Concetti Chiave
- Kierkegaard ha vissuto un'infanzia segnata da una rigida educazione religiosa e da profondi dispiaceri familiari, interpretati come punizioni divine.
- Utilizza pseudonimi nelle sue opere teoriche per mantenere un profilo basso, pubblicando solo i suoi scritti religiosi con il vero nome.
- Considerato il padre dell'esistenzialismo, critica la filosofia hegeliana e pone l'accento sull'importanza dell'individuo e delle sue scelte.
- Kierkegaard distingue tre stili di vita inconciliabili: estetico, etico e religioso, evidenziando la superficialità della vita estetica e il valore dell'impegno etico.
- L'angoscia nasce dall'infinita varietà di scelte, mentre la disperazione emerge dalla necessità di scegliere se stessi, portando alla ricerca di un abbandono religioso a Dio.
Che ruolo hanno l'infanzia e i dispiaceri familiari?
Kierkegaard ha vissuto una vita piuttosto banale, priva di grandi eventi, contraddittoria.
La sua infanzia fu caratterizzata da una rigida educazione religiosa. Dal 1832, nell’arco di circa sette anni, ebbe alcuni forti dispiaceri familiari (le morti, nel giro di pochi anni, di 5 fratelli e del padre vengono da lui viste come punizioni divine per una terribile colpa, mai specificata nei suoi scritti, commessa dal padre).
Relazioni personali e pseudonimi
Chiese in sposa Regina Olsen, figlia di un esponente di spicco della ricca borghesia danese e di dieci anni più giovane di lui, ma rescisse bruscamente il fidanzamento senza una spiegazione.
Il filosofo usa pseudonimi per le opere di carattere teorico, mentre soltanto i discorsi edificanti e gli scritti di carattere religioso vengono pubblicati con il suo vero nome: anche qui si vede il suo desiderio di celarsi, non vuole quasi apparire.
Nella sua vita fu più contemplativo che attivo, e imputò sempre il suo vivere contemplativo alla difficoltà della scelta.
Filosofia e antihegelismo
Kierkegaard è considerato il padre dell’esistenzialismo, una delle correnti più di successo del 1900.
Ha reagito in modo polemico alla filosofia hegeliana, all’idealismo, alla filosofia ottimistica / panlogistica tedesca.
Per lui importante è l’individuo, nella sua esistenza completa.
Possibilità e scelta
Termini chiave della sua filosofia:
a. Singolo
b. Esistenza
c. Possibilità
d. Scelta
e. Fede
Possibilità + scelta = Libertà + Antihegelismo.
a. Sulla sua tomba farà scrivere: “quel singolo” -> antihegelismo (totalità).
b. Occuparsi del singolo vuol dire occuparsi della sua esistenza (Tommaso d’Aquino nella scolastica).
c. La vita è data da pressoché infinite possibilità.
d. Dal momento che si hanno delle possibilità, bisogna fare delle scelte.
Possibilità e scelta comportano la libertà della scelta -> No alla dialettica (antihegelismo).
La scelta avviene tra alternative inconciliabili (“Aut aut”).
Dunque -> no totalità + no dialettica
Tematica del Don Giovanni
Aut Aut e vita estetica
Kierkegaard individua 3 possibili alternative / percorsi di vita inconciliabili:
1. Estetica (“Aut aut”)
2. Etica (“Aut aut”)
3. Religiosa (“Timore e tremore”)
Aut Aut (1843): raccolta di scritti, tra cui il “Diario di un seduttore”. Qui intervengono diversi personaggi. Il don Giovanni è la maschera della vita estetica, è l’esteta, colui che vive in una continua ricerca del piacere, di seduzione, per l’amore del cambiamento, della varietà. La sua vita avviene in un eterno presente con una continua ripetizione dell’uguale. Egli vive nell’attimo, nel presente, in un eterno presente. Apparentemente è una vita piena di novità, ma a lungo andare l’esteta è un disperato, perché si annoia, non è mai appagato, non raggiunge mai la felicità. È come se gli altri fossero delle prede. La ricerca non ha mai una vera soddisfazione. Ha passione per le donne, ma non le ama mai veramente: rappresenta la non-scelta. Può solo disperarsi, ma la soluzione è compiere una scelta diversa, quella etica.
