Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • La firma del Trattato di Lisbona nel 2007 ha superato un iniziale blocco dovuto al referendum irlandese del 2008, concludendosi nel novembre 2009.
  • Le sfide dell'integrazione europea, come complessità e burocrazia, hanno suscitato preoccupazioni in parte dell'opinione pubblica, anche in paesi europeisti.
  • La crisi finanziaria tra il 2007 e il 2013 ha rafforzato il ruolo dello Stato come protettore dei cittadini, spostando l'attenzione su un'Europa più funzionale piuttosto che su aspirazioni federaliste.
  • Il Trattato di Lisbona ha mantenuto una struttura simile al trattato costituzionale fallito, ma ha abbandonato simboli federalisti come bandiera e inno.
  • Il Trattato di Lisbona modifica i trattati preesistenti senza abrogarli, mentre il trattato costituzionale li avrebbe sostituiti integralmente.

La firma del Trattato di Lisbona

Una conferenza intergovernativa sfociò, alla fine del 2007, nella firma del Trattato di Lisbona. Il processo di ratifica ebbe però una battuta d’arresto per l’esito negativo del referendum irlandese del giugno 2008 (in quel paese il referendum sulla revisione costituzionale, presupposto della ratifica, è obbligatorio), poi superato da un secondo referendum nel quale prevalsero i «sì», e giunse infine a conclusione nel novembre 2009.

Sfide e preoccupazioni dell'integrazione europea

Proprio ciò che aveva indotto ad avviare il processo di riforma dei trattati (eccessiva complessità, troppa burocrazia, limitata democraticità, processo decisionale poco efficiente) ha allontanato una parte dell’opinione pubblica, anche in paesi da sempre europeisti; inoltre, l’entità e la rapidità dell’allargamento hanno imposto un’accelerazione ed estensione del processo di integrazione a cui non tutti erano preparati. Ciò ha suscitato preoccupazioni e timori per le massicce migrazioni interne, i rischi della concorrenza per il lavoro e nel campo delle imprese e dei servizi, la fatica di rapporti obbligati fra culture diverse. Le esigenze di consolidamento dell’edificio dell’Unione hanno così prevalso sulle aspettative di ulteriori progressi; l’approccio pragmatico è stato considerato più utile rispetto alle prospettive federaliste. Il problema è parso quello di far funzionare meglio l’Europa che esiste: tanto più che la grande crisi finanziaria ed economica fra il 2007 e il 2013 ha rilanciato l’immagine dello stato come garante e protettore di ultima istanza del cittadino contro i rischi dei mercati fuori controllo.

Differenze tra Trattato di Lisbona e trattato costituzionale

Va però detto che con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona l’assetto dell’Unione è molto simile a quello delineato dal fallito trattato costituzionale, rinunciando però a tutta la simbologia «federalista» che lo caratterizzava. Vediamo alcuni esempi. Il trattato costituzionale sostituiva integralmente tutti i trattati precedenti e aveva una struttura tipica «da costituzione»; il Trattato di Lisbona modifica e non abroga i trattati preesistenti. Il trattato costituzionale dotava l’Unione di un suo apparato simbolico (bandiera, inno, festa, motto) e, soprattutto, di un preambolo solenne volto a delineare, «a nome dei cittadini e degli stati d’Europa», un’identità comune; nel Trattato di Lisbona poco o nulla è rimasto di tutto ciò.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Quali sono state le principali sfide affrontate durante il processo di integrazione europea?
  2. Il processo di integrazione europea ha incontrato sfide come l'eccessiva complessità, la burocrazia, la limitata democraticità e un processo decisionale inefficiente, che hanno allontanato parte dell'opinione pubblica, anche in paesi tradizionalmente europeisti.

  3. Come ha influito il Trattato di Lisbona sull'assetto dell'Unione Europea rispetto al trattato costituzionale?
  4. Il Trattato di Lisbona ha mantenuto un assetto simile a quello del fallito trattato costituzionale, ma ha rinunciato alla simbologia federalista, modificando i trattati preesistenti anziché abrogarli e riducendo l'apparato simbolico dell'Unione.

  5. Qual è stata la reazione dell'opinione pubblica al processo di integrazione e alle sue conseguenze?
  6. L'opinione pubblica ha espresso preoccupazioni per le migrazioni interne, la concorrenza per il lavoro e le differenze culturali, portando a una preferenza per un approccio pragmatico piuttosto che per ulteriori progressi federalisti, specialmente dopo la crisi finanziaria del 2007-2013.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community