Concetti Chiave
- L'invasione napoleonica portò a un primo tentativo di insurrezione da parte degli studenti, ma non ebbe conseguenze dirette sull'ateneo bolognese, che continuò a operare normalmente.
- La gestione dell'ateneo passò dal potere pontificio a quello centrale del dipartimento del Reno, comportando l'abolizione di alcune cattedre e la creazione di nuove distinzioni accademiche.
- Durante il periodo giacobino, furono ripristinati i collegi dei dottori e reso obbligatorio l'esame di laurea per il completamento degli studi.
- Con il ritorno al potere pontificio, l'ateneo riacquistò la sua organizzazione pre-napoleonica, subordinando la scienza alla religione secondo la costituzione del 1824.
- Dopo l'unificazione italiana, l'ateneo crebbe notevolmente, con l'aggiunta di nuove facoltà, come economia e commercio, e un incremento del numero di studenti.
Invasione napoleonica e prime insurrezioni
In seguito all’invasione napoleonica, presso l’ateneo bolognese si verificò un primo tentativo di insurrezione, fallito, ad opera degli studenti Luigi Zamboni e Giovanni di Battista. Dal punto di vista pratico, l’invasione non ebbe alcuna conseguenza diretta sull’ateneo: i rotuli dell’anno accademico 1796-1797 continuarono a presentare regolarmente le cattedre dei docenti e le regole universitarie. All’inizio del XIX secolo, però, la gestione dello studio felsineo passò dal potere pontificio all’amministrazione centrale del dipartimento del Reno. Vennero abolite le cattedre di diritto canonico e di teologia e vennero soppressi i collegi dei dottori. Inizialmente si pensò di sostituire gli atenei di Bologna e Pavia con 24 nuove cattedre: il piano tuttavia non fu attuato e la struttura didattica rimase invariata con l’esclusione dei 12 rettori (i quali non avevano prestato giuramento alla repubblica) e la netta distinzione tra cattedre artistarum (in cui confluirono gli insegnamenti di medicina, filosofia e fisica) e cattedre giuridiche, alle quali fu aggiunto l’insegnamento di diritto costituzionale. Durante il periodo giacobino furono ripristinati i collegi dei dottori e fu imposto agli studenti di concludere l’iter studiorum con un esame di laurea. Nell’ottocento si formalizzò il passaggio della giurisdizione dell’ateneo dal potere municipale su delegazione pontificia al potere politico, con l’intervento dello stesso Napoleone. Nel 1802 fu ufficialmente introdotta la separazione tra gli studi scientifici e quelli umanistici. Le lezioni si spostarono dall’Archiginnasio a palazzo Poggi, già sede della sala marsiliana.
Ritorno al potere pontificio
Durante la prima metà del XIX secolo, tuttavia, l’ateneo passò nuovamente sotto la gestione del potere pontificio e ciò rinnovò l’organizzazione dello studium esistente prima dell’invasione napoleonica. Nel 1824 venne pubblicata la costituzione quod divina sapientia secondo la quale la scienza doveva essere subordinata alla religione. I collegi dei dottori, istituiti in ciascuna delle quattro facoltà ormai definite, medicina, filosofia, fisica e giurisprudenza, riacquistarono la propria efficienza.
Sviluppo post-unificazione
In seguito all’unificazione della penisola, l’ateneo bolognese contava poco più di un centinaio di studenti distribuiti tra le quattro facoltà della città felsinea. Tra questi configuravano peraltro personaggi illustri come il geologo Giovanni Cappellini e il giurista Minghetti. Nella prima metà del XX secolo, però, si assistette a un notevole sviluppo dell’ateneo bolognese e vennero istituite nuove facoltà prima inesistenti, come quella di economia e commercio.
Domande da interrogazione
- Quali furono le conseguenze immediate dell'invasione napoleonica sull'ateneo bolognese?
- Come cambiò la gestione dell'ateneo bolognese all'inizio del XIX secolo?
- Quali sviluppi si verificarono nell'ateneo bolognese dopo l'unificazione della penisola?
L'invasione napoleonica non ebbe conseguenze dirette sull'ateneo, che continuò a mantenere le cattedre dei docenti e le regole universitarie, come evidenziato dai rotuli dell'anno accademico 1796-1797.
All'inizio del XIX secolo, la gestione dell'ateneo passò dal potere pontificio all'amministrazione centrale del dipartimento del Reno, con l'abolizione di alcune cattedre e collegi, e l'introduzione di nuove distinzioni tra cattedre artistiche e giuridiche.
Dopo l'unificazione, l'ateneo bolognese vide un notevole sviluppo, con un incremento del numero di studenti e l'istituzione di nuove facoltà, come quella di economia e commercio, contribuendo così alla sua crescita accademica.