Etica e religione
L’ideale etico è quello di chi progetta, di chi si impegna nella società con una famiglia e un lavoro, di chi si appropria della sua vita. Bisogna fare dell’amore un legame (= Hegel). Il matrimonio è l’amore che diventa progetto, impegno etico.
Timore e tremore (1843): a un certo punto anche questa vita può smarrirsi, insabbiarsi nel moralismo (conformismo) -> la sua moralità diventa peccato moralistico, che alimenta la presunzione di sentirsi un giusto che ha guadagnato la salvezza di fronte a Dio. Perciò si deve compiere il salto abissale verso la vita religiosa, che è in grado di colmare l’angoscia e la disperazione originate dalla libertà.
Angoscia e disperazione
L'angoscia deriva dall’infinita gamma di scelte possibili, dalla loro inconciliabilità (si diventa discepoli dell’angoscia).
La disperazione si ha quando ci si guarda in uno specchio: a quel punto si può scegliersi o non scegliersi. Non si può far altro che scegliere di scegliere, quindi scegliere se stessi completamente, scegliere di diventare quello che si è, ma questo vuol dire che ci si basta a se stessi, e ciò non è possibile. Allora interviene la religione, approdo in cui ci si riconosce nell’abbandono a Dio. L’individuo sceglie di ritrovare se stesso nella sua singolarità, nel suo essere unico davanti agli altri, rifiutando l’astrazione e l’universalità che lo accomunano agi altri facendogli perdere se stesso.
Religione e paradosso
Per Kierkegaard la religione (cristianesimo) è paradosso (l’incarnazione della divinità nell’uomo Gesù è il paradosso assoluto che fa vacillare il pensiero), scandalo (che disgusta), sospensione dell'etica: quando ci si abbandona a Dio, per lui si è anche disposti a sospendere le leggi umane dell’etica -> il miglior esempio è la vicenda di Abramo, che è pronto a sacrificare per fede il figlio Isacco: in spregio a qualunque morale umana, Dio gli chiede in sacrificio il figlio Isacco. In osservanza dell’etica, Abramo dovrebbe rifiutare, ma poiché ha fede esegue l’ordine divino.
Domande da interrogazione
- Quali esperienze familiari hanno influenzato la vita di Kierkegaard?
- Come si manifesta il pensiero antihegeliano di Kierkegaard?
- Quali sono le tre alternative di vita che Kierkegaard identifica?
- In che modo l'angoscia è legata alla libertà secondo Kierkegaard?
- Qual è il paradosso centrale della religione per Kierkegaard?
Kierkegaard ha vissuto dispiaceri familiari significativi, tra cui la morte di cinque fratelli e del padre, che interpretava come punizioni divine per una colpa non specificata (testo).
Kierkegaard si oppone all'idealismo hegeliano, ponendo l'accento sull'individuo e sulla sua esistenza, rifiutando la dialettica e la totalità, come evidenziato dalla sua affermazione "quel singolo" sulla sua tomba (testo).
Kierkegaard individua tre percorsi di vita inconciliabili: estetico, etico e religioso, evidenziando come l'esteta viva in un eterno presente senza vera soddisfazione (testo).
L'angoscia deriva dalla vasta gamma di scelte possibili e dalla loro inconciliabilità, portando l'individuo a confrontarsi con se stesso e a scegliere di diventare ciò che è (testo).
Per Kierkegaard, la religione cristiana rappresenta un paradosso, in particolare l'incarnazione di Dio nell'uomo Gesù, che sfida il pensiero e può portare a sospendere le leggi etiche, come dimostrato dalla storia di Abramo (testo).