Concetti Chiave
- Il processo scientifico inizia con la formulazione di un'ipotesi, seguita dal calcolo delle sue conseguenze e dal confronto con i risultati degli esperimenti.
- Gli esperimenti sono fondamentali non solo per confermare teorie, ma anche per generare risultati inaspettati che possono portare a nuove ipotesi.
- È possibile dimostrare che una teoria è errata attraverso esperimenti, ma non si può mai dimostrare che sia corretta, poiché potrebbero emergere nuovi dati in futuro.
- La scienza progredisce cercando attivamente di confutare le teorie esistenti, piuttosto che limitarci a confermare ciò che già sappiamo.
- Le teorie scientifiche possono rimanere valide nel tempo, non perché siano dimostrate corrette, ma perché non sono state ancora smentite da osservazioni successive.
Indice
Il processo scientifico
In genere, per cercare una nuova legge usiamo il seguente procedimento. Anzitutto tiriamo a indovinare la forma della legge e poi calcoliamo le conseguenze della nostra supposizione per vedere quello che ne deriverebbe se la legge che abbiamo cercato di indovinare fosse giusta. Poi confrontiamo il risultato del calcolo con la natura, per mezzo di esperimenti, paragonandolo direttamente con l’osservazione e vediamo se funziona. Se non concorda con l’esperimento, allora la nostra legge è sbagliata, e in questa semplice affermazione sta la chiave della scienza. Non importa che l’ipotesi sia bellissima, né importa quanto geniale sia chi l’ha proposta, e neppure il suo nome ha importanza: se è in disaccordo con l’esperienza, è sbagliata.
Il ruolo degli esperimenti
Naturalmente si deve controllare con cura che sia sbagliata, perché chi ha fatto l’esperimento può avere riferito erroneamente, o ci può essere stata una caratteristica dell’esperimento che è passata inosservata, della polvere o qualche altra cosa; oppure quello che ha calcolato le conseguenze, anche se è quello che ha fatto le ipotesi, potrebbe aver compiuto qualche errore nell’analisi. Questo può darvi forse un’impressione errata della scienza, facendovi pensare che noi continuiamo a indovinare delle possibilità e a confrontarle con l’esperienza, il che sminuisce in un certo senso la posizione di quest’ultima. Gli sperimentatori invece hanno una loro individualità ben spiccata, e amano fare gli esperimenti anche se nessuno ha fatto ipotesi, anzi spesso li fanno in un campo in cui si sa che il teorico non ne ha fatte. In questo modo l’esperimento può produrre dei risultati inaspettati, obbligandoci di nuovo a fare delle ipotesi.
La fallibilità delle teorie
È facile vedere come con questo metodo possiamo cercare di dimostrare errata qualunque teoria definita. In linea di principio si può sempre eliminare una data teoria calcolandone le conseguenze e paragonandole con l’esperienza. C’è dunque sempre la possibilità di dimostrare errata qualsiasi teoria definita, ma è da notare che non si può mai dimostrare che essa è corretta. Immaginiamo di inventare una buona ipotesi, di calcolare le conseguenze e di scoprire che ogni volta queste si accordano con l’esperimento. La teoria è dunque giusta? No, non si è dimostrato che è errata.
In futuro si potrebbero calcolare ulteriori conseguenze, si potrebbero fare altri esperimenti e si potrebbe allora scoprire che essa è sbagliata. Questo è il motivo per cui leggi come quella di Newton sul moto dei pianeti durano così a lungo. Egli intuì la legge della gravitazione, calcolò ogni sorta di conseguenze per il sistema e così via, le confrontò con l’esperienza e ci sono volute varie centinaia di anni prima che fosse poi osservato il piccolo errore del moto di Mercurio¹. Durante tutto quel tempo non si era dimostrato che la teoria era errata, per cui poteva essere supposta temporaneamente corretta. Ma non poteva mai essere dimostrata vera, perché l’esperimento di domani poteva provare sbagliato quello che si pensava essere giusto.
L'importanza degli errori
Non possiamo mai essere definitivamente sicuri di avere una teoria giusta, mentre possiamo essere sicuri di averne una sbagliata. E tuttavia è piuttosto notevole che si possano avere delle idee che durano così a lungo. Uno dei modi per fermare la scienza sarebbe di fare esperimenti solo nella regione in cui si conoscono le leggi. Gli sperimentatori, invece, cercano molto diligentemente e con i più grandi sforzi proprio in quei punti in cui sembra più probabile dimostrare che le nostre teorie sono errate. In altre parole, noi tentiamo al più presto possibile di dimostrare di avere sbagliato, perché solo in tal modo possiamo compiere dei progressi.
Domande da interrogazione
- Qual è il procedimento generale per cercare una nuova legge scientifica?
- Perché è importante controllare la validità degli esperimenti?
- È possibile dimostrare che una teoria scientifica è corretta?
- Come mai alcune teorie, come quella di Newton, possono rimanere valide per lungo tempo?
- Qual è l'approccio degli sperimentatori nella ricerca scientifica?
Il procedimento consiste nel formulare un'ipotesi sulla legge, calcolare le conseguenze e confrontarle con l'osservazione tramite esperimenti. Se non concordano, l'ipotesi è considerata sbagliata.
È fondamentale verificare che gli esperimenti siano stati condotti correttamente, poiché errori nell'analisi o nelle condizioni sperimentali possono portare a conclusioni errate sulla validità delle teorie.
No, non si può mai dimostrare che una teoria è corretta; si può solo dimostrare che è errata confrontando le sue conseguenze con l'esperienza.
Le teorie possono rimanere temporaneamente valide finché non vengono scoperte nuove evidenze sperimentali che le contraddicono, come nel caso del moto di Mercurio, che ha rivelato un errore dopo secoli.
Gli sperimentatori cercano attivamente di dimostrare che le teorie sono sbagliate, poiché solo attraverso la confutazione delle ipotesi si possono fare progressi nella scienza.