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Il nazismo nei film "La rosa bianca", "Operazione Valchiria" e "La Caduta - Gli Ultimi Giorni di Hitler"

Il nazismo è stato sicuramente nella storia il più atroce dei totalitarismi, sia per le mire espansionistiche del dittatore, sia per il trattamento razzista riservato agli ebrei. Hitler, chiamato dai tedeschi il “Führer”, esigeva un enorme rispetto e fedeltà. Nessuno poteva insorgere o esprimere opinioni politiche contrarie a quelle del Führer, pena la reclusione o addirittura la morte. Questo viene dimostrato, oltre che dalle fonti storiche, anche nei due film “Operazione Valchiria” e “La rosa bianca” dove i protagonisti, nel primo film in modo violento e nel secondo attraverso azioni propagandistiche, muoiono pur di contrastare la condanna a morte dell’Europa, da parte di Hitler. Il Führer esaltava la guerra, il razzismo, la spietatezza, il disprezzo della vita e il culto della morte. Questo, invece, viene evidenziato nel film “La Caduta – Gli Ultimi Giorni di Hitler” dove viene mostrata la disperazione della popolazione e l'incapacità di vederla da parte di Hitler che, pur di non morire per mano nemica, preferisce togliersi la vita con un potente veleno; nel contempo non prova pietà o interesse per il suo popolo ormai ridotto allo stremo.
Ne “La Rosa Bianca” si narra di due fratelli, Sophie e Hans Scholl, membri dell’omonima organizzazione antinazista, che cercarono di cambiare l’opinione pubblica dei tedeschi nei confronti di Hitler, spargendo di nascosto volantini con frasi contro il Führer e il regime totalitario. Nel film si mostra la distribuzione dei volantini nell’università di Monaco da parte dei due fratelli; essi furono scoperti, interrogati e processati. I due fratelli erano d’accordo di esporre gli stessi eventi come giustificazioni, ma le prove erano schiaccianti. Sophie e Hans vennero processati dal tribunale nazista e ghigliottinati in un tempo brevissimo. Mi ha colpito molto la freddezza, l’organizzazione e la determinazione dei due fratelli, ma anche la loro impotenza nei confronti dei nazisti. Essi, infatti, li condannarono a morte anche se il loro movimento era non-violento. All’epoca bastava esporre le proprie opinioni politiche contro il Führer per essere accusati di alto tradimento ed essere condannati a morte. Mi ha colpito molto l’atteggiamento dell’avvocato d’ufficio di Sophie che, anziché aiutare l’imputata, si è arrabbiato con lei e durante la sentenza in tribunale e non ha “aperto bocca” per tentare di ridurle la pena. Inoltre mi ha colpito che i due fratelli, in tribunale, non hanno cercato di negare le loro azioni, bensì di motivarle, denunciando ulteriormente i crimini commessi dal Führer al fine di risvegliare le coscienze dei presenti. Infatti la loro morte non fu inutile: milioni di volantini furono lanciati dagli aerei alleati sulla Germania alla fine del 1943. Recavano scritto: “Un volantino tedesco – Il Manifesto degli studenti di Monaco”.
