Concetti Chiave
- La separazione dei poteri è un principio fondamentale che distingue i ruoli del potere legislativo, esecutivo e giudiziario, evitando conflitti tra le istituzioni.
- John Locke e Montesquieu sono figure chiave nella storicizzazione della separazione dei poteri, con Montesquieu che espone le sue idee in "Lo spirito delle leggi" del 1748.
- Il cesarismo descrive governanti che, pur mantenendo le istituzioni, esercitano un potere assoluto, come dimostrano storicamente Giulio Cesare e Lorenzo de' Medici.
- I conflitti tra poteri si sono manifestati anche nel XX secolo in Italia, come nel caso del rifiuto del re Vittorio Emanuele III di firmare un decreto di stato d'assedio nel 1922.
- Negli anni '70, il conflitto tra il ministro Cossiga e la Magistratura evidenziò tensioni sulla legislazione relativa ai poteri della polizia contro il terrorismo, con una successiva decisione favorevole alla sua proposta da parte della Corte Costituzionale.
Qual è l'evoluzione della separazione dei poteri?
La questione della separazione dei poteri – legislativo, esecutivo e giudiziario – è sempre attuale e succede che a volte si vengano a creare delle accuse reciproche di sconfinamento creando così condizioni di conflitto fra organismi istituzionali. Nel corso del tempo la dottrina della separazione dei poteri ha subito una certa evoluzione.
Origini storiche e influenze
L’idea nacque con il filosofo inglese John Locke, vissuto nella seconda metà del XVII secolo,ma è soprattutto nel secolo successivo che essa si sviluppò con il pensatore francese illuminista Montesquieu. L’opera in cui egli indica le linee guida dello stato moderno si chiama “Lo spirito delle leggi” (= L’esprit des lois), pubblicato nel 1748. II potere legislativo elabora le leggi, chi ha il potere esecutivo le fa eseguire, mentre il potere giudiziario ho il compito di punire coloro che le hanno trasgredite. In altri termini, questo significa che in uno stato costituzionale, gli organi statali devono sempre agire in conformità con le leggi. Si tratta di un principio che è stato recepito da tutte le Costituzioni moderne, prima fra tutte da quella del 1789, votata dall’Assemblea Nazionale francese, all’inizio della Rivoluzione. Prima, nella maggior parte dei casi, il potere giudiziario spettava al re che in certi casi poteva anche delegare. Era un modo di gestire la giustizia tipico del Medioevo e delle monarchia assolute. Occorre anche precisare che con l’avvento del Cristianesimo, spesso la giustizia del re coincideva con quella divina e chi governava poteva essere giudicato solo da Dio,e soltanto nell’aldilà; d’altra parete, è noto come il potere monarchico avesse delle origini divine.
Cesarismo e potere assoluto
Esistono anche casi di governanti che pur non modificando le istituzioni, di fatto si sono comportati come monarchi assoluti. In tal caso si parla di “cesarismo” e ne costituiscono degli esempi significativi Giulio Cesare, Augusto e Lorenzo de’ Medici. Come Giulio Cesare, Augusto, pur rispettando le istituzioni repubblicane, ottenne un potere che lo rese “primus inter pares”. Egli non eliminò l’antica aristocrazia senatoriale, ma gli affiancò un gruppo di uomini di affari e di funzionari che gli erano fedeli con il fine di controllare gli organi repubblicani e di governare in suo nome le province facenti parte dell’Impero. Lorenzo de’ Medici non tenne un comportamento molto diverso. Nella Firenze del Rinascimento, egli non abolì le istituzioni repubblicane, ma fece in modo di pilotarne le decisioni influenzando la nomina, per sorteggio, di coloro che avrebbero ricoperto incarichi pubblici.
Conflitti moderni tra poteri
Il conflitto fra i tre poteri si è avuto anche in tempi più recenti, dopo l’unità d’ Italia. Il conflitto più significativo si ebbe nel 1922 quando il re Vittorio Emanuele III si rifiutò di firmare il decreto di stato d’assedio che era stato predisposto da Luigi Facta, allora presidente del Consiglio. Eravamo nel 1922, nel momento della marcia su Roma di Mussolini. Negli anni ’70, il ministro degli interni Cossiga, che deteneva il potere esecutivo, entrò in conflitto con la Magistratura a proposito del trattamento che avrebbe dovuto riservare a coloro che erano sospettati di azioni terroristiche. Egli aveva proposto una legge che avrebbe esteso i poteri della polizia, ma il Tribunale di Padova prima e la Corte d’Assise di Torino poi, che detenevano il potere giudiziario, ritennero la proposta contraria alla Costituzione. Tuttavia, in secondo momento la Corte Costituzionale dette ragione a Francesco Cossiga.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine della separazione dei poteri?
- Come si è evoluta la giustizia nel contesto della monarchia assoluta?
- Cosa si intende per "cesarismo"?
- Qual è stato un conflitto significativo tra i poteri in Italia?
- Come si sono manifestati i conflitti tra poteri negli anni '70 in Italia?
L'idea della separazione dei poteri nasce con il filosofo inglese John Locke nel XVII secolo, ma si sviluppa ulteriormente nel XVIII secolo grazie al pensatore francese Montesquieu, che nel suo libro "Lo spirito delle leggi" del 1748 delinea le funzioni dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.
In epoche precedenti, il potere giudiziario era spesso appannaggio del re, che poteva delegarlo. Con l'avvento del Cristianesimo, la giustizia del re si confondeva con quella divina, rendendo il sovrano giudicabile solo da Dio, come evidenziato nel testo.
Il cesarismo si riferisce a governanti che, pur mantenendo le istituzioni, esercitano un potere assoluto. Esempi storici includono Giulio Cesare e Lorenzo de' Medici, che influenzarono le decisioni politiche senza abolire formalmente le istituzioni repubblicane.
Un conflitto notevole si verificò nel 1922, quando il re Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare un decreto di stato d'assedio proposto dal presidente del Consiglio Luigi Facta, durante la marcia su Roma di Mussolini, evidenziando le tensioni tra il potere esecutivo e quello monarchico.
Negli anni '70, il ministro degli interni Cossiga entrò in conflitto con la Magistratura riguardo a una legge che estendeva i poteri della polizia per affrontare il terrorismo. La proposta fu inizialmente ritenuta incostituzionale, ma successivamente la Corte Costituzionale diede ragione a Cossiga.