Concetti Chiave
- Il rapporto tra physis e nomos è visto da pensatori sofistici come un'inversione, dove la physis viene considerata superiore alle leggi umane.
- Antifonte critica la legge, sostenendo che essa non garantisce la giustizia e spesso esercita violenza sulla natura, che è considerata la vera fonte di norme.
- Ippia propone un ideale di poleis universale, in cui le leggi naturali superano le distinzioni etniche e sociali, enfatizzando la fratellanza tra gli uomini.
- Trasimaco afferma che la giustizia è l'utile del più forte, criticando la legalità come strumento di sopraffazione e preferendo un governo oligarchico.
- Crizia vede legge e religione come strumenti di dominio, denunciando il nomos come artificiale e proponendo una visione della natura umana come distruttiva e conflittuale.
Qual è il rapporto tra physis e nomos?
Si tratta di pensatori di orrente sofistica, ma che vedono un rapporto tra physis e nomos diverso rispetto a quello di Protagora. La comunità politica (ordine del nomos) assicura un livello di esistenza migliore e superiore rispetto al livello naturale (ordine della physis). Nei pensatori successivi il rapporto si rovescia. Questa inversione scaturisce dal fatto che la percezione del fenomeno politico, nomos, è diventata negativa ora che la lotta politica si è fatta più aspra e violenta. Si distacca l'ordine nel quale viene inserita la physis e quello dove viene inserito il nomos.
Tesi di Antifonte
TESI DI ANTIFONTE La legge comporta variabilità, la natura comporta invece norme alle quali fare riferimento. Se noi seppelliamo un letto da questo non lascerà un letto ma un albero.
Significa che la natura ha la meglio sugli antefatti umani, leggi comprese. Per capire a quali regole conformare il nostro comportamento dobbiamo guardare alla natura, ignorando le leggi. Infatti la physis si colloca ad un livello dell'essere più alto di quello del nomos e dunque le leggi esistenti in natura possiedono rango e forza ontologicamente maggiori rispetto a quelle poste dall'uomo.
Critica di Antifonte al nomos
In questo frammento, scoperto all'inizio del 900, Antifonte vuole demolire la tradizionale identificazione tra giusto, inteso come physis, e legale, inteso come nomos. L'argomentazione mette in luce: la legge non ci fa capire cosa è giusto incapacità del nomos di rispondere alla domanda: qual'è il fondamento della giustizia e di definire l'ambito del giusto
la violenza, quindi l'ingiustizia, esercitata dal nomos sulla physis. La legge è fonte non di utilità ma di danno per l'individuo. Ci sono coppie espositive che esplicano il suo pensiero, infatti una cosa è fare violenza alla legge, un'altra è farla alla natura. Per Antifonte la natura è inesorabile, facendole danno si fa danno all'individuo. L'inosservanza della legge può portare oppure no a un danno a seconda delle circostanze. contraddittorietà delle pratiche giudiziarie in cui si concretizza il nomos.
L'ordine politico è stato attaccato, la legge non è in grado di garantire la giustizia. L'opposizione di nomos e physis conduce Antifonte a negare la legittimità della legge come fonte di valori e la coincidenza tra il bene di ciascun uomo, in quanto appartenete alla totalità degli esseri naturali, e la sfera normativa della polis.
Tesi di Ippia
TESI DI IPPIA Solidale con Antifonte, anche lui attacca il nomos definito instabile e sottoposto all'opinione. Ma al di là del nomos inteso come leggi scritte prodotte dall'uomo ci sono quelle non scritte prodotte dalla natura, che non conoscono barriere di lingua, di razza. Ippia pensa a una poleis universale, quindi a differenza di Antifonte, attacca le istituzioni della poleis in nome di un ideale più alto.
Nella testimonianza Ippia dichiara di non considerare l'appartenenza alla polis come elemento fondante dei rapporti tra individui e fa valere la fratellanza che lega coloro che hanno in comune natura. Per lui l'identità etnica e sociale non deve essere una barriera. Antifonte pone in discussione il primato della nobiltà di sangue e la superiorità dei greci sui barbari considerando queste distinzioni artificiose e superate dalla base eguagliatrice costituita dai beni comuni a tutti gli uomini.
Crisi della polis e cosmopolitismo
Nel testo di Ippia e Antifonte è possibile cogliere la crisi della polis come orizzonte teorico e pratico all'interno del quale l'individuo definisce la propria identità sociale e culturale a favore del cosmopolitismo.
