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Concetti Chiave

  • Il fascismo instaurò le corporazioni nel 1934, conferendo loro poteri consultivi, conciliativi e normativi, trasformandole in fonti del diritto obiettivo.
  • Ogni categoria di lavoratori era rappresentata da un'unica associazione sindacale, che, una volta riconosciuta, diventava un organo dello stato.
  • L'assetto delle organizzazioni sindacali nel 1934 si suddivideva in un livello verticale per le federazioni nazionali e uno orizzontale per le federazioni locali.
  • Il sindacato fascista era fortemente centralizzato, con esponenti burocrati il cui incarico era approvato dall'esecutivo del regime.
  • Le organizzazioni sindacali stipulavano contratti collettivi corporativi, che avevano effetti normativi estesi anche a terzi non direttamente coinvolti.

Modifiche al diritto sindacale

Il fascismo modificò il diritto sindacale sotto molti aspetti. La novità più importante riguardò la creazione delle corporazioni, istituite nel 1934 in qualità di organi dotati di poteri consultivi, conciliativi e normativi. Le loro ordinanze, emanate dal Capo del governo, divenivano fonti del diritto obiettivo.

Struttura delle corporazioni

Ogni categoria di lavoratori poteva essere rappresentata da una sola associazione sindacale; la categoria comprendeva tutti i portatori di interessi comuni, tutelabili mediante la costituzione dell’ente sindacale che, una volta riconosciuto, costituiva un organo dello stato.

L’assetto delle organizzazioni sindacali riconosciute venne modificato nel 1934. Si articolò in due livelli:

- uno verticale, comprendente le organizzazioni nazionali di categoria (federazione), autorizzato a stipulare i CCNL;

- il secondo orizzontale, in cui confluirono le federazioni esistenti sul territorio nazionale.

Centralizzazione e contratti collettivi

In generale, l’apparato sindacale aveva un carattere fortemente centralizzato: tutti gli esponenti erano burocrati fedeli al regime, anche perché la loro nomina era soggetta all’approvazione dell’esecutivo.

Il compito principale delle organizzazioni sindacali fasciste atteneva alla stipulazione dei contratti collettivi corporativi, i quali avevano effetto nei confronti di tutti i datori di lavoro, i lavoratori e i professionisti della categoria cui il contratto si riferiva. Si trattava di fonti del diritto pubblico, in quanto realizzati ed emessi da soggetti pubblici. La loro efficacia fu oggetto di numerose controversie: alla fine, la Cassazione ne estese gli effetti normativi non solo nei confronti delle parti stipulanti, ma anche dei terzi non direttamente coinvolti.

Domande da interrogazione

  1. Qual è stata la novità più significativa introdotta dal fascismo nel diritto sindacale?
  2. La novità più importante fu la creazione delle corporazioni nel 1934, che divennero organi con poteri consultivi, conciliativi e normativi, con le loro ordinanze che costituivano fonti del diritto obiettivo.

  3. Come era strutturato il sistema delle organizzazioni sindacali riconosciute nel 1934?
  4. Il sistema si articolava in due livelli: uno verticale, con organizzazioni nazionali di categoria autorizzate a stipulare contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL), e uno orizzontale, che comprendeva le federazioni esistenti sul territorio nazionale.

  5. Qual era il ruolo delle organizzazioni sindacali fasciste riguardo ai contratti collettivi?
  6. Le organizzazioni sindacali fasciste erano responsabili della stipulazione dei contratti collettivi corporativi, che avevano effetto su tutti i datori di lavoro e lavoratori della categoria, e la loro efficacia fu estesa anche a terzi non direttamente coinvolti, come stabilito dalla Cassazione.

Domande e risposte

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