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Concetti Chiave

  • I regolamenti parlamentari possiedono un'autonomia legittima, non soggetta al controllo della Corte costituzionale.
  • L'autodichia parlamentare consente la risoluzione delle controversie interne senza ricorso a giudici esterni.
  • La Corte costituzionale ha dichiarato i regolamenti parlamentari insindacabili, non rientrando nella sua competenza.
  • Nel 2014, la Corte ha ammesso il suo intervento solo se i regolamenti parlamentari contrastano con l'autorità di altri organi statali.
  • I "regolamenti minori" suscitano dibattiti, con alcuni che li considerano fonti secondarie e altri fonti primarie rispetto ai regolamenti parlamentari.

Autonomia dei regolamenti parlamentari

I regolamenti parlamentari presentano una forza autonoma e, pertanto , la loro legittimità non è affidata alla Corte.

L’organizzazione parlamentare, infatti, è caratterizzata dall’autodichia, cioè da un potere autonomo: il suo funzionamento, dunque, è direttamente disciplinato dai regolamenti interni alle due camere.

Controversie e autodichia

Nel caso in cui, ad esempio, persistano controversie tra i dipendenti del senato e la sua amministrazione, esse non potranno essere deferite a giudici esterni, bensì valutate da organi giudiziari interni al senato stesso, istituiti esclusivamente sulla base del suo regolamento interno. L’autodichia del parlamento ha generato questione di legittimità: l’autodisciplina parlamentare è stata giudicata da molti illegittima rispetto all’articolo 24 della costituzione (che definisce la difesa un diritto inalienabile ed eguale).

Sentenza della Corte costituzionale

Attraverso la sentenza 154 del 1985, la Corte costituzionale si è espressa a proposito del problema dell’assoggettabilità parlamentare alla sua disciplina. La Corte ha stabilito che «la soluzione deve essere ricavata dall’articolo 134 della Costituzione, il quale sancisce che la Corte è tenuta a esprimersi sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni». Procedendo all’interpretazione letterale, la Corte asserisce che i costituenti non hanno annoverato tra le sue materie di competenza la disciplina dei regolamenti parlamentari, considerati dunque dalla Corte come espressione dell’autonomia costituzionalmente garantita alle camere. Essa, pertanto, non può in nessun caso intervenire in merito alla giurisdizione delle due camere. La corte, in sintesi, ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità: i regolamenti parlamentari sono insindacabili.

Intervento della Corte nel 2014

Nel 2014, però, la Corte si espressa nuovamente, ammettendo il suo intervento esclusivamente nel caso in cui le disposizioni del regolamento parlamentare entrino in contrasto con il potere attribuito a un altro organo dello Stato.
I regolamenti parlamentari prevedono talvolta la necessità di approvare altri regolamenti a loro subordinati. Quando si istituisce un organo parlamentare, ad esempio, lo stesso regolamento generale dispone che questo sia dotato di un proprio regolamento, che non è annoverato tra i regolamenti parlamentari definiti dall’articolo 64, ma si configura come regolamento minore. La forza normativa dei cosiddetti «regolamenti minori» è stata oggetto di diverse discussioni:

- una prima linea di pensiero tende a considerarli fonti secondarie;

- altri studiosi, invece, sostengono che, essendo direttamente riconducibili ai regolamenti parlamentari, essi devono necessariamente essere considerati fonti primarie poiché sono strettamente connessi a fonti disciplinate dalla Costituzione.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la natura giuridica dei regolamenti parlamentari?
  2. I regolamenti parlamentari possiedono una forza autonoma e la loro legittimità non è soggetta al controllo della Corte, in quanto il loro funzionamento è disciplinato internamente dalle due camere, secondo il principio di autodichia.

  3. Come vengono gestite le controversie interne al Senato?
  4. Le controversie tra i dipendenti del Senato e la sua amministrazione devono essere risolte da organi giudiziari interni, istituiti secondo il regolamento interno del Senato, senza possibilità di deferirle a giudici esterni.

  5. Qual è stata la posizione della Corte costituzionale riguardo ai regolamenti parlamentari?
  6. La Corte costituzionale, con la sentenza 154 del 1985, ha stabilito che non può intervenire sulla legittimità dei regolamenti parlamentari, considerandoli espressione dell'autonomia costituzionalmente garantita alle camere, dichiarando inammissibile ogni questione di legittimità al riguardo.

Domande e risposte

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