Concetti Chiave
- Il progetto europeo sul mercato del lavoro cerca di bilanciare le esigenze economiche con l'inclusività, ma ha visto un cambiamento verso politiche più flessibili.
- Dal 2010, le istituzioni hanno abbandonato la strategia europea dell'occupazione in favore della «flexicurity», che promuove la flessibilità del lavoro.
- Le riforme del lavoro sono sottoposte al controllo delle istituzioni europee, che valutano le leggi finanziarie e di bilancio dei 27 stati membri.
- Nel 2017 è stato introdotto il «pilastro europeo dei diritti sociali», mirato a migliorare le politiche del lavoro e a garantire diritti minimi ai lavoratori.
- Una nuova direttiva sulle condizioni di lavoro deve essere recepita dai membri dell'UE entro il 2022, ma in Italia avrà un impatto limitato data l'esistenza di diritti già riconosciuti.
Equilibrio tra economia e inclusione
Il progetto europeo relativo al mercato del lavoro si fonda su due elementi tra loro equilibrati: da un lato il bisogno di dare un’adeguata risposta alle esigenze economiche e sociali; dall’altro, invece, l’obiettivo di rendere estremamente inclusivo il mercato del lavoro. Progressivamente, le istituzioni europee hanno però abbandonato la SEO (strategia europea dell’occupazione), favorendo le politiche legislative in grado di liberalizzare e rendere ulteriormente flessibile l’uso della forza lavoro. Il segnale inequivocabile di questo cambiamento è stata la pubblicazione, nel 2010, di un documento che ha introdotto la cosiddetta «flexicurity», termine che implica una riforma dei diritti nazionali sempre più all’insegna della flessibilità del lavoro. Le riforme che hanno maggiormente riguardato il mondo del lavoro sono state attuate tramite le leggi finanziarie e di bilancio che, prima della loro approvazione, vengono sempre sottoposte al giudizio delle istituzioni europee di natura economica. Queste esercitano un controllo attento e oculato sulle politiche economiche del lavoro dei 27 stati membri.
Correttivi e diritti sociali
Negli ultimi due anni le istituzioni europee hanno tentato di introdurre dei correttivi rispetto all’indirizzo assunto dalle politiche del lavoro: in particolare, nel 2007 fu varato il cosiddetto «pilastro europeo dei diritti sociali». Esso consta di un documento preparatorio e di una raccomandazione del Consiglio e della Commissione europea che mirano a innovare ulteriormente le suddette politiche. All’inizio della scorsa estate, l’Unione europea ha promulgato una direttiva relativa alle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili, che gli stati membri dovranno recepire entro il 2022. Essa ha introdotto una serie di diritti minimi di carattere sociale per tutti i lavoratori dei diversi Paesi dell’Ue. In Italia, però, il recepimento non avrà molte conseguenze pratiche: la maggior parte dei diritti enucleati nella direttiva, infatti, è già stata riconosciuta a livello nazionale.
Domande da interrogazione
- Qual è l'obiettivo principale del progetto europeo relativo al mercato del lavoro?
- Cosa implica il termine "flexicurity" introdotto nel 2010?
- Quali misure sono state adottate recentemente per correggere le politiche del lavoro in Europa?
Il progetto europeo si basa sull'equilibrio tra le esigenze economiche e sociali e l'inclusività del mercato del lavoro, ma ha visto un allontanamento dalla strategia europea dell'occupazione verso politiche più flessibili e liberalizzate.
"Flexicurity" rappresenta una riforma dei diritti nazionali che promuove la flessibilità del lavoro, evidenziando un cambiamento nelle politiche del lavoro verso una maggiore liberalizzazione.
Negli ultimi anni, l'Unione Europea ha introdotto il "pilastro europeo dei diritti sociali" e una direttiva sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili, miranti a garantire diritti minimi per i lavoratori, sebbene in Italia il recepimento di tali diritti non comporterà significative novità.