Concetti Chiave
- La legge 146/1990 regola lo sciopero nei servizi pubblici essenziali, cercando di bilanciare il diritto di sciopero con la tutela dei diritti fondamentali.
- Il semplice annuncio di uno sciopero può causare panico tra i consumatori, rendendo questa forma di protesta altamente pervasiva ed efficace anche se non numerosa.
- Prima della legge 146/1990, lo sciopero nei servizi pubblici era vietato dal Codice penale Rocco, ma la Corte costituzionale ne aveva già dichiarato l'illegittimità.
- La Corte costituzionale ha stabilito che lo sciopero nei servizi pubblici essenziali è lecito solo se non danneggia gli interessi generali e garantisce prestazioni indispensabili.
- Dopo l'introduzione della legge 146/1990, è stata definita una nuova disciplina per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali, con due livelli normativi distinti.
Legge sullo sciopero dei servizi pubblici
Lo sciopero dei servizi pubblici essenziali è disciplinato da una legge ad hoc (l. 146/1990), la quale mira a contemperare il suo esercizio con la tutela dei diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti: in particolare il diritto alla libertà di circolazione, alla sicurezza e alla salute.
Impatto e minaccia dello sciopero
Il solo annuncio dello sciopero di un servizio essenziale è sufficiente a gettare nel panico i consumatori (si pensi alla sospensione dei viaggi in treno o in aereo). Quest’azione è così pervasiva che, per essere efficace, non ha bisogno di essere numerosa e protratta nel tempo.
La maggior parte delle volte la proclamazione è una minaccia così rilevante che ad essa segue lo sciopero effettivo solo di rado.
Evoluzione normativa e Corte costituzionale
In origine lo sciopero dei servizi pubblici essenziali era regolato dagli artt. 330 e 333 del Codice penale Rocco (1930), i quali vietavano l’astensione dal lavoro dei pubblici dipendenti e degli addetti ai pubblici servizi. La legge 146/1990 ne ha decretato l’abrogazione. Già prima dell’intervento legislativo, comunque, l’illegittimità dei due articoli era stata affermata dalla Corte costituzionale. Nella pronuncia, la Corte aveva però individuato, fra i servizi pubblici, alcuni ritenuti essenziali, il cui sciopero era lecito solo se non arrecava pregiudizio agli interessi generali degli utenti. Ciò significa che, anche in caso di astensione, si dovevano garantire le prestazioni indispensabili ad assicurare l’efficienza di questi servizi.
Disciplina post-legge 146/1990
In seguito alla pubblicazione della legge 146/1990, si sono affermati due livelli di disciplina relativi allo sciopero dei servizi pubblici essenziali
Domande da interrogazione
- Qual è l'obiettivo principale della legge 146/1990 sullo sciopero dei servizi pubblici essenziali?
- Qual è l'impatto dell'annuncio di uno sciopero nei servizi pubblici essenziali?
- Come è cambiata la regolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali nel tempo?
La legge 146/1990 mira a bilanciare l'esercizio del diritto di sciopero con la tutela dei diritti fondamentali, come la libertà di circolazione, la sicurezza e la salute.
L'annuncio di uno sciopero può generare panico tra i consumatori, poiché è sufficiente per creare disagi significativi, come la sospensione dei viaggi in treno o in aereo, senza necessità di una lunga durata dello sciopero stesso.
Inizialmente regolato dal Codice penale Rocco, lo sciopero dei servizi pubblici essenziali è stato abrogato dalla legge 146/1990, che ha stabilito che il diritto di sciopero è lecito solo se non pregiudica gli interessi generali degli utenti, garantendo prestazioni indispensabili.