Concetti Chiave
- Giordano Bruno, nato a Nola nel 1548, si trasferì a Napoli per studiare e divenne sacerdote nell'ordine domenicano, approfondendo le opere di Aristotele e san Girolamo.
- Dopo essere stato accusato di eresia nel 1575, Bruno fuggì in diverse città europee, diventando un importante intellettuale e pubblicando numerose opere.
- Il suo pensiero si articola in tre fasi principali: neoplatonismo, naturalismo telesiano e atomismo, anche se alcuni studiosi sostengono che coesistano in un'unica visione.
- Bruno cercò di unire neoplatonismo e naturalismo, affermando che Dio è sia causa che principio, e che l'universo è infinito e coincide con la sua causa.
- Secondo Bruno, l'anima del mondo plasma la materia e la creazione è vista come una continua mutazione degli atomi, con la mano umana rappresentante operosità e virtù.
Infanzia e formazione di Giordano
Filippo Bruno nacque a Nola nel 1548, e si trasferì subito a Napoli, dove studiò lettere, logica e dialettica. Nel 1562 entrò nell’ordine domenicano, molto probabilmente per poter continuare gli studi filosofici, prese il nome di Giordano e nel 1572 divenne sacerdote. Qui egli si dedicò alla sua formazione, studiando Aristotele, san Girolamo ecc, venendo a conoscenza dell’ignoranza e della corruzione dei frati.
Fuga e viaggi in Europa
Bruno si avvicinò alla concezione di Erasmo, ponendosi contro l’ortodossia cattolica, il Capitolo dell’ordine domenicano aveva però vietato la lettura dei testi di Erasmo, e così nel 1575, accusato di eresia, egli fu costretto a fuggire da Napoli e dall’Italia. Si recò così nel 1578 a Ginevra e poi a Tolosa e a Parigi, diventando un esperto dell’arte della memoria e un personaggio significativo della vita culturale e politica. Nel 1582 egli pubblicò diverse opere e nel 1583 si trasferì a Londra, presso la residenza dell’ambasciatore francese, dove frequentò la corte della regina Elisabetta e l’università di Oxford, pubblicando altre opere. Nel 1586 Bruno ritornò a Parigi, e poi andò a Magonza e a Wittenberg, ma anche a Praga e Francoforte. Egli si trasferì in seguito nella Repubblica di Venezia, sia per via del clima di tolleranza diffuso al suo interno, sia perché sperava in un incarico nell’Università di Padova. Nel 1592 però Mocenigo lo denunciò all’inquisizione per le sue dottrine e Bruno fu trasferito al Sant’Uffizio a Roma, dove passò 7 anni in carcere, per poi essere condannato al rogo, e morì nel 1600.
Opere e pensiero filosofico
Giordano Bruno, in seguito alla sua formazione neoplatonica si interessò al naturalismo telesiano e alla rivoluzione di Copernico, riprendendo anche l’atomismo democriteo e i temi magico-ermetici. Gli studiosi, hanno identificato 3 diverse fasi nel pensiero di Bruno:
- neoplatonica;
- telesiana;
- atomismo.
Anche se altri studiosi, pensano che tutti questi elementi convivano in un pensiero, che però non può essere ricondotto alla filosofia.
Giordano Bruno inoltre, per denunciare la miseria morale da cui era circondato, scrisse il Candelaio nel 1582, che ha per protagonisti: un poeta che ricicla versi petrarcheschi, un’alchimista che ricerca la pietra filosofale e un pedante che utilizza un linguaggio incomprensibile e tutti invece di raggiungere i loro obbiettivi, finiranno beffati, tranne Gioan Bernardo che si fa portavoce tramite la pittura di una nuova rappresentazione del mondo, e questo perché pittura, ma anche filosofia e poesia, permettono di conoscere il mondo.
