Concetti Chiave
- La sentenza costituzionale 1/2014 ha dichiarato incostituzionali le lunghe liste bloccate della legge elettorale del 2005, che non consentivano agli elettori di esprimere preferenze per i candidati.
- La Corte ha ribadito l'importanza per l'elettore di poter «conoscere e valutare» i candidati individualmente, reintroducendo il voto di preferenza, assente dal 1992 alla Camera.
- Le liste bloccate erano impopolari perché privavano gli elettori della libertà di scelta, contribuendo a una percezione di un parlamento di nominati, influenzato dai vertici dei partiti.
- Nel 2015, il Parlamento ha approvato una nuova legge elettorale che riguardava solo la Camera, introducendo un sistema proporzionale majority-assuring senza coalizioni di liste.
- La legge elettorale del 2015 garantiva una maggioranza assoluta in seggi alla singola lista vincente, differente dalla precedente legge che permetteva coalizioni.
Dichiarazione di incostituzionalità
La sentenza costituzionale 1/2014 dichiarò l’incostituzionalità della legge elettorale del 2005. In primo luogo, essa abborrì il sistema mediante cui aveva luogo l’individuazione degli eletti, cioè attraverso lunghe liste bloccate (contenenti anche fino a una cinquantina di nomi), ossia secondo l’ordine di lista stabilito dai partiti.
Critiche alle liste bloccate
Secondo la Corte, l’elettore doveva essere messo in condizione di «conoscere e valutare» i candidati individualmente, anziché essere costretto a votarli tutti in blocco votando per una lista: di qui l’incostituzionalità delle norme che non consentivano di esprimere una preferenza per i candidati al fine di determinarne l’elezione. Così la Corte reintroduceva il voto di preferenza che era stato usato per l’ultima volta alla Camera nel 1992 e che al Senato non c’era mai stato.
Le liste bloccate erano uno degli aspetti più impopolari della legge elettorale del 2005 che, si diceva, privando l’elettore della facoltà di scelta, avrebbe prodotto un parlamento di nominati. Se di questo si può parlare, ma l’espressione è impropria (sempre di eletti si tratta), ciò derivava principalmente dalla possibilità prevista dalla legge di essere candidati anche in tutte le circoscrizioni: con liste bloccate e controllo delle opzioni di coloro che erano eletti in più circoscrizioni, i vertici dei partiti erano in grado di determinare, a posteriori, l’elezione di molti candidati preferendoli ad altri.
Nuova legge elettorale del 2015
Un anno e mezzo dopo quella sentenza il Parlamento varò una nuova legge elettorale (l. 6 maggio 2015, n. 52). Essa riguardava solo la Camera, e non anche il Senato, nella prospettiva di una riforma costituzionale del sistema bicamerale (poi approvata dal Parlamento ma bocciata dagli elettori nel 2016. Anche la l. 52/2015 era una legge elettorale a base proporzionale di tipo majority-assuring, tale cioè da assicurare a chi vince le elezioni una maggioranza assoluta in seggi. Diversamente da quella del 2005, non erano permesse coalizioni di liste: il premio sarebbe andato alla singola lista vincente.
Domande da interrogazione
- Qual è stata la principale motivazione della Corte Costituzionale per dichiarare incostituzionale la legge elettorale del 2005?
- Quali erano le conseguenze delle liste bloccate secondo le critiche alla legge elettorale del 2005?
- In che modo la nuova legge elettorale del 2015 differiva da quella del 2005?
La Corte ha ritenuto che l'elettore dovesse avere la possibilità di "conoscere e valutare" i candidati individualmente, piuttosto che essere costretto a votare per intere liste bloccate, il che ha portato alla reintroduzione del voto di preferenza (sentenza 1/2014).
Le liste bloccate erano impopolari poiché privavano l'elettore della facoltà di scelta, contribuendo a creare un parlamento di nominati, dove i vertici dei partiti potevano determinare l'elezione di candidati preferiti (testo).
La legge elettorale del 2015, a differenza di quella del 2005, non permetteva coalizioni di liste e garantiva un premio alla singola lista vincente, assicurando una maggioranza assoluta in seggi per chi vinceva le elezioni (l. 6 maggio 2015, n. 52).