Nel film “Operazione Valchiria” si narra invece di un’organizzazione che voleva porre fine al nazismo in modo “violento”, ossia assassinando il Führer. L’Operazione Valchiria era in realtà un piano per reprimere ogni sorta d’iniziative militari contro il nazismo e per conservare il regime anche in caso di morte del Führer. Essa prevedeva la mobilitazione delle SS che in tal caso avrebbero bloccato l’insurrezione degli antinazisti, in sei ore. Claus Von Strauffenberg era un colonnello della Wehrmacht appena tornato dal fronte in Africa, lì aveva perso un occhio, la mano destra e due dita della sinistra. Ciò gli aveva fatto capire che le promesse del Führer erano illusorie e che aveva ridotto la Germania in una polveriera. Fra gli ufficiali c’era una ripugnanza profonda verso i crimini dei nazisti come l’omicidio dei civili, le torture e l’esecuzione in massa degli ebrei. Stauffenberg riteneva che Hitler, oltre che del mondo, fosse un acerrimo nemico anche della Germania e quindi sentiva come proprio dovere dare una svolta radicale per salvare il suo Paese. Fu quindi messo a capo di una missione per uccidere Hitler e prendere il controllo della Germania in sole tre ore. Fu incaricato di cambiare gli ordini dell’Operazione, di uccidere il Führer con una bomba e incolpare le SS dell’omicidio, per poi dare inizio a Valchiria. Così fece, ma il Führer non morì e il piano non ebbe l’esito previsto. Il colonnello, che aveva visto l’esplosione della bomba, diffuse la notizia della morte del Führer ma non riuscì a dare inizio a Valchiria. Però Strauffenberg e altri suoi collaboratori furono scoperti, impiccati o fucilati. La loro morte non fu inutile, perché altri gruppi tentarono più tardi missioni simili . La scena che più mi ha colpito è quella finale, quando Strauffenberg disse a Olbricht di guardare negli occhi i militari che lo avrebbero ucciso, essi non lo avrebbero mai dimenticato. Così, infatti, intendeva accettare il sacrificio della propria vita, suscitando nei militari una nuova coscienza. Significativa è stata anche la frase che Stauffenberg ha gridato prima di essere fucilato, “Lunga vita all’assente Germania!”, che prevedeva la nascita di una vera Germania, dato che quella di Hitler era solo illusoria e nemica dei tedeschi.
Nel film “La Caduta – Gli Ultimi Giorni di Hitler” si assiste agli ultimi giorni di vita del Führer, quando Berlino viene assediata dai russi. Adolf Hitler si era rifugiato con gli altri capi del regime nazista nel bunker sotto la Cancelleria. Nel film si nota la preoccupazione dei militari e l’arroganza di Hitler che rifiuta ogni idea di trattativa con il nemico. Hitler non dimostra alcuna pietà neanche per il popolo tedesco che considera debole e che quindi deve soccombere secondo la selezione naturale. Ormai a guerra perduta, Hitler mandò a morire in battaglia anche ragazzi, bambini e anziani, e ordinò di radere al suolo la città di Berlino per impedire ai russi di sfruttare le ricchezze dei tedeschi. In mezzo a tanto orrore e disperazione, si vede un filo di speranza nel medico che decise di rimanere a Berlino, proprio per aiutare gli innumerevoli feriti della carneficina. Infine, quando tutto era ormai perduto, Hitler si tolglie la vita nel bunker con il veleno, insieme alla sua compagna Eva Braun. Mi ha colpito come tutti, nonostante l’arroganza del Führer, gli rimasero fedeli anche dopo la sua morte, eseguendo l’ordine di bruciare il suo corpo. La scena che più mi ha impressionato è quando Magda (la moglie di Goebbels), arrivata a Berlino con i suoi cinque figli, decise di ucciderli con il veleno ritenendo che non avrebbero potuto avere un futuro senza il nazionalsocialismo. Dopo averli uccisi si sente sollevata, credendo di aver dato loro la liberazione; più tardi morirà anche lei suicida. Le fiale di veleno erano state donate da Hitler che, solo in quel momento aveva pensato agli altri, ma regalando loro niente di meno che la morte. Solo chi ha mantenuto viva la speranza è riuscito a salvarsi, come la dattilografa Traudl Junge, che però ha conservato dentro di sé un doloroso rimorso di coscienza per non essersi accorta dei crimini che stavano compiendo le SS e Hitler.
La visione di questi tre film è stata molto interessante perché, essendo film molto realistici, hanno esposto la panoramica della vita ai tempi del nazismo meglio di quanto si possa apprendere dai libri. Le scene, a volte anche molto crude, riescono a penetrare nella mente dello spettatore che inevitabilmente partecipa al dolore dei protagonisti e allo strazio degli orrori di quel tempo, mantenendo viva la memoria e quindi la propria coscienza nei confronti dei totalitarismi e delle guerre.

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