Concetti Chiave
- L'interpretazione dei contratti può dar luogo a controversie, richiedendo criteri predeterminati per una corretta valutazione.
- I criteri di interpretazione soggettiva cercano di ricostruire la comune intenzione delle parti, come previsto dall'art. 1362 C.C.
- I criteri di interpretazione oggettiva si riferiscono alla buona fede contrattuale e ad elementi esterni all'intenzione dei contraenti.
- La giurisprudenza, in particolare la Cassazione, ha offerto diverse interpretazioni dell'art. 1362, alimentando il dibattito tra senso letterale e intento comune.
- Il criterio storico valuta il comportamento dei contraenti dopo la conclusione del contratto, fungendo da criterio sussidiario rispetto all'interpretazione logico-letterale.
Qual è l'interpretazione dei contratti?
Quando il contratto è redatto per iscritto, il senso delle parole in esso riportate può dare luogo a controversie in base all’interpretazione che se ne dà.
Da ciò scaturisce l’esigenza di fissare criteri predeterminati tramite cui interpretare il contratto. La legge disciplina due tipologie di criteri:
1) criteri di interpretazione soggettiva → si basano sulla ricerca della comune intenzione delle parti.
Tali criteri trovano fondamento nell’art. 1362 C.C.:
Art 1362 → nell’interpretare il contratto si deve indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti, senza mai limitarsi al senso letterale delle parole;
2) criteri di interpretazione oggettiva → si rifanno al concetto di buona fede contrattuale e ad altri elementi oggettivi non riconducibili all’intenzione dei contraenti.
Giurisprudenza e interpretazione
Le norme sull’interpretazione del contratto sono a loro volta soggette a interpretazione da parte della giurisprudenza: la Cassazione ha interpretato in vari modi l’art. 1362, inducendo i giuristi a chiedersi se bisogna dare primaria importanza al senso letterale delle parole ovvero alla comune intenzione delle parti.
Questione: come scoprire, al di là delle parole, la reale intenzione delle parti?
In primo luogo occorre valutare il comportamento complessivo dei contraenti, anche posteriore alla conclusione del contratto: è il c.d. criterio storico. Si tratta di un criterio sussidiario: il giudice non è tenuto a seguirlo quando è in grado di accertare e ricostruire la comune intenzione delle parti utilizzando il criterio interpretativo logico-letterale.
Domande da interrogazione
- Quali sono i criteri principali per l'interpretazione dei contratti?
- Come influisce la giurisprudenza sull'interpretazione dei contratti?
- Qual è il criterio storico nell'interpretazione dei contratti?
I criteri per l'interpretazione dei contratti sono due: i criteri di interpretazione soggettiva, che cercano la comune intenzione delle parti (art. 1362 C.C.), e i criteri di interpretazione oggettiva, che si basano sulla buona fede contrattuale e su elementi oggettivi.
La giurisprudenza, in particolare la Cassazione, ha interpretato l'art. 1362 in vari modi, portando a un dibattito su se dare priorità al senso letterale delle parole o alla comune intenzione delle parti.
Il criterio storico consiste nella valutazione del comportamento complessivo dei contraenti, anche dopo la conclusione del contratto, ed è considerato un criterio sussidiario rispetto all'interpretazione logico-letterale.