Neoplatonismo e naturalismo
Il pensiero neoplatonico si può notare nel De umbris idearum, nel quale si spiega la diversità tra il Padre e il Figlio, fra ciò che è infinito e ciò che è finito, affermando l’umbratilità, ovvero che l’uomo non può conoscere la sostanza divina, ma deve concentrare la sua ricerca sulla natura, sull’universo. Le parti dell’universo sono tutte sullo stesso piano e sono soggette alla nascita, alla mutazione e alla morte, e questo perché si dissolse l’antropocentrismo, perché non vi fu più differenza tra l’uomo, gli animali e le piante. In De la causa, principio e uno, Bruno cerca invece di far conciliare il neoplatonismo col naturalismo, distinguendo la causa, che produce dall’esterno un effetto; e il principio, che è il fondamento stesso dell’effetto. Dio è invece sia la causa che il principio, dato che è trascendente, perché il suo intelletto è al di sopra di tutto, ed è immanente, perché opera all’interno delle cose. È quindi una causa infinita, che produce un effetto infinito, e come lui anche l’universo è infinito, e coincide con la sua causa, da qui la visione panteistica.
Materia e creazione secondo Bruno
Per spiegare la natura, Bruno, riprende i concetti classici del platonismo, affermando che l’anima del mondo contiene le forme di tutte le cose e che l’intelletto universale è la facoltà dell’anima del mondo, che plasma la materia imponendone le forme. La materia però, non è la potenza pura e perfetta che descriveva Aristotele, ma è l’avvio di tutte le forme, perché le produce e le emette, per questo motivo, gli viene dato l’appellativo di Dio, perché è all’origine sia degli esseri corporei che incorporei, diventando quindi il principio di vita. La creazione e la morte, invece, non sono altro che delle mutazioni delle composizioni, costituite da atomi che si aggregano e si disgregano, nella vicissitudine, la continua trasmutazione.
Differenze tra uomo e natura
Secondo tutti questi ragionamenti, ciò che differenzia l’uomo dagli uomini, è la forma, la struttura corporea. Bruno individua così nella mano, la peculiarità che caratterizza l’uomo e la civiltà, esaltando l’operosità, il merito e la virtù e qui vi è la polemica con Calvino e Lutero ( Spaccio), promotori di una religione in cui la grazia indifferente si confonde con una fortuna traditoria. La mano invece, conduce al lavoro, alle invenzioni, alla curiosità e alla fatica, contrapponendosi all’ozio e all’ignoranza, rappresentati invece dall’orecchio. Tramite quest’opera, Bruno cerca di porre fine alla divisione tra uomo, natura e divinità, creata dal cristianesimo, creando una religione che recupera l’elemento magico-naturalistico degli egizi e quello civile dei romani. Bruno, sostiene infatti che gli egizi avevano capito che la natura è Dio nelle cose, e avevano adorato gli animali in modo da entrare in contatto con la divinità.
Domande da interrogazione
- Qual è stata l'influenza della formazione di Giordano Bruno sulla sua filosofia?
- Quali sono le fasi principali del pensiero di Giordano Bruno?
- Come Giordano Bruno descrive la relazione tra Dio e l'universo?
- Qual è il significato della mano secondo Giordano Bruno?
- In che modo Giordano Bruno cerca di unire uomo, natura e divinità?
Giordano Bruno, dopo aver studiato lettere e filosofia, si avvicinò al pensiero di Erasmo e si oppose all'ortodossia cattolica, il che lo portò a fuggire dall'Italia e a sviluppare un pensiero filosofico innovativo, influenzato dal neoplatonismo e dal naturalismo (testo).
Gli studiosi identificano tre fasi nel pensiero di Bruno: neoplatonica, telesiana e atomistica, anche se alcuni ritengono che questi elementi coesistano in un'unica visione filosofica (testo).
Bruno concepisce Dio come sia causa che principio, trascendente e immanente, affermando che l'universo è infinito e coincide con la sua causa, esprimendo una visione panteistica (testo).
Bruno identifica la mano come simbolo dell'operosità e della virtù umana, contrapponendola all'ozio e all'ignoranza, e sottolineando l'importanza del lavoro e della curiosità nella civiltà (testo).
Bruno propone una religione che supera la divisione tra uomo, natura e divinità, recuperando elementi magico-naturalistici degli egizi e civili dei romani, affermando che la natura è Dio nelle cose (testo).