Concetti Chiave
- Ockham sostiene che teologia e filosofia operano su principi diversi e non possono né confermare né smentire le verità rivelate, rimanendo sempre distinte.
- La distinzione tra potenza assoluta e potenza ordinata di Dio evidenzia che le leggi naturali sono relative e che Dio avrebbe potuto creare un mondo diverso.
- La libertà umana è vista come la capacità di autodeterminarsi, con l'etica che non può essere basata sulla filosofia, ma è guidata dalla volontà divina.
- Secondo Ockham, in uno stato di innocenza, i beni erano comuni; Dio ha poi permesso l'appropriazione di beni per regolare le passioni e promuovere la convivenza.
- Il potere politico è di origine umana e non necessita di legittimazione spirituale, con i poteri politico e spirituale che operano in ambiti sovrani e indipendenti.
Qual è la separazione tra teologia e filosofia?
In Ockham c’è l’idea che la teologia e la filosofia non abbiano un terreno immediato comune di incontro o scontro: basandosi su principi diversi, esse non si trovano mai veramente né in accordo né in contrasto. Ciò significa che nessuna verità rivelata può essere veramente oggetto di dimostrazione scientifica, così come, d’altra parte, la filosofia non può né confutare una verità rivelata né provare una tesi in contrasto o con essa.
La potenza di Dio e la natura
La distinzione tra potenza assoluta e potenza ordinata gioca un ruolo essenziale nella considerazione occamista della natura. L’idea che Dio avrebbe potuto fare le cose diversamente implica che il mondo è meno scontato di quel che sembra e che le sue leggi hanno una necessità puramente relativa. È possibile sospendere (a livello congetturale) la validità delle spiegazioni consuete o tradizionalmente accettate, e ipotizzare modelli teorici del tutto diversi. La potenza assoluta di Dio coincide con la potenza non dispiegata al momento della creazione. Dunque non tanto ciò che Dio potrebbe fare ancora attualmente, ma ciò che avrebbe potuto fare. Pur non negando che Dio possa incrementare la bontà e la perfezione di questo mondo, non si crede che Egli decida di intervenire realmente per stravolgere l’ordine che Egli stesso aveva deciso di istituire.
Etica e libertà nella filosofia occamista
La separazione di ambiti tra filosofia e rivelazione è percepibile anche nel campo dell’etica. Specialmente nel concetto di libertà, interpretata come termine connotativo che designa, in questo caso specifico, la volontà umana in quanto capace di produrre effetti contrari, in quanto cioè capace di autodeterminarsi in un senso o in un altro. Radicale libertà della volontà che vale anche nei confronti del fine ultimo. È dunque impossibile una fondazione filosofica dell’etica, perché la filosofia non è neppure in grado di additare all’uomo il suo fine. Questo fine è invece indicato all’uomo dalla rivelazione. La moralità consiste allora di fatto nell’agire conformemente alla volontà divina. Anche nel caso paradossale dell’“odio meritorio verso Dio”: se Dio ordinasse di odiarlo, l’uomo dovrebbe attenersi a questo precetto, senza invocare nessun altro criterio. Ciò è assurdo, ma serve a chiarire un punto essenziale: sarebbe ancora più sbagliato postulare che esista un bene oggettivo indipendente dalla volontà divina, perché sarebbero totalmente compromesse onnipotenza e libertà di Dio. La moralità corrente è contingente e dipende dal volere divino. E poiché in Dio la volontà coincide con l’intelletto, possiamo essere certi che non prescriverà mai né qualcosa di irrazionale, né qualcosa di impossibile.
Origine della proprietà e del potere politico
C’è anche un parallelo tra la questione relativa all’origine della proprietà privata con quella relativa all’origine del potere politico: nello stato originale di innocenza prima del peccato, tutti i beni erano naturalmente in comune. Poi, per porre freno alla passioni e per rendere possibile la convivenza, Dio ha concesso agli uomini la facoltà di appropriarsi di singoli beni. Ma ha anche concesso di potersi dotare di determinate forme di governo, potendo decidere di volta in volta autonomamente. Non esiste allora struttura politica ideale valida in ogni tempo. Il potere ha origine umana e storica, e dipende solo dagli uomini, non ha bisogno di una legittimazione da parte del potere spirituale o di un’investitura religiosa. Ma ciò non significa che il potere spirituale dev’essere subordinato a quello temporale, invece si tratta di due poteri sovrani nei loro rispettivi ambiti e reciprocamente indipendenti.
Domande da interrogazione
- Qual è la posizione di Ockham riguardo alla relazione tra teologia e filosofia?
- Come Ockham distingue tra potenza assoluta e potenza ordinata di Dio?
- In che modo Ockham interpreta la libertà umana nell'ambito dell'etica?
- Qual è l'origine della proprietà privata secondo Ockham?
- Come Ockham concepisce il potere politico e la sua legittimazione?
Ockham sostiene che teologia e filosofia non hanno un terreno comune di incontro, poiché si basano su principi diversi e non possono né dimostrare né confutare verità rivelate (testo).
Ockham evidenzia che la potenza assoluta di Dio implica che Egli avrebbe potuto creare il mondo in modi diversi, suggerendo che le leggi naturali hanno una necessità relativa e non assoluta (testo).
Ockham considera la libertà come la capacità della volontà umana di autodeterminarsi, affermando che la moralità deriva dalla conformità alla volontà divina, piuttosto che da un bene oggettivo indipendente (testo).
Ockham sostiene che in uno stato di innocenza originale, i beni erano comuni, ma Dio ha concesso agli uomini la facoltà di appropriarsi di beni per facilitare la convivenza e gestire le passioni (testo).
Ockham afferma che il potere politico ha origine umana e storica, non richiedendo legittimazione spirituale, e che i poteri temporale e spirituale sono sovrani e indipendenti nei loro ambiti (testo).