Concetti Chiave
- La stipulatio era un contratto verbale, unilaterale e astratto, capace di contenere qualsiasi assetto di interessi, applicabile in vari ambiti della vita romana.
- Il contratto prescindeva dalla causa, rendendolo astratto e permettendo la sua validità attraverso l'uso di parole solenni.
- La forma tipica della stipulatio garantiva la validità del contratto, legando i giuristi a un rigoroso formalismo nel suo utilizzo.
- Con l'evoluzione, il requisito della tipicità è stato alleggerito, permettendo l'uso di qualsiasi tipo di parole per la stipulatio, a seguito di un decreto imperiale.
- L'originaria centralità della stipulatio nel diritto romano è diminuita nel tempo, trasformandola in uno strumento atipico.
La natura della stipulatio
La stipulatio era un contratto verbale, unilaterale formale e astratto. All’interno di una stipulatio era possibile riversare qualsiasi contenuto: il giurista del XX secolo Emilio Betti diceva che, all’interno di una stipulatio, fosse possibile riversare qualsiasi assetto di interessi. Proprio per questa caratteristica, la stipulatio trovava applicazione in ogni ambito della vita romana. Grazie a questo tipo di contratto, i romani non hanno percepito come pressante il limite della tipicità contrattuale. Per poter riversare all’interno della stipulatio ogni tipo di contenuto, tale contratto fu reso un contratto astratto: essa prescindeva dalla presenza della causa, la quale poteva essere latente. Per far sorgere il vincolo obbligatorio era necessario che si pronunciassero parole solenni (la stipulatio era dunque basata su una forma tipica e sulla solennità). Tale vincolo legò i giuristi romani al rispetto di un formalismo totale nell’ambito dell’applicazione della stipulatio, obbligazione la cui validità era garantita dalla pronuncia di certa et solennia verba. Dopo aver definito il vincolo formale e solenne, era possibile riversare, all’interno di questo contratto astratto e solenne, ogni categoria di contenuto. La forma tipica della stipulatio, dunque, fungeva da garanzia sostitutiva della latenza della causa.
L'evoluzione della stipulatio
Con il passare del tempo, il requisito di tipicità è venuto meno: mentre inizialmente la pronuncia di certa et solennia verba era valida solo se in latino, in seguito a un decreto dell’imperatore Leone venne meno il requisito della forma. Egli, infatti, introdusse un principio in base al quale si poteva fare una stipulatio quibus qunque verbis (con qualunque tipo di parole): ciò determinò la deformalizzazione della stipulatio. Dunque, mentre in origine la stipulatio costituiva un elemento centrale nell’ambito della definizione del diritto romano tipico, con il passare del tempo persino essa venne resa atipica.
Domande da interrogazione
- Qual è la natura e la funzione della stipulatio nel diritto romano?
- Come è cambiata la stipulatio nel corso del tempo?
- Qual era l'importanza della forma tipica nella stipulatio?
La stipulatio era un contratto verbale, unilaterale, formale e astratto, che permetteva di riversare qualsiasi contenuto, rendendola applicabile in ogni ambito della vita romana. La sua validità era garantita dalla pronuncia di parole solenni, prescindendo dalla causa, che poteva essere latente.
Con il passare del tempo, il requisito di tipicità della stipulatio è venuto meno. Inizialmente, era necessaria la pronuncia in latino, ma un decreto dell’imperatore Leone ha introdotto la possibilità di utilizzare qualunque tipo di parole, portando alla deformalizzazione del contratto.
La forma tipica della stipulatio fungeva da garanzia sostitutiva della latenza della causa, legando i giuristi romani a un rigoroso formalismo. Questo formalismo era essenziale per la validità del vincolo obbligatorio, che si fondava sulla pronuncia di certe parole solenni.