Socrate, essendo il più sapiente di tutti, e avendo vissuto nella maniera più virtuosa, così parlò in sua difesa nel processo di morte, da non sembrare di essere supplice o colpevole, ma maestro o signore dei giudici. Anzi , benchè l'eloquentissimo oratore Lisia gli avesse portato un'orazione scritta, perchè la imparasse a memoria, allo scopo di servirsene in propria difesa nel processo, se gli sembrava opportuno, la lesse non malvolentieri e affermò che era scritta in maniera adatta, "ma" - aggiunse - come, se mi avessi portato i calzari di Sicione, non li avrei utilizzati, nonostante siano comodi e adatti ai piedi, perchè non sono da uomo", così quel discorso gli sembrava eloquente ed impostato bene,ma non forte e da uomo. Così anch'egli fu condannato; non solo al primo giudizio, su cui i giudici stabilivano solo se condannarlo o assolverlo, ma anche per quei giudizi successivi, che dovevano emettere una seconda volta secondo le leggi.