Concetti Chiave

  • L'approccio standardizzato ABCDE guida la gestione delle lesioni nei pazienti traumatici, trattando le emergenze in ordine di urgenza e identificando le condizioni critiche.
  • In pazienti critici, non è sempre necessario raggiungere valori pressori normali; per traumi penetranti, si mira a una pressione sistolica non superiore a 70 mmHg.
  • La stabilità del paziente viene valutata monitorando la pressione arteriosa e l'esigenza di infusioni continue di liquidi o sangue; in caso di instabilità, si cerca il focolaio emorragico con eco EFAST.
  • Le tecniche di controllo emorragico come il tourniquet, il packing pelvico e il REBOA sono fondamentali per gestire emorragie potenzialmente letali in situazioni di emergenza.
  • La diagnosi tempestiva attraverso ecografia o radiografie è cruciale per identificare rapidamente le fonti di emorragia e indirizzare il trattamento appropriato.

Indice

  1. Approccio iniziale al paziente
  2. Gestione della pressione arteriosa
  3. Valutazione della stabilità del paziente
  4. Tecniche di controllo emorragico

Approccio iniziale al paziente

Una volta giunto il paziente si utilizza questo approccio standardizzato per trattare le lesioni in ordine di urgenza, si cercano condizioni precise che potrebbero portare all’exitus del paziete.

A: emorragie massive, pervietà vie aeree, protezione rachide cervicale;

B: respiro identificazione problemi di ossigenazione e Pnx iperteso/aperto;

C: (circolo) presenza stato di shock (ipoperfusione), gestione liquidi, identificazione e pianificazione trattamento fonti emorragiche (fast), infusioni, Shock index (Fr/Sys), target pressori;

D (disability) bilancio neurologico (gcs, Nb:segni di lato problema centrale);

E: valutazione capo-piedi, anamnesi, eventi, controllo termico, esami diagnostici, procedure/destinazione.

Gestione della pressione arteriosa

In un paziente critico non importa raggiungere valori pressori normali, anzi sarebbe controproducente, l’emorragia si potrebbe esacerbare. Gli obiettivi nel trauma penetrante sono quindi una pressione sistolica non maggiore a 70 mmHg, nel trauma chiuso max 90 mmHg se non vi è trauma cranico, qualora ci sia quest’ultimo l’obiettivo sarà di max 110 mmHg per permettere perfusione encefalo. Una volta bloccato il sanguinamento e stabilizzato il paziente si può riportare la pressione a valori normali.

Valutazione della stabilità del paziente

Il primo compito del trauma team è quindi valutare se il paziente è stabile o instabile (paziente che non mantiene 90 mmHg Pao Sys dopo primo bolo di cristallodi o che necessita di continua infusione liquidi, sangue o inotropi).
Nel paziente instabile è quindi fondamentale cercare il focolaio emorragico con eco Efast (si ricerca la presenza di liquido in torace e addome). Un’altra diagnostica che può essere utilizzata in emergenza è una Rx del bacino e torace, la cui esecuzione richiede solo pochi minuti. L’utilità di quella toracica è messa in discussione da alcuni preferendo l’ecografia polmonare.

Tecniche di controllo emorragico

Turniquet: si tratta di una sorta di “cavatappi” che si chiude con un laccio per bloccare l’emorragia arteriosa e venosa a rischio di vita. È nato come sistema di automedicazione militare (fascia con bastoncino che si stringe fino a bloccare il sanguinamento).

Packing pelvico: di fronte alla frattura del bacino open book si pone una cintura pelvica, se questa non funziona c’è la possibilità di fare una piccola incisione sottombelicale nello spazio tra i muscoli e il peritoneo (spazio di Redius), si infilano 3 garze laparotomiche da una parte e 3 dall’altra andando a bloccare le emorragie delle sacroiliache in 5min.

Reboa: Con l'acronimo Reboa (resuscitative endovascular balloon occlusion of the aorta) si intende una procedura che prevede il posizionamento di un palloncino endovascolare nell per controllare il aumentare il e mantenere temporaneamente una adeguata in caso di traumatico, esso rappresenta una

procedura ponte, può essere mantenuto al massimo 30 minuti, per impedire che il paziente muoia e portarlo in sala operatoria.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'approccio standardizzato per il trattamento delle lesioni in un paziente critico?
  2. L'approccio standardizzato prevede di trattare le lesioni in ordine di urgenza, valutando condizioni come emorragie massive, pervietà delle vie aeree e protezione del rachide cervicale, seguite da problemi respiratori, circolatori e neurologici, fino alla valutazione generale del paziente (A-E).

  3. Quali sono gli obiettivi della gestione della pressione arteriosa in un paziente con trauma?
  4. Negli interventi su pazienti critici, l'obiettivo non è raggiungere valori pressori normali, ma mantenere una pressione sistolica non superiore a 70 mmHg nel trauma penetrante e 90 mmHg nel trauma chiuso, per evitare l'esacerbazione dell'emorragia.

  5. Come si valuta la stabilità di un paziente critico?
  6. La stabilità del paziente viene valutata dal trauma team, cercando di determinare se il paziente mantiene una pressione arteriosa sistolica di 90 mmHg dopo il primo bolo di cristalloidi; un paziente instabile richiede ulteriori indagini per identificare il focolaio emorragico.

  7. Quali tecniche di controllo emorragico possono essere utilizzate in situazioni di emergenza?
  8. Tra le tecniche di controllo emorragico ci sono il turniquet, il packing pelvico e la procedura Reboa, che consentono di bloccare l'emorragia arteriosa e venosa, stabilizzare il paziente e prepararlo per un intervento chirurgico.

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