Concetti Chiave
- I Padri della Chiesa si sono ispirati alla filosofia platonica per definire la natura dell'uomo, rifiutando l'idea aristotelica di un'essenza chiusa.
- Gregorio di Nissa identifica la vera natura dell'uomo come quella primigenia in dinamica evoluzione, non limitata né decaduta.
- La conoscenza di Dio è vista come un'esperienza di unione con la Grazia increata, che consente alla persona di partecipare alla divinità.
- La partecipazione alla divinità è un processo infinito, poiché la conoscenza umana di Dio non può mai eguagliare la Sua conoscenza del Tutto.
- Il De op. hom. di Gregorio di Nissa è stato tradotto diverse volte, influenzando profondamente la cultura occidentale attraverso opere di autori come Dionigi il Piccolo e Giovanni Scoto Eriugena.
La dottrina sulla natura dell'uomo
Nel formare la dottrina sulla natura dell'uomo, i Padri non hanno fatto ricorso alla filosofia aristotelica, che considera l'uomo una "natura chiusa in se stessa’ alla quale si aggiunge come "fine" ulteriore il soprannacurale, ma alla teoria platonica, cercando di individuare la vera natura dell'uomo a partire da questo fine.
La conoscenza di Dio secondo Gregorio
Per Gregorio, la vera natura dell'uomo non è quella decaduta (à tuniche di pelle) né quella prirnigenia, ma la primigenia nella sua dinamicità: in ciò che deve tendere a divenire. In tal modo, l'assioma platonico che riconosce all'uomo la capacità di conoscere Dio infinito nella pienezza del suo essere resta in qualche modo condiviso. Peraltro, poiché in Gregorio la conoscenza di Dio consiste nell’esperienza che l’uomo ha nel suo amalgamarsi con la Grazia increata, la persona non vede nella sua essenziale alterità rispetto a Dio un limite: mediante la Grazia, la persona può partecipare a tutto ciò che Dio è nella semplicità della sua increata infinità.
La partecipazione dinamica alla divinità
Trattasi di una partecipazione dinamica da realizzare all'infinito giacché Dio è infinito. Sicché, la conoscenza che si ha di Dio non coincidera mai con la conoscenza che Dio ha del Tutto. Per "persona", quindi, s'intende "l'apertura" che, in virtù della Grazia, possiede l’uomo e può condurre ad una piena partecipazione ai beni di Dio. In tal modo, la persona creata non è una specie di "divinità limitata" ma un "essere essenzialmente deificabile" (ζῶον θεούμενον): "Dio ha creato le nature razionali perché la ricchezza dei beni divini non rimanesse inoperosa. I ricettacoli delle anime sono stati fabbricati dalla Sapienza che ha formato l'universo come vasi provvisti di libero arbitrio, affinché vi fosse qualcosa capace di ricevere i beni, qualcosa in grado di diventare sempre più grande man mano che ciò che vi è versato subisce delle aggiunte".
Le traduzioni del De op. hom.
Del Nisseno, il mondo occidentale conobbe per lungo tempo solo il De op. hom., nella traduzione latina di Dionigi il Piccolo (Scozia, 500 - Roma 555) (PL 67, 345). Una seconda traduzione del De op. hom. è stata fatta da Giovanni Scoto Eriugena (810 ca. - post 877) ed una terza dall'umanista di Norimberga Giovanni Cuno (sec. XVI).
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza tra la visione aristotelica e quella platonica sulla natura dell'uomo?
- Come descrive Gregorio la conoscenza di Dio e la natura dell'uomo?
- Cosa significa "partecipazione dinamica" alla divinità secondo il testo?
I Padri hanno scelto la teoria platonica, che considera l'uomo in relazione a un fine soprannaturale, piuttosto che la filosofia aristotelica, che vede l'uomo come una "natura chiusa in se stessa" (testo).
Gregorio afferma che la vera natura dell'uomo è quella primigenia nella sua dinamicità, e la conoscenza di Dio avviene attraverso l'esperienza della Grazia, permettendo alla persona di partecipare alla pienezza di Dio (testo).
La partecipazione dinamica implica che l'uomo, in virtù della Grazia, ha la capacità di aprirsi a una continua e crescente partecipazione ai beni divini, senza mai raggiungere la conoscenza completa di Dio, che è infinito (testo).