Concetti Chiave
- Locke considera la proprietà privata un diritto inalienabile, legato al lavoro e alla sua valorizzazione.
- La raccolta dei frutti dalla terra aggiunge valore grazie al lavoro, ma la terra rimane comune e accessibile a tutti.
- L'uso del denaro nasce dallo scambio di beni non deteriorabili, consentendo l'accumulo di ricchezza e la legittimazione della diseguaglianza.
- Secondo Locke, l'accumulo di ricchezza è un diritto naturale, indipendentemente dalla povertà degli altri individui.
- Locke giustifica la proprietà privata e la diseguaglianza sociale all'interno dello stato di natura, in cui gli uomini accettano l'uso del denaro.
Il diritto inalienabile della proprietà privata
Il fatto che la proprietà privata sia per Locke un diritto inalienabile comporta però alcuni problemi. Occorre dimostrare la motivazione per la quale la proprietà privata viene considerata un diritto inalienabile. Locke dedica una parte del secondo trattato a fare questa dimostrazione. Mette in scena una storia della nascita della proprietà privata e afferma che Dio ha dato la terra in comune a tutti gli uomini perché appunto se ne servissero.
Il lavoro e il valore aggiunto
Dunque, ciascuno può prendere dalla terra tutto ciò di cui ha bisogno per vivere. Però, nel momento in cui si raccoglie un frutto per mangiarlo, il fatto di raccogliere quel determinato frutto, nonché il proprio lavoro, va ad aggiungere valore a quel frutto, poiché vi è il lavoro di raccolta. Dunque il lavoro è alla base della proprietà privata. Il frutto che si raccoglie ha un valore aggiunto dato dal lavoro e quindi diventa proprio, poiché si è aggiunto il lavoro. Ovviamente però nessuno vieta un altro individuo di raccogliere i frutti che vuole in quanto la terra è comune. L’unico limite che Dio ha dato è non sprecare i beni della terra, quindi si possono raccogliere tutti i frutti che si vogliono però poi li si deve consumare e non accumulare per poi farli marcire.
L'origine del denaro e la diseguaglianza
Nessuno, inoltre, può vietare all’altro di scambiare questi frutti con altri frutti e qui nasce il baratto. Quindi è possibile scambiare i frutti con altri tipi di beni, ad esempio conchiglie, sassolini luccicanti, pezzi di metallo. Ovviamente c’è una differenza tra la frutta e la conchiglia, il sassolino o il pezzo di metallo in quanto questi ultimi non si deteriorano, mentre la frutta si deteriora, al contrario i sassolini possono essere accumulati senza che questo accumulo possa avere un limite. È così che nasce l’uso del denaro perché gli uomini cominciano a dare un valore a questi oggetti che ritengono preziosi e a scambiarli con altre tipologie di merci; l’uso del denaro consente quindi l’accumulo della ricchezza. Secondo Locke tutto ciò avviene nello stato di natura, dove gli uomini si accorgono dell’uso del denaro.
Gli uomini quindi ammettono la possibilità di accumulare ricchezza e di conseguenza ammettono la diseguaglianza economica che per Locke diventa un diritto come tutti gli altri. Secondo Locke, gli uomini hanno il diritto di accumulare quanta ricchezza vogliono, non importa che un altro uomo sia poverissimo, in quanto non dipende dall’uomo che ha accumulato in quanto quest’ultimo ha accumulato in maniera legittima perché tale accordo è stato fatto nell’ambito dello stato di natura. In questo modo, Locke giustifica la proprietà privata come diritto inalienabile perché essa è legata al lavoro e nasce nello stato di natura; giustificando inoltre l’uso del denaro Locke giustifica e legittima anche la diseguaglianza sociale.
Domande da interrogazione
- Perché Locke considera la proprietà privata un diritto inalienabile?
- Qual è il ruolo del lavoro nella formazione della proprietà privata secondo Locke?
- Come nasce l'uso del denaro secondo Locke?
- Qual è la posizione di Locke riguardo alla diseguaglianza economica?
Locke considera la proprietà privata un diritto inalienabile perché la giustifica attraverso la storia della nascita della proprietà, affermando che Dio ha dato la terra in comune a tutti gli uomini, e che il lavoro aggiunge valore ai beni raccolti, rendendoli propri.
Il lavoro è fondamentale per Locke poiché aggiunge valore ai frutti raccolti, trasformandoli in proprietà privata. Senza il lavoro, i beni rimarrebbero comuni, e il diritto alla proprietà si basa proprio su questo valore aggiunto.
L'uso del denaro nasce quando gli uomini iniziano a scambiare beni, come frutti e oggetti non deteriorabili, riconoscendo un valore a questi ultimi. Questo scambio consente l'accumulo di ricchezza, che Locke colloca nello stato di natura.
Locke giustifica la diseguaglianza economica come un diritto legittimo, affermando che gli uomini possono accumulare ricchezza senza preoccuparsi della povertà altrui, poiché tale accumulo avviene in modo legittimo nello stato di natura.