Concetti Chiave
- La Corte costituzionale ha richiamato consuetudini costituzionali in diverse sentenze, evidenziando la loro importanza nella giurisprudenza italiana.
- La sentenza 231/1975 ha confermato l'immunità delle sedi parlamentari come una regola storicamente consolidata, estendibile agli organi supremi dello Stato.
- La sentenza 134/1976 ha riconosciuto la grazia condizionata come un istituto tradizionale risalente allo Statuto Albertino.
- La sentenza 129/1981 ha riaffermato l'autonomia di organi come la Camera dei deputati e il Senato, escludendo la giurisdizione della Corte dei conti su di essi.
- La sentenza 262/2017 ha sottolineato l'autodichia delle Camere come una manifestazione dell'autonomia, basata su una tradizione interpretativa consolidata.
Riferimenti alle consuetudini costituzionali
La Corte costituzionale ha fatto riferimento a specifiche consuetudini costituzionali in cinque occasioni:
- nella sentenza 231/1975 ha constatato la presenza «per lunga tradizione» della regola dell’immunità delle sedi parlamentari, regola «valevole anche per gli altri supremi organi dello Stato»;
- nella sentenza 134/1976 ha individuato, fin dallo Statuto Albertino, l’affermarsi dell’istituto «tradizionale» della grazia condizionata;
- nella sentenza 129/1981 ha respinto la pretesa della Corte dei conti di sottoporre alla propria giurisdizione contabile i tesorieri della Camera dei deputati, del Senato e della presidenza della Repubblica, richiamandosi a un principio non scritto «rinsaldato da una lunga tradizione e radicato nell’autonomia spettante agli organi stessi»;
- nella sentenza 7/1996, a proposito della sfiducia parlamentare al singolo ministro, ha respinto il conflitto di attribuzione sollevato dal ministro sfiduciato, legittimando una prassi delle Camere consolidatasi attraverso comportamenti costanti e uniformi «nella forma di vere e proprie consuetudini costituzionali»;
- nella sentenza 262/2017 ha affermato che l’autodichia delle Camere, cioè la potestà di decidere attraverso organi interni le controversie instaurate dai propri dipendenti, costituisce, sulla base di «un’antica tradizione interpretativa», manifestazione dell’autonomia loro riconosciuta che ne giustifica la sottrazione alla giurisdizione comune.
Incompatibilità normativa con l'Ue
Nel 2009, la Corte di giustizia dell’Ue ha ritenuto l’incompatibilità fra la normativa italiana in materia di crisi di impresa e la normativa comunitaria.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato dell'immunità delle sedi parlamentari secondo la Corte costituzionale?
- Come si è evoluto l'istituto della grazia condizionata secondo la Corte?
- Qual è il principio che giustifica l'autodichia delle Camere?
La Corte costituzionale, nella sentenza 231/1975, ha riconosciuto la regola dell’immunità delle sedi parlamentari come una consuetudine costituzionale «per lunga tradizione», estendendola anche agli altri supremi organi dello Stato.
Nella sentenza 134/1976, la Corte ha individuato l'affermarsi dell'istituto «tradizionale» della grazia condizionata fin dallo Statuto Albertino, evidenziando la sua radicata presenza nel sistema giuridico italiano.
Nella sentenza 262/2017, la Corte ha affermato che l'autodichia delle Camere, ovvero la loro potestà di decidere controversie interne, è giustificata da «un’antica tradizione interpretativa» che ne riconosce l'autonomia e la sottrazione alla giurisdizione comune.