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Concetti Chiave

  • La prima legge di natura di Locke enfatizza la sopravvivenza, riconoscendo che essa non dipende dalla vita che ci è stata data, ma dalla nostra ragione e da un riferimento divino.
  • Il potere del Leviatano, generato dal patto sociale, è assoluto ma deve ancora garantire la difesa della vita, poiché la vita stessa non è di sua competenza.
  • Nello stato di natura, Locke distingue tra libertà e licenza, sostenendo che la libertà implica il rispetto per la vita altrui, evitando conflitti e subordinazioni.
  • Locke chiarisce che il potere nello stato di natura è legittimo se conforme alla legge naturale, permettendo di definire il potere come diritto, legato alla sopravvivenza individuale.
  • Paragonando lo stato di natura all'infanzia, Locke suggerisce che è una condizione storica dimenticata, simile ai primi mesi di vita, di cui l'umanità non ha piena consapevolezza.

La legge di natura secondo Locke

Particolarmente significativo è il fatto che la prima legge di natura in Locke sia molto simile a quella di Hobbes, per cui si ha un terzo terreno di coincidenza: la nostra ragione riconosce in prima istanza la necessità di conservazione, di mantenere la vita, ma la legge di natura può non essere sufficiente (come in San Tommaso, perché rischia di entrare in conflitto) perché le due istanze radicali della prima legge di natura (la sopravvivenza: mantenere la propria vita o salvare un figlio) configgono. Se, come Hobbes, Locke afferma che la prima legge di natura è il sopravvivere, al tempo stesso (dando un riferimento a Dio) considera in nostro possesso la sopravvivenza e non la vita: la vita non dipende da noi.

Il potere del Leviatano

Il potere del Leviatano è assoluto perché, una volta generato esso stesso dal patto, è sciolto da tutte le leggi ed è sciolto dal patto stesso, ma non è sciolto dalla difesa della vita, perché essa non dipende da lui, non è lui che la istituisce; Locke prende questa tesi e la lega alla proprietà della vita («essi sono proprietà di colui di cui sono opera»), la prima legge di natura tiene insieme il fatto che il fondamento è divino e che essa non è una legge divina, per questo è la nostra razionalità. La legge di natura lavora sulla sopravvivenza, il riferimento a Dio lavora sull’origine della vita e sul suo possesso.

Qual è il rapporto tra libertà e sopravvivenza nello stato di natura?

Locke arriva a sostenere che nello stato di natura abbiamo una libertà che non è una licenza, cioè non è quella del diritto di tutti su tutto (persino alla vita degli altri), una delle motivazioni per cui secondo Locke lo stato di natura non è uno stato di guerra risiede nel fatto che egli porta la distinzione tra diritto alla sopravvivenza e possesso della vita dentro allo stato di natura, non la fa lavorare soltanto nel momento in cui pattuiamo. In virtù di questa consapevolezza si può permettere di dire che non c’è subordinazione ammissibile e che tutto quello che nello stato di natura si può fare incontra il limite della vita degli altri: «Nello stato di natura, un uomo consegue un potere su un altro; ma non il potere assoluto o arbitrario di disporne secondo le ire passionali o la stravaganza senza limiti della sua volontà». Nello stato di natura la gente non sta insieme perché si ama, ma perché non ha la libertà di distruggere né se stesso, né ogni altra creatura: c’è già socialità, che non è un moto di amore o benevolenza, ma perché guidato dalla legge naturale (Dio ha la proprietà di noi, ragione=prima legge naturale) l’uomo distingue già tra sopravvivenza e vita, per cui non rivendica il diritto alla propria vita (a darsi la morte) o a quella degli altri.

Razionalità e diritto in Locke

«Il quadro di perfetta razionalità che il discorso viene delineando permette di affrontare il problema di quella che sembra un’implicita confusione fra potere e diritto in Locke. In effetti, quando Locke nel Secondo trattato parla di potere posseduto nello stato di natura intende un potere conforme alla legge naturale e cioè un potere legittimo, che quindi coerentemente può chiamarsi diritto. Così, ad esempio, Locke si può permettere di dire che un uomo, non avendo potere sulla propria vita, non può dare ad altri il potere su di essa. Ossia, non può trasferire a qualcuno più potere di quello che possiede. Infatti, ciascuno ha il potere, datogli dalla legge di natura, alla propria sopravvivenza, ma non sulla propria vita: ciascuno ha il diritto e il dovere di conservarsi, ma nessuno ha il diritto e tantomeno il dovere di suicidarsi» (Adriana Cavarero, contributo ne Il contratto sociale nella filosofia politica moderna).

Lo stato di natura e l'infanzia

Locke paragona lo stato di natura, rispetto alla vita dell’umanità, all’infanzia rispetto alla vita di una persona: c’è stato ma nessuno se lo ricorda (come i primi mesi della propria vita). Questo fa sì che lo stato di natura non sia un esperimento mentale, ma nemmeno esplicitamente individuabile: «Per gli stati, infatti, è come per le singole persone: sono comunemente ignoranti della loro nascita e della loro infanzia; e se ne sanno qualcosa, lo devono alle notizie casualmente raccolte da altri». «Se infatti, ovviamente, ognuno può volontariamente togliersi la vita, tuttavia così facendo egli ricorre ad un potere che non è conforme alla legge naturale ed è quindi contrario alla sua ragione. Se si fa schiavo di chi che sia, o si sottomette al potere assoluto e arbitrario di altri che possano togliergli a loro piacimento la vita, non compie alcun trasferimento di potere, perché non può trasferire un potere che non ha. Ma viola semplicemente la legge di natura con una sorta di suicidio per mano altrui. Piano del diritto e piano del potere vengono dunque a coincidere, sia nell’individuo, sia nei meccanismi di trasferimento dell’individuo ad altri» (Adriana Cavarero, contributo ne Il contratto sociale nella filosofia politica moderna).

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la prima legge di natura secondo Locke e come si differenzia da quella di Hobbes?
  2. La prima legge di natura secondo Locke è la sopravvivenza, simile a quella di Hobbes, ma Locke sottolinea che la vita non dipende da noi, mentre la sopravvivenza sì. Questo crea un conflitto tra la necessità di mantenere la vita e il diritto di salvare un figlio.

  3. In che modo il potere del Leviatano è considerato assoluto secondo Locke?
  4. Il potere del Leviatano è assoluto perché, una volta generato dal patto, è sciolto da tutte le leggi e dal patto stesso, ma deve comunque difendere la vita, che non è istituita da lui, ma è un diritto naturale.

  5. Come Locke definisce la libertà nello stato di natura?
  6. Locke definisce la libertà nello stato di natura come una condizione che non è una licenza, poiché non consente il diritto di disporre della vita degli altri. La libertà è limitata dalla legge naturale, che guida le interazioni tra gli individui.

  7. Qual è la distinzione tra potere e diritto secondo Locke?
  8. Locke afferma che il potere posseduto nello stato di natura è conforme alla legge naturale e quindi legittimo, il che significa che non si può trasferire a qualcun altro un potere maggiore di quello che si possiede, in particolare riguardo alla vita.

  9. In che modo Locke paragona lo stato di natura all'infanzia?
  10. Locke paragona lo stato di natura all'infanzia, suggerendo che entrambi sono stati di ignoranza riguardo alla propria origine. Così come le persone non ricordano i primi mesi di vita, gli stati non sono consapevoli della loro nascita e della loro infanzia.

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