nell’inibizione.

La società industriale ha portato innumerevoli benefici all’uomo, ed ha migliorato la vita di tutti noi, ma d’altra parte non ci sentiamo mai totalmente appagati, poiché cerchiamo sempre delle soddisfazioni che noi stessi ci impediamo di raggiungere.

Durante l’800 e il 900, se noi la ricerchiamo, l’inibizione è protagonista, e solo in età avanzata gli intellettuali e gli artisti cercheranno finalmente di sconfiggerla, di liberarsene il più possibile.

La tesi si sviluppa in un percorso verso la sconfitta dell’inibizione, che secondo me culmina con il movimento futurista.

Anche quel malessere tipico dei poeti simbolisti, come Baudelaire in Francia e Rilke in Germania, è inibizione: l’impossibilità di uscire da un tunnel senza uscita, e di poter vedere la felicità solo in lontananza, potendola solo sfiorare in particolari momenti, con brevi sfizi, ma mai poterla afferrare saldamente.

Il movimento espressionista è la dimostrazione che la società industriale, con tutte le sue promesse, non è riuscita a portare la felicità, ma solo a riempire le tasche di qualche ricco magnate: gli artisti esprimono il loro disgusto per la società del loro tempo, e nelle loro opere distorcono la realtà per esprimere il loro stato d’animo, e la loro voglia di fuga dalla realtà che li imprigiona.

T.S. Eliot, nelle sue opere, descrive quello che gli uomini sono diventati dopo secoli e secoli di inibizione: dei morti viventi, delle maschere, non realmente prive di personalità, ma inconsapevoli di averne una.

L’inibizione dell’uomo moderno nelle opere di Eliot è tale, che i personaggi non hanno la forza di combatterla, poiché la vedono come la normalità, l’esempio migliore lo troviamo sicuramente nell’opera “The love song of Alfred J. Prufrock”.

Precedentemente però, un vero profeta aveva parlato: Friedrich Nietzsche infatti fu il primo a denunciare l’inibizione che è la piaga della società occidentale, iniziata col razionalismo di Socrate.

Nella sua critica totale all’occidente, Nietzsche crea la prima vera rivolta all’inibizione, e riporta alla luce lo spirito dionisiaco seppellito negli angoli più profondi della nostra anima.

Sempre Nietzsche presenta infine il modello da seguire, l’Übermensch, l’uomo libero dalle catene, capace di vivere la vita e di valorizzarla, potendo assaporare il gusto della felicità.

Il movimento futurista, con il suo attacco al passato e ai vecchi canoni, delinea finalmente una società nuova, con regole completamente diverse, totalmente contrarie a quelle tradizionali, e di conseguenza una società senza inibizione.

Baudelaire: spleen et ideal

Baudelaire, précurseur du symbolisme, vie l’inhibition à travers de deux dimensions parallèles: le spleen et l’idéal.

Le spleen représente l’angoisse de vivre, une insatisfaction continuelle, déterminée par l’ennui, et l’incapacité de l’homme d’entrer en symbiose avec les éléments fragmentés de la nature.

Le spleen provoque donc à Baudelaire une grande souffrance, parce qu’il tende à l’idéal, mais en retombant toujours dans le spleen, il ne rejoint jamais un point d’arrivée.

L’idéal, au contraire, représente l’élévation, celle particulière situation où l’homme se sent réalisé, dans un monde supérieur.

Dans le poème “élévation” Baudelaire utilise ces mots:

bien loin de ces miasmes morbides,

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