Tesi di Trasimaco
Compare nella Repubblica di Platone. Secondo lui giustizia non è altro che l'utile del più forte , cioè è la maschera che assume i forte nei confronti del debole. La legge insomma non realizza alcuna giustizia, ma legalizza la sopraffazione del più forte sul più debole. Di fronte a questa realtà non c'è distinzione tra regime democratico, oligarchico o tirannico. E' contrario al diritto perchè in politica vince il discorso persuasivo, non quello vero. Per questo si distacca dal partito democratico al governo di Atene preferendo un ritorno all'oligarchica "costituzione dei padri", il tempo antico in cui non vi erano contese di partiti nè opinioni contrastanti, quindi vi era una sola verità. Con ciò Trasimaco non pensa di ripristinare la giustizia, cerca solo una via di governo meno dannosa. Questa sua tesi non prevede una natura che restauri l'ordine che il nomos corrompe.
Tesi di Crizia
TESI DI CRIZIA E' un aristocratico, contrario alla democrazia, vede la legge e la religione solo come strumenti di dominio.
Invenzione degli dei e legge naturale
L'INVENZIONE DEGLI DEI Nel frammento si dissolvono le credenze tradizionali. Il nomos, fondato sul gesto del legislatore, è assoluta artificialità; la politica da luogo di realizzazione di valori collettivi è diventato esercizio di autorità che non concede alcuno spazio al manifestarsi della natura umana che è per il filosofo distruttiva e conflittuale. La stessa divinità è ora strumento e invenzione del potere politico. Lo stato naturale è uno senza sicurezza, dove i buoni non sono premiati e i malvagi non puniti. Dalla volontà di ordine e giustizia nascono le leggi. Quando gli uomini erano soli nonostante ci fossero, trasgredivano le leggi. Da quando è comparsa la religione, e l'idea di un testimone invisibile sempre attento, gli uomini prestavano più attenzione.
Formula delle tesi simili a quelle di Averroè. Difende gli aristocratici e la legge del più forte facendo della disuguaglianza la sua bandiera.
Il quesito posto è quello se secondo lui è meglio commettere ingiustizia anzichè patirla oppure patire ingiustizia anzichè commetterla. La risposta è diversa a seconda che ci si ponga sul piano della legge o sul piano della natura: la contestazione si basa su questo. Esposta la legge di natura: in natura è più brutto subire ingiustizia anzichè commetterla, esposta la legge del nomos: è più brutto commetterla piuttosto che subirla. La natura è da lui vista come dimensione costituita da gerarchie e differenze. I veri rapporti naturali dovrebbero essere regolati come quelli naturali. Per lui le leggi sono un artificio dei deboli che per natura sono alla mercè dei forti. Lui vorrebbe modellare la società sulla base di un branco animale. Virtù e felicità non consistono nell'esercizio dell'arte politica in vista del bene collettivo, ma dell'affermazione della potenza individuale sopra la collettività.
Conclusioni sulla sofistica
Si verifica un passaggio dalla prima sofistica, quella di Protagora, a quella di Antifonte da una parte e Callicrate e Crizia dall'altra, questa seconda porta a:
- un'assoluta uguaglianza per tutti (Antifonte);
- Per natura c'è una totale disuguaglianza tra debole e forte, e il più forte per natura deve dominare (Callicrate e Crizia) non servono quindi leggi che introducano l'uguaglianza.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza principale tra physis e nomos secondo i pensatori sofisti?
- Qual è la tesi di Antifonte riguardo alla legge e alla natura?
- Come Ippia si differenzia da Antifonte nella sua visione del nomos?
- Qual è la posizione di Trasimaco sulla giustizia e il potere?
- In che modo Crizia e Callicrate vedono la legge rispetto alla natura?
I pensatori sofisti vedono un rapporto tra physis (natura) e nomos (legge) diverso rispetto a Protagora, con la physis che offre un livello di esistenza superiore rispetto al nomos, specialmente in un contesto politico divenuto negativo e violento.
Antifonte sostiene che la legge è variabile e non rappresenta il giusto, mentre la natura offre norme superiori e inesorabili, suggerendo che il comportamento umano dovrebbe conformarsi alla physis piuttosto che al nomos.
Ippia, pur condividendo la critica al nomos, propone l'esistenza di leggi naturali non scritte che trascendono le barriere culturali, sostenendo un ideale di poleis universale e la fratellanza tra gli uomini.
Trasimaco afferma che la giustizia è l'utile del più forte e che la legge non realizza giustizia, ma legalizza la sopraffazione, preferendo un governo oligarchico che riduca i danni della democrazia.
Crizia e Callicrate sostengono che la legge è uno strumento di dominio e che, per natura, esiste una disuguaglianza totale tra il forte e il debole, giustificando la dominazione del più forte senza necessità di leggi che promuovano l'uguaglianza.