Concetti Chiave
- La Corte costituzionale ha influenzato la forma di governo italiana, riconoscendo alle Camere il potere di approvare mozioni di sfiducia individuale nei confronti dei ministri con la sentenza 7/1996.
- La sentenza 200/2006 ha ridefinito i rapporti tra il presidente della Repubblica e il ministro della giustizia, rafforzando i poteri del capo dello Stato a discapito del governo.
- La Corte ha implicitamente legittimato la questione di fiducia durante i procedimenti parlamentari, rafforzando il ruolo del governo nel Parlamento.
- Con la sentenza 360/1996, la Corte ha stabilito la non reiterabilità dei decreti legge, limitando il potere governativo di riapprovare decreti non convertiti.
- Le sentenze 171/2007 e 128/2008 hanno permesso alla Corte di sindacare le leggi di conversione di decreti legge, assicurando il rispetto dei requisiti costituzionali di necessità e urgenza.
Influenza della Corte costituzionale
Oltre ai tre titolari del potere, anche la Corte costituzionale, nell’esercizio delle sue competenze (specialmente in sede di conflitti fra poteri), ha influito sulla forma di governo italiana. Ricordiamo in particolare:
- la sentenza 7/1996 con la quale la Corte riconobbe alle Camere il potere di approvare una mozione di sfiducia individuale nei confronti di un ministro. La possibile incidenza di questo istituto sul principio di collegialità del governo è di tutta evidenza (anche se vi è chi sostiene che in questo modo, indirettamente, il presidente del Consiglio potrebbe recuperare quel potere di revoca dei ministri che finora non gli è stato riconosciuto;
- la sentenza 200/2006 in cui furono ridefiniti i rapporti fra presidente della Repubblica e ministro della giustizia in ordine all’esercizio del potere di grazia, rafforzando i poteri del capo dello Stato ed erodendo quelli del ministro e quindi del governo.
Inoltre, in un passaggio della sent. 7/1996, la Corte dette per scontato che fosse legittima la posizione della questione di fiducia nel corso di procedimenti parlamentari, rafforzando in questo caso il ruolo del governo in parlamento; ha invece evitato di pronunciarsi sulla prassi, pur definita «problematica» nella sent. 251/2014, dei maxi-emendamenti governativi su cui viene posta la questione di fiducia.
Decisioni sulla decretazione d'urgenza
Indiretta incidenza sugli equilibri fra parlamento e governo hanno altresì avuto alcune decisioni sulla decretazione d’urgenza, da decenni utilizzata come una sorta di iniziativa legislativa governativa rinforzata:
- la sentenza 360/1996 che sancì la non reiterabilità dei decreti legge, ponendo un argine al succedersi di decreti non convertiti in legge e riapprovati più volte dal governo;
- le sentenze 171/2007 e 128/2008 con cui la Corte si è assunta il compito di sindacare le leggi di conversione di decreti legge che non avessero rispettato i requisiti costituzionali di necessità e urgenza;
- le sentenze 22/2012, 32/2014 e 154/2015 con le quali sono stati dichiarati incostituzionali emendamenti inseriti dalle Camere in sede di conversione che avevano alterato l’omogeneità di fondo del decreto legge originario.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza della sentenza 7/1996 della Corte costituzionale riguardo alla mozione di sfiducia individuale?
- Come ha influito la Corte costituzionale sui rapporti tra il presidente della Repubblica e il ministro della giustizia?
- Quali sono le conseguenze delle decisioni della Corte sulla decretazione d'urgenza?
La sentenza 7/1996 ha riconosciuto alle Camere il potere di approvare una mozione di sfiducia individuale nei confronti di un ministro, influenzando il principio di collegialità del governo e potenzialmente rafforzando il potere del presidente del Consiglio (testo).
La sentenza 200/2006 ha ridefinito i rapporti tra il presidente della Repubblica e il ministro della giustizia, rafforzando i poteri del capo dello Stato e riducendo quelli del ministro e del governo (testo).
Le decisioni della Corte, come la sentenza 360/1996, hanno limitato la reiterabilità dei decreti legge e hanno imposto il rispetto dei requisiti di necessità e urgenza, influenzando gli equilibri tra parlamento e governo (testo).