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I fenomeni pseudo vulcanici


Dalle torbiere, per decomposizione di torbe o di altri residui palustri, e soprattutto dai giacimenti petroliferi, spesso si sprigiona del metano, che è utilizzato per usi domestici ed industriali, per la produzione di energia elettrica, per la fabbricazione di resine sintetiche e di fertilizzanti. A volte, i gas a bassa temperatura, accompagnati da un po’ di petrolio, nello sprigionandosi attraverso terreni facilmente disgregabili ed imbevuti di acque, formano i vulcani di fango. Queste emanazioni di metano non hanno nulla a che fare con il vulcanesimo e la denominazione “vulcano di fango” è impropria.
Si tratta di un fango salato che si accumula costruendo piccoli coni di qualche metro anche se in Caucasia ne esistono alti anche centinaia di metri. Essi sono numerosi in Italia; nell’ Appennino emiliano vengono chiamati “salse” ed emanano soprattutto metano, in Sicilia, alle falde occidentali dell’Etna, si chiamano “salinelle” ed emanano anidride carbonica. In provincia di Agrigento, essi sono chiamati “maccalube” e di solito emettono metano e durante i momenti culminanti, possono emettere in abbondanza anche idrogeno solforato.
Qualche volta, le eruzioni dei vulcani di fango possono essere anche molto violente. L’eruzione del 1835 della salsa di Sassuolo, in provincia di Modena, dopo una forte esplosione, una colonna di denso fumo, accompagnato da fiammelle, s’innalzò fino a raggiungere cinquanta metri di altezza e da essa cominciarono a cadere sassi e fanghiglia in enormi quantità.
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