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Concetti Chiave

  • I decreti non regolamentari sono sempre più utilizzati dal governo e previsti in vari atti legislativi per attuare disposizioni ulteriori.
  • Questi decreti possono contenere norme generali o atti amministrativi, a seconda del loro contenuto e della loro finalità.
  • La loro classificazione giuridica si basa sull'auto-qualificazione, rendendoli atti non amministrativi ma con una forma amministrativa.
  • Il governo ha adottato decreti ibridi per aggirare le restrizioni imposte dalla riforma costituzionale del 2001, che limita il potere regolamentare dello Stato.
  • La Corte costituzionale ha descritto questi decreti come atti con "indefinibile natura giuridica", evidenziando la loro complessità e ambiguità.

Evoluzione dei decreti non regolamentari

Negli ultimi anni è diventato sempre più frequente il ricorso ai cosiddetti decreti aventi natura non regolamentare. Sorti dapprima su iniziativa del governo, sono stati poi previsti in numerosi atti legislativi che rinviano ad essi per l’emanazione di ulteriori disposizioni attuative.
I decreti governativi possono contenere norme generali e astratte oppure atti di concreta amministrazione. Nel secondo caso ricevono il trattamento giuridico proprio degli atti amministrativi. Nel primo caso, invece, si inseriscono nel sistema delle fonti sulla base del loro contenuto materiale: atti con forza di legge se adottati in base agli artt. 76 e 77 della Costituzione; atti regolamentari se adottati in base all’art. 17 della legge 400/1988.

Natura giuridica dei decreti ibridi

Nel caso dei decreti «aventi natura non regolamentare», l’inserimento nel sistema delle fonti – o l’esclusione dallo stesso – non è determinato dal contenuto, ma dall’auto-qualificazione. Si tratta di atti certamente non amministrativi, non essendo volti alla cura di interessi concreti, che stabiliscono (come in genere i regolamenti) criteri, procedure, modalità di esercizio delle funzioni amministrative (sono volti cioè a regolare più che a provvedere). Essi, tuttavia, pretendono di non assumere natura regolamentare e di mantenere la forma amministrativa. La Corte costituzionale li ha chiamati «atti dalla indefinibile natura giuridica» (sent. 116/2006).

Motivazioni dietro l'uso dei decreti ibridi

Qual è il motivo di questo ibrido? Il governo ha cercato così di aggirare una norma (certo non felicissima) introdotta nel 2001 dalla riforma costituzionale del titolo V. In base al sesto comma dell’art. 117 Cost., lo Stato può emanare regolamenti solo nelle materie di legislazione esclusiva statale, mentre in quelle di legislazione concorrente fra Stato e regioni il potere regolamentare è di sola competenza regionale. Nella maggior parte dei casi tali decreti sono attribuiti al ministro dell’economia e delle finanze, proprio perché il coordinamento finanziario e tributario è, nel testo costituzionale del 2001, una materia concorrente.

Domande da interrogazione

  1. Qual è la differenza tra decreti non regolamentari e atti amministrativi?
  2. I decreti non regolamentari non sono atti amministrativi poiché non si occupano di interessi concreti, ma stabiliscono criteri e procedure per l'esercizio delle funzioni amministrative, mantenendo una forma amministrativa (come indicato nel testo).

  3. Perché il governo utilizza decreti aventi natura non regolamentare?
  4. Il governo ha adottato decreti ibridi per aggirare la norma introdotta dalla riforma costituzionale del 2001, che limita il potere regolamentare dello Stato nelle materie di legislazione concorrente, riservando tale potere alle regioni (come spiegato nel testo).

  5. Come vengono classificati i decreti non regolamentari nel sistema delle fonti?
  6. I decreti non regolamentari si inseriscono nel sistema delle fonti in base alla loro auto-qualificazione, non al contenuto, e sono considerati "atti dalla indefinibile natura giuridica" dalla Corte costituzionale (secondo quanto riportato nel testo).

Domande e risposte

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