Concetti Chiave

  • Il riferito del dolore da parte dei pazienti deve essere rispettato, poiché il 50% delle valutazioni può subire manipolazioni, causando trattamenti inadeguati.
  • Il dolore cronico può compromettere la qualità della vita, influenzando negativamente il benessere psicologico e sociale del soggetto e della sua famiglia.
  • La comunicazione del dolore avviene attraverso diversi comportamenti; non tutti gli esseri viventi riescono a esprimere il dolore verbalmente, ma ciò non significa che non lo provino.
  • La definizione di dolore è stata aggiornata per includere esperienze sensoriali ed emotive spiacevoli, anche in assenza di danno organico, come nei casi di fibromialgia e dolore pelvico cronico.
  • Le esperienze personali di dolore non possono essere replicate, rendendo difficile per i medici comprendere completamente l'intensità della sofferenza dei pazienti.

Indice

  1. Riferito del dolore e manipolazioni
  2. Impatto del dolore cronico
  3. Comunicazione del dolore negli esseri viventi
  4. Qual è la definizione e percezione del dolore?
  5. Esperienze personali di dolore

Riferito del dolore e manipolazioni

Il riferito di una persona sull'esperienza dolorosa dovrebbe essere sempre rispettato. Il 50% delle valutazioni del dolore sono probabilmente manipolazioni degli operatori sanitari. Ad esempio, un paziente riferisce un dolore come 7 ma viene riportato come 4 o 10. Queste evenienze possono però provocare undertreatment oppure overtreatment, quindi devono essere assolutamente evitate.

Impatto del dolore cronico

Sebbene il dolore di solito svolga un ruolo adattivo, può avere effetti negativi sulla funzione e sul benessere sociale e psicologico. Il dolore cronico ha un impatto importante sulla qualità della vita del soggetto e della famiglia, che spesso deve prestare aiuto, e può causare difetti psicologici e comportamentali.

Comunicazione del dolore negli esseri viventi

La descrizione verbale è solo uno dei tanti comportamenti per esprimere il dolore, l'incapacità di comunicare non nega la possibilità che un “human or not human animal” provi dolore:

    - Human: alcuni individui possono non essere capaci di esprimere il proprio dolore, ad esempio i bambini hanno poca capacità di esprimere il dolore, così come persone con danni neurologici;

    - Not human (esperienza animale): per quanto riguarda l’esperienza di dolore negli animali, è possibile solo individuare la presenza della nocicezione piuttosto che “dolore”, il quale è tipicamente umano perché accompagnato da aspetti comportamentali come ansia, paura, e altro.

    Questi aspetti sono importanti perché spiegano come mai alcune terapie sperimentali su animali risultano essere efficaci a differenza dell’uomo, in cui risultano privi di successo. Recentemente la cannabis ha dimostrato effetti positivi sull’animale (ad esempio per il trattamento del dolore neuropatico), ma non sull’uomo.

Qual è la definizione e percezione del dolore?

Per il professore questa definizione è di tipo prettamente organicistico, anche perché le organizzazioni citate sono originarie degli Stati Uniti, dove si mette molto l’accento sull’aspetto lesionale della patologia. A seguito della definizione troppo organicistica, e del fatto che non sempre è rilevabile un danno organico in soggetti che lamentano dolore, la definizione è stata aggiornata a: “ un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata o simile a quella associata a un danno tissutale effettivo o potenziale”. Nella definizione vengono quindi inseriti anche i dolori definiti come idiopatici, disfunzionali e psicogeni, alcuni esempi sono riscontrabili nella fibromialgia, alcune forme di cefalea, dolori viscerali idiopatici, sindrome della vescica dolorosa, dolore pelvico cronico e tutte condizioni prive di una causa organica individuabile.

Esperienze personali di dolore

Il professore riferisce di un episodio in cui è stato rimproverato ad un signore con una colica renale di non riuscire a sopportare il dolore, frase che non dovrebbe essere pronunciata dato che sottovaluta il dolore del paziente.

Racconta anche di un’altra signora con una nevralgia trigeminale che gli ha detto: “Dottore, non può capire che dolore ho”, chiaramente, il dolore non può essere replicato, si può solo immaginare.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza del riferito del dolore da parte del paziente?
  2. Il riferito del dolore da parte di una persona deve essere sempre rispettato, poiché il 50% delle valutazioni del dolore possono essere manipolate dagli operatori sanitari, portando a trattamenti inadeguati (undertreatment o overtreatment).

  3. Qual è l'impatto del dolore cronico sulla vita delle persone?
  4. Il dolore cronico ha un impatto significativo sulla qualità della vita, influenzando negativamente il benessere sociale e psicologico del soggetto e della sua famiglia, e può causare difetti psicologici e comportamentali.

  5. Come si comunica il dolore negli esseri viventi?
  6. La comunicazione del dolore avviene attraverso vari comportamenti, non solo verbali. Anche se alcuni individui, come i bambini o le persone con danni neurologici, possono avere difficoltà a esprimere il dolore, ciò non implica che non lo provino. Negli animali, si può solo identificare la nocicezione, non il dolore come esperienza complessa.

  7. Come è stata aggiornata la definizione di dolore?
  8. La definizione di dolore è stata aggiornata per includere un'esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole, associata a un danno tissutale effettivo o potenziale, riconoscendo anche dolori idiopatici, disfunzionali e psicogeni, come quelli riscontrabili nella fibromialgia e in altre condizioni senza causa organica identificabile.

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