Concetti Chiave
- La fenomenologia rappresenta la sintesi per la conciliazione tra finito e infinito, evolvendo da un concetto socio-economico a uno filosofico.
- La scissione tra finito e infinito evidenzia la netta separazione tra la coscienza umana, mutevole, e quella divina, immutabile.
- La condizione della coscienza infelice illustra la subalternità dell'uomo a Dio, creando un contrasto tra ciò che è trasmutabile e intrasmutabile.
- Il fallimento della pretesa di cogliere l'assoluto in una forma sensibile rende la coscienza infelice distante dalla realtà divina, considerata incomprensibile.
- Hegel descrive tre sotto-figure della coscienza infelice: devozione, mortificazione e il tentativo di annullarsi, che rappresentano vari approcci nel cercare Dio.
Sintesi della fenomenologia
Può essere considerata la sintesi di tutta la fenomenologia perché solo tramite essa si giunge dialetticamente alla conciliazione e alla fusione tra finito e l’infinito. Passa da una figura socio-economica a una filosofica.
Scissione tra finito e infinito
La scissione è tra il finito e l’infinito, tra l’uomo e Dio viene presentata come la separazione netta tra la coscienza mutevole (umana) e quella immutabile (Dio).
Coscienza infelice e religiosità
Questa scissione diviene esplicita nella figura della coscienza infelice. E’ la tipica condizione del mistico, della religiosità medioevale, in cui l’uomo si sottomette totalmente a Dio che è lontano da lui e contrapposto in maniera irreversibile. Questa separazione si manifesta come l’antitesi tra trasmutabile e intrasmutabile.
Ebraismo e cristianesimo
Questa è la situazione propria dell’ebraismo (Hegel proietta la questione in termini storico-religiosi). Richiama la religiosità ebraica, quella storica del vecchio testamento in cui l’uomo viveva sottomesso totalmente a Dio da cui faceva dipendere tutta la sua vita →richiama il rapporto servo-padrone. In seguito, espone un secondo momento, il cristianesimo in cui si vive l’esperienza di Dio che si incarna (questa è la situazione tipica del cristianesimo medioevale). Richiama situazioni storico filosofiche arcaiche.
Fallimento della pretesa assoluta
Dio incarnato è visto come una realtà effettuale (che è presente e si vede) e si è convinti di cogliere l’assoluto. Tuttavia, la pretesa di cogliere l’assoluto in una presenza particolare e sensibile è destinata al fallimento, inoltre, la storicità di Cristo non fornisce alla fede un base documentaria poiché non è sufficiente. Non consegna alla fede un fondamento storico perché per l’uomo è incomprensibile logicamente il concetto di Dio che si fa uomo e, per i posteri rimane una sorta di mito. Per cui resta trascendente e lontano.
Infelicità della coscienza
La coscienza, quindi, è infelice perché non può raggiungere questa realtà da cui si vede distaccata.
Sotto-figure della coscienza infelice
L’infelicità della coscienza è descritta da Hegel tramite tre sotto-figure: Devozione: è un atteggiamento, una componente del isterismo, è qualcosa di irrazionale e religioso, il pensiero non è ancora speculativo, no si esprime filosoficamente. La devozione è una sorta di Fare o operare: la coscienza cerca di esprimersi nel mondo e nel lavoro, rinunciando ad un contatto immediato con Dio, ma finendo per riconoscere come appartenenti a Dio le proprie opere. L’uomo si annulla e proietta se stesso in altro.
Mortificazione: Hegel vede in questo atteggiamento il voler annullare il proprio corpo. Nella massima esasperazione si capisce che ciò che si cerca non è altro che se stessi. Tentando invano di conoscere Dio, La coscienza si rende conto di essere essa stessa Dio, l’universale, il soggetto assoluto.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della scissione tra finito e infinito nella fenomenologia?
- Come si manifesta la coscienza infelice nella religiosità medievale?
- Qual è il fallimento della pretesa assoluta nel cristianesimo secondo Hegel?
- Quali sono le sotto-figure della coscienza infelice descritte da Hegel?
La scissione tra finito e infinito rappresenta la separazione tra la coscienza mutevole dell'uomo e quella immutabile di Dio, evidenziando una netta opposizione tra l'esperienza umana e la trascendenza divina.
La coscienza infelice si manifesta nella sottomissione totale dell'uomo a Dio, percepito come distante e contrapposto, creando un'antitesi tra il trasmutabile e l'intrasmutabile, tipica della condizione mistica.
Hegel sostiene che la pretesa di cogliere l'assoluto attraverso la figura di Dio incarnato è destinata al fallimento, poiché la storicità di Cristo non fornisce un fondamento logico e documentario alla fede, mantenendo Dio trascendente e lontano.
Hegel descrive tre sotto-figure della coscienza infelice: la devozione, che rappresenta un atteggiamento irrazionale e religioso; la mortificazione, che implica l'annullamento del corpo; e la consapevolezza che, cercando Dio, la coscienza si rende conto di essere essa stessa l'universale e il soggetto assoluto.