Concetti Chiave
- La regolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali si basa su accordi collettivi e codici di autoregolamentazione adottati dai sindacati negli anni '80.
- I codici di autoregolamentazione definiscono le prestazioni indispensabili da garantire durante lo sciopero e le procedure di conciliazione per i lavoratori autonomi.
- La pluralità di codici di autoregolamentazione ha reso la disciplina confusa e non vincolante per i lavoratori non affiliati ai sindacati.
- La legge 146/1990 è stata introdotta per regolare lo sciopero a livello legale, imponendo procedure di raffreddamento, un preavviso di dieci giorni e dettagli sull'astensione dal lavoro.
- Il termine di rarefazione è fondamentale per evitare che gli scioperi nei servizi pubblici essenziali siano ripetuti a breve termine, causando danni alla collettività.
Qual è la regolamentazione contrattuale dello sciopero?
La disciplina sullo sciopero dei servizi pubblici essenziali si articola su due livelli.
Il primo è quello contrattuale, reso operativo tramite accordi collettivi o codici di autoregolamentazione. Questi ultimi sono stati adottati dai sindacati maggiormente rappresentativi nel corso degli anni ’80. I codici di autoregolamentazione individuano le prestazioni indispensabili che devono essere garantite anche nel corso dello sciopero e le procedure di conciliazione da espletare in caso di astensione dei lavoratori autonomi. Esso, inoltre, ha introdotto il termine di rarefazione. L’espressione indica l’intervallo di tempo fra uno sciopero e l’altro, che deve essere necessariamente osservato perché è fondamentale che nei servizi pubblici essenziali gli scioperi non siano reiterati a breve termine, dato che ciò arrecherebbe un danno eccessivo alla collettività.
Problemi dell'autoregolamentazione
Nella pratica, l’esperienza dell’autoregolamentazione non ebbe successo per due motivi:
1) ogni servizio era regolato da una pluralità di codici e ciò rendeva la disciplina incerta;
2) ogni codice era valido nei confronti dei lavoratori affiliati al sindacato che lo aveva adottato, ma non era in grado di vincolare i lavoratori non aderenti. Questi ultimi restavano quindi liberi di esercitare lo sciopero senza garantire le prestazioni minime essenziali.
Intervento legislativo con la legge 146/1990
Lo scarso successo del livello contrattuale (autoregolamentativo) incentivò la pubblicazione della legge 146/1990, che disciplinò lo sciopero dei servizi pubblici essenziali a livello legale. Quest’ultimo ha imposto l’obbligo di esperire procedure di raffreddamento e conciliazione, l’obbligo di indire lo sciopero con almeno dieci giorni di preavviso e, infine, di indicare durata, modalità e motivazione dell’astensione dal lavoro.
Domande da interrogazione
- Qual è la struttura della regolamentazione contrattuale dello sciopero nei servizi pubblici essenziali?
- Quali sono i principali problemi riscontrati nell'autoregolamentazione dello sciopero?
- Cosa prevede la legge 146/1990 riguardo allo sciopero nei servizi pubblici essenziali?
La regolamentazione si articola su due livelli: quello contrattuale, attuato tramite accordi collettivi e codici di autoregolamentazione, e quello legislativo, introdotto dalla legge 146/1990, che stabilisce procedure di raffreddamento e conciliazione.
L'autoregolamentazione ha avuto scarso successo a causa della pluralità di codici che rendeva la disciplina incerta e del fatto che i codici vincolavano solo i lavoratori affiliati ai sindacati, lasciando liberi i non aderenti di scioperare senza garantire le prestazioni minime.
La legge 146/1990 impone procedure di raffreddamento e conciliazione, richiede un preavviso di almeno dieci giorni per indire lo sciopero e obbliga a specificare durata, modalità e motivazione dell'astensione dal lavoro.